Testone del Vajolon

TESTONE DEL VAJOLON (m 2643)

Inserito tra la slanciata cima della Roda di Vael e l’alpinistica struttura della Sforcella, il Testone del Vajolon è un belvedere a torto poco conosciuto in grado di offrire un ambiente dolomitico di grandiosa imponenza. E’ una montagna, come talvolta accade, con due facce completamente differenti. Il versante della salita, nonostante il tratto sommitale non sia segnato, offre prati alpini in moderata pendenza; l’assenza di un sentiero segnato rende l’ambiente solitario nonostante la vicinanza con vette famose e frequentate. Chi invece osserverà la cima da occidente avrà una grande sorpresa: il Testone del Vajolon precipita in questo versante con un grandioso paretone strapiombante che desta timore ed ammirazione per la sua verticalità. Chi non ha l’esperienza per risalire la Roda di Vael su facile ferrata troverà, nel Testone del Vajolon, un’alternativa di poco più bassa ma altrettanto affascinante. L’unico consiglio è quello d’evitare l’ascensione nel mese di agosto quando il tratto compreso tra il Rifugio Paolina e il Rifugio Roda di Vael si trasforma in un fiume ininterrotto di turisti. I mesi di luglio e settembre sono senz’altro migliori e vi permetteranno di cogliere la bellezza più intima delle Dolomiti, fatta di colori e silenzi altrimenti inimmaginabili. 

L’escursione in breve:

Rifugio Paolina (m 2125) - Monumento a Christomannos (m 2349) - Rifugio Roda di Vael (m 2280) - sentiero 541 - innesto sent.551 (m 2343) - Gran Busa de Vael - Testone del Vajolon (m 2643) - Passo del Vajolon (m 2560) - a ritroso

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Paolina (m 2125): Difficoltà: EE. I tratti più impegnativi sono due: la risalita del ripido canale attraversato dal segnavia 551 per la presenza di tratti instabili e molto ripidi, e la breve traccia sommitale in quanto non segnata e anche in questo caso, per un breve tratto, su faticoso ghiaione. (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale fin quasi al Passo del Vajolon; la deviazione per la vetta non è segnalata ma ricalca in parte tracce di sentiero non difficili da reperire con buone condizioni di visibilità. Dislivello assoluto: m 518. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Si accede alla partenza dall’abitato di Carezza, raggiungibile da Bolzano risalendo la Val d’Ega. Il paese è posto subito a monte dell’omonimo lago.  Un’altra possibilità consiste nel raggiungere la partenza dalla Val Fassa. In questo caso, in coincidenza del paese di Vigo di Fassa si abbandona la statale che segue la valle per salire verso occidente a scavalcare il Passo di Costalunga per poi calare fino all’abitato. Da Carezza una comoda funivia, aperta nella stagione estiva, conduce al Rif. Paolina (m 2125) dove la nostra escursione ha inizio.

Descrizione del percorso:

Il panorama che si gode dalla stazione a monte della funivia, in coincidenza del Rifugio Paolina, è un buon anticipo di quanto potremo osservare nel proseguo: panorami a perdita d’occhio e visioni prative idilliache. Verso occidente, nei giorni più tersi, scorgiamo addirittura i lontani ghiacciai del Cevedale e dell’Ortles mentre verso meridione, nelle immediate vicinanze, il nostro sguardo è attratto dalle rocciose cime del Latemar.

Tra meravigliosi prati fioriti seguiamo il sentiero che, in moderata pendenza, sale verso destra. In breve giungiamo a sovrastare dall’alto il Passo di Costalunga con il panorama che si allarga ad oriente verso la Val Fassa e le distanti cime delle Pale di S.Martino. La facile salita procede sino ad immetterci nel soprastante sentiero 549. Lo seguiamo quasi in piano verso destra, in direzione del Rifugio Roda di Vael, raggiungendo in breve il monumento a Christomannos (m 2349 – ore 0,20 dalla partenza).  

