Cavallo - Focalone - Acquaviva

MONTE CAVALLO (m 2172)

MONTE FOCALONE (m 2694)

MONTE ACQUAVIVA (m 2737)

L’itinerario che vi raccontiamo fu il nostro battesimo nel Gruppo della Majella e possiamo dire che il ricordo di questa escursione ci emoziona ancora. Giungemmo su queste pendici convinti di non trovare nulla più di quanto avessimo già incontrato nel massiccio del Gran Sasso d’Italia. Troppo spesso Majella e Gran Sasso sono accostati in quanto relativamente vicini in linea d’aria oltre ad essere i due più alti massicci dell’Italia peninsulare. Di conseguenza sono in troppi a credere che vi siano forti somiglianze fra le due catene per quanto riguarda la tipologia di montagna. E invece ci siamo dovuti ricredere. Non chiedeteci di scegliere tra i due gruppi il più bello: non vogliamo decidere; sono entrambe aree selvagge e remote, luoghi dove poter vivere la montagna, quella per noi vera. Eppure la diversità fra i due massicci è evidente. Il Gran Sasso assume sembianze dolomitiche, specie nella sua vetta più elevata, il Corno Grande, oltre a formare un binomio inseparabile con l’altopiano di Campo Imperatore che si estende ai suoi piedi. In Majella la dimensione è invece diversa. Gli spazi sono immensi, non mancano le zone aspre ed isolate senza parlare dei profondissimi valloni che si insinuano al suo interno scavando la montagna per centinaia se non migliaia di metri di dislivello. Nella fascia sommitale ecco che si aprono agli occhi una serie di pianori modellati nel quaternario dalle glaciazioni ad attribuire un aspetto quasi lunare alle vette, infondendo la sensazione di trovarsi in uno dei luoghi più dispersi ed inospitali della penisola. Sono sensazioni forti, così come intensa è la sensazione di isolamento che si prova vagando nei lunghi e desolati sentieri che ne solcano le pendici. L’istituzione del Parco Nazionale della Majella ha giustamente protetto un’area davvero straordinaria per le sue peculiarità. Tuttora sono poche le vie di comunicazione che permettono di penetrare all’interno del parco con l’unica eccezione della carrozzabile per la Majelletta. Le vie di salita a piedi sono sempre molto lunghe e faticose, i punti d’appoggio ridottissimi, rendendo la Majella una montagna selettiva, mai banale, dove l’improvvisazione non è ammessa.

L’escursione che andiamo a descrivervi è di grandiosa e struggente bellezza e vi permetterà di raggiungere la più abbordabile delle alte vette del gruppo, ovvero il Monte Focalone (sono pur sempre 3 ore di ascesa!). Chi se la sentirà di proseguire per altri 40 minuti si toglierà la soddisfazione di guadagnare la vetta del Monte Acquaviva, la seconda cima più alta del massiccio, di poco inferiore al Monte Amaro. Massima attenzione alle previsioni meteorologiche: la zona è ventosissima, spesso colpita dai temporali pomeridiani e soprattutto interessata in estate dalle nebbie derivanti dalla condensazione dell’aria calda che ascende dal vicino Mar Adriatico e dal fondovalle. Soprattutto nel pomeriggio la visibilità può divenire molto scarsa ragion per cui è bene mettersi in cammino alla mattina presto. La neve tende ad abbandonare il campo dalla metà di giugno rendendo possibile l’ascensione sino ad inizio autunno. In coda alla descrizione trovate infine un’ampia sezione dedicata alla flora, grazie ad una ricchezza di specie molto rare o endemiche da lasciare stupiti. La “montagna madre”, come viene spesso definita la Majella, resterà dentro di voi e proverete il desiderio di ritornarvi più volte per riviverne i silenzi e l’immensità.

L’escursione in breve:

Rifugio B. Pomilio (m 1892) – Blockhaus (m 2075) – Monte Cavallo (m 2172) – Selletta Acquaviva (m 2080) – Fonte Acqua Gelata (m 2375) – Bivacco Fusco (m 2455) – Monte Focalone (m 2694) – selletta senza nome (m 2666) – Monte Acquaviva (m 2737)

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Pomilio (m 1892): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale sino al Monte Focalone quindi assente ma con tracce evidenti con buona visibilità. Dislivello assoluto: m 845. Dislivello realmente coperto intorno ai 1000 metri. Acqua sul percorso: alla Selletta Acquaviva e alla Fonte Acqua Gelata.