Una grande aquila di bronzo ricorda, come anticipato, Theodor Christomannos (1854 – 1911), colui che per primo ebbe l’intuizione di costruire la grande strada delle Dolomiti unendo Bolzano a Cortina d’Ampezzo e aprendo di fatto la zona al turismo. Superato il monumento la mulattiera prosegue pressoché piana con esposizione al sole di mezzogiorno per poi volgere tra splendidi prati verso nordest. Alla sinistra siamo sovrastati dalle quinte dolomitiche della Punta del Masarè mentre verso settentrione notiamo la lontana, precipite parete meridionale della Marmolada. In ambiente idilliaco assecondiamo le deboli pendenze del sentiero sino a guadagnare l’assolato terrazzo ove sorge il Rifugio Roda di Vael (m 2280 – ore 0,45 dalla partenza). Si tratta di un ottimo punto d’appoggio che invita alla sosta, sempre aperto e gestito nella bella stagione. Parecchi sentieri convergono alla struttura che non a caso è un crocevia assai frequentato e conosciuto nei periodi di massimo afflusso turistico. Da notare il marcato cocuzzolo roccioso del Ciampac che sovrasta a destra il rifugio. Il panorama regala inoltre uno splendido colpo d’occhio sulla sottostante Val di Fassa sino a scorgere l’altopiano roccioso del Sella e l’inconfondibile piramide sommitale del Piz Boè.

La nostra escursione prosegue lungo il segnavia 541 lasciando alle spalle il rifugio per addentrarsi nel cuore del gruppo montuoso Roda di Vael – Mugoni. Le pendenze restano poco significative con i prati che cedono il posto ad un ambiente detritico caratterizzato da ghiaioni e grandi massi rocciosi. Aggiriamo verso sinistra un roccione prominente per proseguire in una sorta di vallone desolato e selvaggio sovrastato dall’inconfondibile profilo della Sforcella di fronte a noi e dalla Roda di Vael alla sinistra. Un occhio allenato non faticherà, alle spalle, nel riconoscere ancora una volta la lontana silhouette del Cimon della Pala. Il sentiero prende ora quota sempre senza difficoltà, dominato dalle rocce strapiombanti dei cosiddetti Mugoni. In breve guadagniamo il soprastante altipiano prativo ove troviamo un’importante biforcazione (m 2343). Il sentiero 541 prosegue in modo evidente traversando alla base dei Mugoni per poi salire al Passo delle Zigolade; sulla sinistra si separa invece il “nostro” segnavia 551 con indicazione per il Passo del Vajolon, segnalato a 50 minuti di cammino.  

Proseguiamo in questa direzione traversando in qualche minuto il pianoro erboso: subito oltre prendiamo quota ripidamente muovendo verso il canalone detritico posto alla sinistra dei Mugoni. Alle spalle notiamo, oltre all’immane muraglia della Roda di Vael, l’ardito picco, che pare indicare il cielo, del Croz di S.Giuliana. In breve siamo alla base inferiore del canalone: la traccia prosegue rimontandolo interamente tenendosi tendenzialmente sulla sinistra per evitare i settori più instabili ed esposti. Con cautela, guidati dal segnavia, saliamo tra massi e detriti prestando molta attenzione al fondo e non esitando, in un paio di passaggi, ad usare le mani sulla roccia per avere un miglior equilibrio; caratteristico è il passaggio presso uno slanciato spuntone roccioso inclinato. In circa 15 minuti rimontiamo l’angusto canale di sfasciumi uscendo da ogni difficoltà in coincidenza della vasta conca superiore (Gran Busa di Vael) dominata dalla Cima Coronelle. L’ambiente appare caratterizzato dalla roccia e dalle ghiaie complice la quota ormai prossima ai 2500 metri e la conseguente vegetazione ridotta a poche zolle d’erba sottoposte all’incessante soffiare del vento. Obliquiamo verso sinistra, in direzione della Sforcella, per poi aggirarne le pendici verso meridione scavalcando con comodo tracciato il breve pendio. Ricompare di fronte a noi l’elegante profilo della Roda di Vael. In breve siamo ad un evidente pulpito contraddistinto da due grandi ometti di pietre.