Accesso alla partenza:

Utilizzando l’autostrada A25 l’uscita migliore è quella di Alanno – Scala. Passati sulla SS 5 si procede per un breve tratto verso Scafa quindi, senza raggiungere il paese, si volge a sinistra raggiungendo in 7 km il borgo di Lettomanoppello. Superato il borgo la SP 65 prosegue divenendo ancora più ripida per guadagnare, in altri 11,5 km,il Passo Lanciano (m 1306). In coincidenza del valico ignoriamo la SS 614 che calerebbe verso Pretoro. Volgiamo invece a destra sulla bella strada asfaltata che risale sino al Rifugio Pomilio (m 1892), nei pressi della Maielletta. Possiamo parcheggiare in prossimità della struttura in quanto il proseguo della strada è proibito alle automobili a seguito dell’istituzione del Parco Nazionale della Majella.

Descrizione del percorso:

Il cammino si articola inizialmente lungo la prosecuzione della strada chiusa al traffico. Un tempo si poteva proseguire in automobile sino alla località Blockhaus. L’istituzione del Parco Nazionale della Majella ha portato alla chiusura del tratto successivo al Rifugio Pomilio complicando non poco il raggiungimento delle cime più alte della catena. Ad ogni modo questo primo tratto su asfalto aggira le deturpanti antenne poste sulla cima della Maielletta. A sinistra del piano stradale troviamo un terrazzo prativo con panchine che permette un’imponente visione della parte centrale del gruppo con in evidenza i monti Focalone e Acquaviva. Alle spalle, con buona visibilità, si osserva il litorale adriatico. La strada si riporta sull’ampio crinale permettendo la vista, sulla destra, dei dolci pendii prativi che caratterizzano il versante settentrionale della Maielletta. Compare di fronte a noi la sommità del Blochkaus, inconfondibile in quanto rivestita dal pino mugo fin sulla sommità. Si tratta per altro della mugheta più vasta dell’intera catena appenninica. In breve la strada raggiunge il suo termine proprio alla base della piramide di vetta del Blockhaus (m 2068 – ore 0,30 dalla partenza). Questo era il punto dove si poteva arrivare in auto prima dell’istituzione del parco. Curioso il toponimo della cima che trae origine da un piccolo fortino che fu costruito in zona nel 1863 per combattere i briganti. Una volta costruito fu chiamato “Blockhaus” in ricordo della dominazione asburgica in Abruzzo.

Dopo una breve sosta per ammirare il panorama circostante, possiamo intraprendere, a seguito della frazione stradale, l’escursione vera e propria intesa come sentiero di montagna. I cartelli indicano la bellissima traccia, scavata nel manto erboso, che si sviluppa a destra della cima del Blockhaus. Le pendenze sono contenute: dapprima perdiamo un po’ di quota tra i prati quindi risaliamo debolmente con il sentiero che penetra, sempre ben marcato, all’interno della fittissima mugheta. Da notare l’ampiezza della vista verso settentrione; gli spazi immensi sono in effetti una caratteristica peculiare dei percorsi nell’ambito della Majella. Aggirato il Blockhaus procediamo quasi in piano con, di fronte a noi, le grandiose cime del Focalone e dell’Acquaviva. In breve siamo di nuovo sul crinaletto (cartelli) quindi cambiamo versante camminando pochi metri alla sua sinistra. E’ interessante notare come, in questa lunga frazione, non si perde e non si guadagna quota, come evidente guardando alle spalle le antenne ormai lontane poste alla partenza. Nel proseguo ignoriamo il segnavia G2 che si separa a sinistra con indicazione per Pennapiedimonte. Restiamo sul sentiero che si sviluppa a pochi metri dal crinale andando a sfiorare la sommità del Monte Cavallo (m 2172 – ore 1 dalla partenza). Chi lo desidera può, con una breve digressione, salire in cima raggiungendo il punto più alto in qualche minuto, senza percorso obbligato. A sinistra osserviamo il profondissimo Vallone delle Tre Grotte, inciso tra alte e strapiombanti pareti. Proseguendo lungo il percorso segnato si perde lievemente quota con il sentiero che cala nel fitto intrico di arbusti di pino mugo. La discesa si arresta in coincidenza della Selletta Acquaviva dove incontriamo una bella fonte assai utile per approvvigionarsi d’acqua (m 2080 – ore 1,30 dalla partenza).