La posizione è estremamente panoramica. La Roda di Vael è a sinistra mentre la Sforcella è posta a destra. Fra le due cime notiamo il marcato Passo del Vajolon attraversato dal proseguo del sentiero e sovrastato a destra dall’ampia sommità secondaria, in gran parte erbosa, del Testone del Vajolon. Per raggiungere quest’ultima vetta seguiamo ancora, per poche decine di metri, il sentiero sino al punto in cui comincia a scendere di quota muovendo in direzione del Passo del Vajolon. Senza perdere nemmeno un metro d’altitudine, abbandoniamo il percorso segnato rimontando le tracce sulla destra. Il sentierino non segnato, dopo pochi minuti d’ascesa, traversa verso sinistra tagliando in modo evidente il ghiaione posto alla base della Sforcella. Contorniamo la soprastante parete rocciosa con alcune difficoltà legate al fondo ghiaioso molto instabile e all’esposizione del pendio verso sinistra. Con cautela raggiungiamo, al di là del ghiaione, l’esile forcellina in pieno crinale che divide i prati sommitali del Testone del Vajolon dalle pareti strapiombanti della Sforcella. Al di là della forcella un impressionante salto precipita per centinaia di metri sino ai prati sottostanti con la vista che si dilata nei giorni più limpidi sino ad osservare i lontani ghiacciai del Cevedale e dell’Ortles. La salita al Testone del Vajolon impegna ancora per pochi minuti: senza via obbligata ma senza ulteriori difficoltà rimontiamo i prati sommitali restando a distanza di sicurezza dal filo dell’esposto crinale. Traversiamo pertanto poco a sinistra rispetto alla cresta sino ad accedere alle esposte balze sommitali dalle quali godiamo di un paesaggio di rara ed insospettabile grandiosità (m 2643 – ore 1,40 dal Rifugio Roda di Vael - ore 2,25 dalla partenza).

Il panorama migliore si ha, ancora una volta, verso settentrione potendo ammirare l’impressionante struttura dolomitica della Sforcella e, più a destra, le articolate pendici dei Mugoni. Il paesaggio prosegue verso oriente allargandosi ad un settore della Val Fassa con ottimo scorcio in direzione del Gruppo della Marmolada. Il panorama è parzialmente impedito solo verso meridione dove l’imperiosa sagoma della Roda di Vael desta impressione sovrastando e appiattendo di fatto tutte le elevazioni circostanti. Sporgendosi con lo sguardo al di là del crinale si scorgono infine le pendici sommitali del Latemar.

 Per tornare alla partenza si può evitare il rientro a ritroso calando al sottostante Passo del Vajolon. Senza indicazioni né tanto meno sentiero scendiamo intuitivamente su ripidissimo prato verso la marcata forcella. La discesa è molto veloce impegnando per 10 – 15 minuti e sfruttando in ultimo labili tracce comunque non esposte e prive di reali difficoltà. Dal Passo del Vajolon (m 2560) si apre il paesaggio verso il Latemar. Il rientro è ora possibile in due modi diversi.

 1)      Si torna verso sinistra sul segnavia 551. Dapprima caliamo su fondo detritico ben battuto lasciando alle spalle la Roda di Vael, quindi risaliamo sino al pulpito caratterizzato da due ometti di pietre ove all’andata avevamo abbandonato il sentiero segnato per cominciare l’ascesa al Testone del Vajolon. Da questo punto in poi il ritorno ricalca a ritroso il percorso d’andata.

2)      Chi desidera descrivere un percorso ad anello rientrando alla partenza ancora più rapidamente potrà calare dal Passo del Vajolon verso ovest, nello stretto canalone ghiaioso racchiuso ai lati da strapiombanti pareti rocciose. Il sentiero è segnato e, nell’unico punto severo, in coincidenza di una balza rocciosa di 5 – 6 metri, è attrezzato con una breve scaletta metallica. All’uscita del canalone incontriamo il comodo sentiero del Masarè che, con un lungo traverso ci riporta, verso sinistra (segnavia 552), al Rifugio Paolina per ampi spazi prativi su terreno in debole dislivello.

Cenni sulla flora:

Abbiamo percorso questo itinerario nel mese di luglio riscontrando una grande ricchezza di specie, alcune delle quali endemiche. Segue una breve lista delle principali entità osservate.

Piante endemiche:

1)       Bonarota comune (Paederota bonarota). Specie rupicola per eccellenza, ama le pareti calcaree dolomitiche verticali. E’ un endemismo del nordest italiano caratterizzato in luglio da belle infiorescenze di colore blu. Si può osservare nelle grandi rocce a lato del sentiero tra il Monumento a Christomannos e il Rifugio Roda di Vael.

2)       Sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa); endemica delle Alpi sud orientali appare molto simile, nell’aspetto, a Saxifraga caesia. La distinzione tra le due specie non è affatto semplice e non è d’aiuto l’osservazione dei fiori che in pratica sono quasi identici. Un elemento distintivo risiede nelle foglie, incurvate solo all’apice in S.squarrosa, curve e aperte su tutta la lunghezza in S.caesia.