Ignoriamo la deviazione a sinistra, per altro ben indicata dai cartelli, che permetterebbe, con il segnavia G7, di raggiungere la Cima delle Murelle. Manteniamo il tracciato principale, contrassegnato dalla lettera “P”. Occorre rilevare come, dopo un’ora e mezza di cammino, abbiamo coperto uno sviluppo di parecchi km ma abbiamo guadagnato pochissima quota. La salita vera e propria ha inizio adesso, d’altra parte la parete rocciosa del Monte Focalone è incombente sulla verticale della sella. Colpisce in particolare il grande paretone che ricade a destra della sommità.

Andiamo ad intraprendere l’ascensione attraversando dapprima gli ultimi lembi di mugheta. Il paesaggio si allarga ulteriormente verso settentrione raggiungendo, nei giorni limpidi, il Gran Sasso d’Italia mentre ad oriente possiamo osservare un ampio tratto della costa abruzzese. La pineta comincia a divenire meno densa e si accostano alcune paretine calcaree. Andiamo ora a descrivere, in pendenza costante, una lunga diagonale verso sinistra che porta in breve a superare il limite dell’alberatura. E’ una frazione comunque facile e ben tracciata. Qualche problema in più potrebbe aversi a stagione troppo anticipata quando in questo tratto resta un nevaio assai ripido ed esposto a sinistra. In estate si procede tra sfasciumi senza incontrare, con fondo asciutto, alcuna difficoltà. Incontriamo, a destra del sentiero, un caratteristico costone roccioso e subito oltre la Fonte Acqua Gelata (m 2375), l’ultima sorgente utile per un eventuale approvvigionamento. Proseguendo l’ambiente assume caratteristiche d’alta montagna. Il fondo è sassoso con pochi lembi prativi a resistere ai forti venti e alle intemperie che spesso flagellano la zona. Ancora uno sforzo e raggiungiamo il culmine del costone soprastante affacciandoci sul grandioso anfiteatro delle Murelle. I cartelli indicano, sulla sinistra, il Bivacco Fusco, sempre aperto e raggiungibile in qualche minuto (cartello indicatore) con una veloce digressione (m 2455 – ore 0,40 dalla Selletta Acquaviva – ore 2,10 dalla partenza).

La nostra escursione procede invece sulla destra con i cartelli che indicano la cima del Focalone a mezz’ora di marcia. Rimontiamo il pendio con fondo in prevalenza sassoso; nei pochi lembi erbosi si osserva una straordinaria flora d’alta montagna alla quale faremo riferimento a seguito della descrizione. Notevole lo scorcio sul brullo Monte Acquaviva mentre alla nostra sinistra spicca la Cima delle Murelle a sovrastare la grandiosa conca che si apre tra noi e la vetta. Nel proseguo compare, alle nostre spalle, il Bivacco Fusco mentre di fronte a noi si impenna il lungo crinale che conduce al Monte Focalone. Superato uno sbalzo più ripido guadagniamo un pianetto con una sorta di piccola costruzione in pietra in stato d’abbandono. Segue l’ultima frazione di salita con la traccia che ricalca in pratica il filo del crinale. Il paesaggio è di commovente bellezza e straordinaria vastità. Alle spalle notiamo le antenne poste sulla Majelletta dove la nostra avventura ha avuto inizio e non possiamo che meravigliarci per la grande distanza coperta finora. Lo sguardo corre ancora più distante raggiungendo il lontano litorale adriatico. Alla nostra destra osserviamo il Monte Rotondo e la Cima Pomilio, altre importanti vette in seno alla Majella. Compare infine, alle loro spalle, l’ampia piramide del Monte Amaro, la cima più alta dell’intero gruppo. Tra pietrisco mobile, con la guida di alcuni ometti in pietra, siamo infine sulla vetta del Monte Focalone (m 2694 – ore 0,30 dal Bivacco Fusco – ore 2,40 dalla partenza).

Non possiamo fare altro che apprezzare come la parte sommitale del massiccio sia caratterizzata da grandi altopiani detritici, battuti da un vento quasi incessante e con le cime poco rilevate e marcate. Chi avrà ancora energia potrà prendere in considerazione un interessante prosecuzione della camminata. Se il Monte Amaro è assai lontano, è tuttavia possibile guadagnare almeno la seconda più alta cima del circondario, ovvero il Monte Acquaviva. Osserviamo, alla nostra sinistra, le desolate pendici dall’aspetto quasi lunare che permettono di conquistarne la sommità. La vetta appare preceduta da una tondeggiante anticima posta a mezza via e leggermente defilata più a destra. Riprendiamo pertanto il cammino restando in prossimità del salto che precipita verso oriente sino a toccare una modesta selletta priva di toponimo (m 2666). Ancora una volta gli amanti della flora rimarranno estasiati dalla presenza di autentiche rarità quali l’Adonide curvata (Adonis distorta) e l’Alisso con foglie cuneate (Alyssum cuneifolium). Subito oltre la traccia, non sempre ben visibile ma intuitiva con buona visibilità, aggira l’anticima traversandone le pendici orientali. Problemi possono aversi con nebbia per l’estrema uniformità dell’ambiente. Tralasciamo la traccia che cala a sinistra in direzione della grande piramide della Cima delle Murelle quindi si procede, tra il pietrisco mobile, puntando verso la base della grande calotta del Monte Acquaviva. Si cammina a vista, pur in assenza di segnavia, ragion per cui è bene affrontare questa frazione unicamente con tempo stabile. Rimontiamo la cresta finale dell’Acquaviva con nuove sorprese. Sulla destra si apre la profondissima Valle delle Mandrelle che penetra profondamente nel cuore del gruppo. Ancora un ultimo sforzo tra pietraie instabile raggiungiamo infine il culmine del Monte Acquaviva sulla cui vetta troviamo i ruderi di un vecchio capanno semidistrutto (m 2737 – ore 0,40 dal Monte Focalone – ore 3,20 dalla partenza).

Si tratta di una posizione privilegiata per osservare la parte centrale del gruppo con particolare riferimento al Monte Amaro. Più a destra l’orizzonte è parzialmente coperto dall’anticima del Monte Acquaviva che nel ritorno possiamo decidere di salire. In questo caso, scesi alla sella sottostante l’Acquaviva, si abbandona la traccia ufficiale deviando a sinistra su terreno detritico libero che conduce in moderata pendenza sino alla sommità (m 2727). Il rientro alla partenza avviene a ritroso per un totale di almeno 6 ore e mezzo di cammino. Inutile ribadire, considerata la lunghezza del percorso, l’importanza di un buon allenamento e la necessità di mantenere un passo costante e non troppo veloce che consenta di conservare le energie.

Cenni sulla flora:

La biodiversità del massiccio della Majella è ben osservabile lungo l’itinerario appena descritto. La flora include un numero consistente di piante endemiche alcune delle quali molto rare. Gli amanti della botanica troveranno una concentrazione sorprendente di piante esclusive dell’Appennino Centrale. Segue una lista delle specie più appariscenti osservate in occasione della nostra salita avvenuta nel mese di giugno.

Piante endemiche:

1)     Viola della Majella (Viola magellensis). E’ un raro endemismo dell’Appennino Centrale che limita la sua presenza alle pietraie calcaree d’altitudine. Ne abbiamo osservati alcuni esemplari nella zona culminale del Monte Focalone. Può essere facilmente confusa con Viola eugeniae, anch’essa presente sulla Majella ma con un areale ben più vasto che comprende tutta l’Italia peninsulare.

2)     Erba storna appennina (Thlaspi stylosum); altro raro endemismo dell’Appennino Centrale presente nei pascoli e nelle pietraie d’altitudine.

3)     Viola di Eugenia (Viola eugeniae); endemica dell’Italia peninsulare dalla Romagna sino al Molise e alla Campania. E’ assai frequente lungo l’intero percorso, compresa la fascia sommitale.