3)       Millefoglio di Clavena (Achillea clavenae). Tipica pianta di praterie, ghiaioni e pendii aridi su substrato calcareo. E’ un endemismo alpino – dinarico con areale esteso in Italia dalla Lombardia al Friuli.

4)       Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Endemico di un ampio areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali, è facilmente riconoscibile dal più comune Rododendro ferrugineo per l’evidente pelosità che ne riveste le foglie.

5)       Iberidella grassa (Thlaspi rotundifolium), endemica delle Alpi, è facilmente reperibile nei ghaioni mobili.

6)       Millefoglio dei macereti (Achillea barrelieri Ten. subsp.oxyloba) endemico delle Alpi centro orientali, presenta il fiore più grande fra le piante del genere Achillea.

7)       Valeriana strisciante (Valeriana supina): endemica dell’arco alpino, predilige i ghiaioni rocciosi su substrato calcareo.

8)       Minuartia cherlerioide (Minuartia cherlerioides). Raro endemismo delle Alpi presente lungo l’itinerario descritto in pochi pulvini nei massi presso il Rifugio Roda di Vael. E’ molto simile nell’aspetto a Minuartia sediodes, anch’essa presente lungo il percorso, tuttavia la distinzione tra le due specie è abbastanza agevole in quanto M.cherlerioides presenta solo 4 petali e non 5.

9) Campanula di Moretti (Campanula morettiana). Raro, bellissimo endemismo caratterizzato da appariscenti fiori violetti di forma campanulata. L'areale di distribuzione è ristretto a poche aree delle Dolomiti dove predilige le fessure spesso inaccessibili delle rupi calcaree strapiombanti. La sua predilezione per le rocce verticali fa sì che le piante più belle siano spesso raggiungibili solo da alpinisti provetti. Lungo il percorso descritto è osservabile nelle rupi che si incontrano dopo l'innesto del sentiero 551. Si supera un tratto piano quindi si penetra nel ripidissimo canalone inciso tra le rupi che conduce alla soprastante Gran Busa di Vael. Nelle pareti strapiombanti alla sinistra si incontrano pochi esemplari in fioritura solitamente nei mesi di agosto e settembre.

10) Minuartia austriaca (Minuartia austriaca). Endemismo delle Alpi Orientali presente nei macereti e nei ghiaioni. Diversi esemplari sono presenti lungo il sentiero 541 subito oltre il Rifugio Roda di Vael.

 Altre specie osservate:

1)      Vedovella celeste (Globularia cordifolia)

2)      Stella alpina (Leontopodium alpinum)

3)      Orchidea dei pascoli (Traunsteinera globosa) osservabile nei prati del tratto iniziale tra il Rifugio Paolina e il Monumento a Christomannos.

4)      Potentilla lucida (Potentilla nitida). Caratteristica nel suo portamento strisciante, offre alcune tra le fioriture più spettacolari delle Dolomiti. E’ presente, ad esempio grandi rocce a lato del sentiero tra il Monumento a Christomannos e il Rifugio Roda di Vael.

5)      Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp.rhaeticum)

6)      Veronica minore (Veronica aphylla)

7)      Campanula dei ghiaioni (Campanula cochlearifolia)

8)      Napello (Aconitum napellus)

9)      Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

10)   Camedrio alpino (Dryas octopetala)

11)   Spillone alpino (Armeria alpina)

12)   Crepide dorata (Crepis aurea)

13)   Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

14)   Acino alpino (Acinos alpinus)

15)   Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides)

16)   Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

17)   Iberidella alpina (Hornungia alpina)

18)   Veratro comune (Veratrum album)

19)   Genzianella (Gentiana verna)

20)   Nigritella comune (Nigritella nigra)

21)   Borracina verde scura (Sedum atratum)

22)   Geranio selvatico (Geranium sylvaticum)

23)   Astro alpino (Aster alpinus)

24)   Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

25)   Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

26)   Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

27)   Luparia (Aconitum lycoctonum)

28)   Cariofillata montana (Geum montanum)

29)   Gipsofila strisciante (Gypsophila repens)

30)   Sulla alpina (Hedysarum hedysaroides)

31)   Piede di gatto (Antennaria dioica)

32)   Minuartia sedoide (Minuartia sedoides)

33) Androsace gelsomino (Androsace obtusifolia), presente con pochi esemplari alla Gran Busa de Vael.

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