4)     Vedovella appenninica (Globularia meridionalis); endemismo dell’Italia peninsulare, presente dalle Marche alla Calabria.

5)     Lingua di cane della Majella (Cynoglossum magellensis). Pianta endemica dell’Appennino Centrale e Meridionale presente dalla Marche alla Calabria.

6)     Sassifraga porosa (Saxifraga porophylla). E’ uno splendido endemismo delle rocce calcaree presente dai Monti Sibillini alla Calabria.

7)     Sassifraga d’Italia (Saxifraga italica). Rarissimo endemismo segnalato unicamente in alcuni gruppi montuosi dell’Abruzzo e delle Marche, per giunta poco appariscente per le sue dimensioni contenute. Una bella stazione è osservabile in prossimità della Fonte Acqua Gelata.

8)     Ranuncolo della Majella (Ranunculus magellensis); endemismo delle montagne più alte del Lazio, Abruzzo e Molise. E’ presente nei dintorni della Fonte Acqua Gelata.

9)     Caglio della Majella (Galium magellense), endemico dell’Appennino Centrale.

10)  Adonide curvata (Adonis distorta); uno degli endemismi più rari dell’Appennino Centrale caratterizzato da spettacolari fiori gialli che sembrano scaturire direttamente dal detrito d’altitudine. Diversi esemplari sono osservabili nella selletta compressa tra il Monte Focalone e il Monte Acquaviva.

11)  Genepì appenninico (Artemisia eriantha); raro endemismo concentrato essenzialmente sui Monti Sibillini, sul Gran Sasso d’Italia e sulla Majella con areale disgiunto sulle Alpi Marittime.

12)  Alisso rupestre (Phyllolepidum rupestre); raro endemismo dell’Appennino Abruzzese segnalato, oltre che sulla Majella, anche sul Morrone e nel Sirente. Abbiamo osservati pochissimi esemplari sulle rocce nella frazione compresa tra la Selletta Acquaviva e la Fonte Acqua Gelata.

13)  Veronica di Orsini (Veronica orsiniana), endemica dell’Italia peninsulare dalla Liguria e dall’Emilia Romagna sino alla Calabria. Ne abbiamo trovati alcuni esemplari tra il pino mugo nella zona di Monte Cavallo.

14) Pinguicola di Fiori (Pinguicula fiorii). E’ in assoluto una delle piante endemiche più rare non solo dell’Abruzzo ma bensì dell’intera penisola. Le uniche stazioni attualmente conosciute sono tutte nel massiccio della Majella e sono quasi sempre di difficile accesso. L’unica stazione posta lungo un sentiero relativamente comodo è quella che troverete tra la Fonte Acqua Gelata e il Bivacco Fusco dove le piante crescono su uno sperone roccioso dove l’acqua di condensazione notturna è abbondante. Si tratta della stazione posta, per questa specie, alla quota più elevata tra quelle finora scoperte. E’ inoltre una delle poche specie carnivore presenti in Italia; le sue foglie appiccicose sono infatti una trappola per gli insetti più piccoli che rimangono invischiati su di esse. La pianta produce poi enzimi atti a digerire le prede.

15) Ciombolino abruzzese (Cymbalaria pallida). Magnifico endemismo dei ghiaioni montani dell’Abruzzo, del Lazio e del Molise. Lungo il percorso descritto è osservabile in almeno due posizioni diverse. I primi esemplari sono presenti tra il Rifugio Pomilio e il Blockhaus al di sotto delle reti di protezione presenti a destra del piano stradale per assicurare le prospicienti paretine rocciose. Altri esemplari sono riscontrabili lungo il sentiero nella zona del Monte Cavallo, poco prima della deviazione per le cosiddette “Tavole dei briganti”.

16)  Nontiscordardimé di Grau (Myosotis graui). Endemico dell’Appennino Centro Meridionale è presente nei pascoli montani e su pendii rupestri. Parecchi esemplari sono osservabili presso la cima del Monte Focalone.

17)  Glasto di Allioni (Isatis allioni); splendido endemismo dei ghiaioni e delle pietraie dell’Appennino Centrale con un curioso areale disgiunto sulle Alpi Occidentali. Le belle fioriture gialle della pianta in questione colonizzano in particolar modo i detriti del tratto sommitale.

18)  Campanula graminifolia (Edraianthus graminifolius); endemismo dell’Appennino Centro Meridionale tipico dei pascoli sassosi aridi d’alta montagna.

19)  Cardo appenninico con spine dorate (Carduus chrysacanthus). Endemico dell’Appennino Centro Meridionale è presente con particolare frequenza tra il Rifugio Pomilio e il Blockhaus pur essendo presente anche alle quote superiori.

Specie rare con areale non endemico:

1)     Androsace appenninica (Androsace villosa); sebbene diffusa in diverse regioni resta ugualmente una pianta rara. Caratteristico è il suo aspetto a cuscinetto e la presenza, nei mesi di giugno – luglio, di moltissimi fiorellini con fauci di diverso colore sulla stessa pianta.

2)     Alisso con foglie cuneate (Alyssum cuneifolium). Sebbene non sia una specie endemica, in Italia è assai rara, segnalata solo in Abruzzo sulla Majella e sul Velino. Le piante colonizzano i brecciai d’altitudine e i fiori gialli, nonostante le dimensioni contenute, spiccano nel detrito calcareo di vetta. Lungo il percorso descritto si incontrano parecchi esemplari sin dalla Fonte Acqua Gelata e dal Bivacco Fusco. Si trovano altre splendide piantine nella fascia culminale,ad esempio sulle pendici sommitali del Monte Acquaviva e del Monte Focalone.

3)     Genziana appenninica (Gentiana dinarica), dagli splendidi fiori di colore blu intenso.

4)     Androsace vitaliana (Androsace vitaliana subsp. praetutiana); bellissima pianta a portamento strisciante caratterizzata da fiori di colore giallo intenso. Sulla Majella è presente nella sottospecie “praetutiana”, endemica dell’Appennino Centrale. Lungo il percorso descritto è osservabile nei dintorni del Bivacco Fusco e nel crinale che unisce il Monte Focalone al Monte Acquaviva.

5)     Sassifraga glabra (Saxifraga glabra). Specie molto rara che limita la sua presenza in Italia alle montagne più alte dell’Abruzzo del Molise e del Lazio dove colonizza i pendii calcarei a prolungato innevamento. Abbiamo osservato pochissimi esemplari in un anfratto poco a valle della Fonte Acqua Gelata.

Altre specie osservate:

1)     Genzianella (Gentiana verna)

2)     Sassifraga del Gran Sasso (Saxifraga exarata subsp. ampullacea)

3)     Sassifraga ascendente (Saxifraga adscendens)

4)     Sassifraga verde azzurro (Saxifraga caesia)

5)     Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

6)     Soldanella del calcare (Soldanella minima) presente presso la Fonte Acqua Gelata nella sottospecie “samnitica”.

7)     Piroletta soldanina (Moneses uniflora), presente nella fitta mugheta presso il Blockhaus.

8)     Draba gialla (Draba aizoides)

9)     Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

10)  Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

11)  Sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia subsp. speciosa)

12)  Arabetta alpina (Arabis alpina)

13)  Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

14)  Iberidella alpina (Hornungia alpina)

15)  Doronico di colonna (Doronicum columnae)

16)  Millefoglio dei macereti (Achillea barrelieri Ten. subsp.oxyloba)

17)  Borracina verde scura (Sedum atratum)

18)  Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina)

19)  Croco (Crocus vernus)

20)  Lino alpino (Linum alpinum)

21)  Primula orecchia d’orso (Primula auricula)

22)  Camedrio alpino (Dryas octopetala)

23)  Ranuncolo di Seguier (Ranunculus seguieri)

24)  Elleborina bianca (Cephalanthera longifolia)

25)  Salice retuso (Salix retusa)

26)  Senecione capitato a foglie intere (Tephroseris integrifolia subsp. capitata) presente nei prati presso la Selletta Acquaviva.

27)  Lino capitato (Linum capitatum subsp. serrulatum). Presente in Italia sulla catena appenninica, è una pianta presente in quota su fondi di natura calcarea; la fioritura presenta splendide corolle gialle.

28)   Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides)

29)  Dente di leone montano (Scorzoneroides montana). Specie osservata nella fascia culminale tra il Bivacco Fusco e la vetta del Monte Focalone.

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