Cima del Cherlong - Cima Posta

CIMA CAREGA (m 2259)

CIMA DEL CHERLONG (m 2210)

CIMA POSTA (m 2215)

CIMA DELLE GROLE (m 2198) 

La salita alla Cima Carega costituisce un itinerario classico, di livello escursionistico, alla vetta più elevata del gruppo. In contrasto, l’ascensione alle prospicienti Cima del Cherlong, Cima Posta e Cima delle Grole è invece sconosciuta ai più nonostante la quota di tutte e tre le elevazioni varchi ampiamente i 2000 metri. La posizione di queste vette, a nordovest della Cima Carega, le colloca infatti in un’area che risulta piuttosto distante da qualsiasi punto di partenza. Nessuna via per guadagnarne le sommità richiede meno di 3 ore per la sola salita: il risultato è un settore in gran parte sconosciuto ed appartato. Nella bella stagione salendo dal Rifugio Revolto alla Cima Carega troverete il sentiero molto affollato. Superata la vetta e il Rifugio Fraccaroli ritroverete facilmente una dimensione della montagna silenziosa ed appartata che vi permetterà di gustare l’alta quota con magnifici scorci sulle guglie dall’aspetto dolomitico che contraddistinguono la catena. Ribadiamo quanto detto per le altre escursioni nel circondario. E’ bene intraprendere il cammino con previsioni meteorologiche stabili. Le nebbie, anche in piena estate, sono assai frequenti avvolgendo nelle ore più calde crinali e vette principali. Attenzione inoltre, nel tratto inferiore, alle temperature molto elevate nel pieno della stagione estiva. I periodi migliori sono senz’altro il mese di giugno o il periodo autunnale, magari in un giorno in cui il vento spira da nord rendendo l’atmosfera tersa e fresca.

L’escursione in breve:

Albergo Alpino Revolto (m 1336) – Rifugio Passo Pertica (m 1573) – innesto sentiero 108 bis (m 1661) – Vallone della Teleferica – Rifugio Fraccaroli (m 2230) – Cima Carega (m 2259) – Rifugio Fraccaroli (m 2230) – Bocchetta di Cherlong (m 2180) – Cima del Cherlong (m 2210) – Cima Posta (m 2215) – Bocchetta delle Grole (m 2153) – Cima delle Grole (m 2198) – a ritroso sino al Rifugio Fraccaroli (m 2230) – Bocchetta Mosca (m 2029) – Rifugio P. Scalorbi (m 1767) – sentiero 109 – Rifugio Passo Pertica (m 1573) – Rifugio Alpino Revolto (m 1336)

Dati tecnici:

Partenza dall’Albergo Alpino Revolto (m 1336): Difficoltà: EE (In gran parte E; EE i brevi tratti compresi tra la Bocchetta delle Grole e la Cima delle Grole, tra la Bocchetta di Cherlong e la Cima del Cherlong e la deviazione per Cima Posta) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tranne nelle deviazioni alla Cima delle Grole, Cima Posta e Cima del Cherlong dove non vi è segnaletica di alcun tipo. Dislivello assoluto: m 894; dislivello reale intorno ai 1100 metri. Acqua: al bivio con il sentiero 108 bis dopo circa un’ora di cammino. Il sentiero presenta comunque, lungo il suo tracciato, alcuni rifugi aperti da giugno a settembre utili per un eventuale approvvigionamento (Rifugio Alpino Revolto, Rifugio Passo Pertica, Rifugio Fraccaroli e Rifugio Scalorbi).

Accesso alla partenza:

L’uscita autostradale più adatta per raggiungere la partenza è senz’altro quella di Soave, posizionata sull’A4 subito a est di Verona. Si segue quindi la SR 11 in direzione Verona per circa 6 km sino a raggiungere il bivio con la SP 10. Volgiamo a destra sulla provinciale risalendo per intero la Val d’Illasi. Superiamo una serie di piccoli paesi; nell’ordine Illasi, Tregnago, Badia Calavena, Selva di Progno e infine Giazza. Superata quest’ultima frazione la strada diviene di montagna; prestando attenzione alla carreggiata, a tratti piuttosto stretta, guadagniamo quota sino al termine del tratto transitabile in automobile, nelle immediate vicinanze dell’Albergo Alpino Revolto (m 1336 - parcheggio a lato della strada).

Descrizione del percorso:

Il percorso ricalca, per lunghi tratti, il proseguo chiuso al traffico della strada che conduce al Rifugio Scalorbi. E’ tuttavia possibile evitare parecchi tornanti della stessa grazie ad alcune sezioni di sentiero. E’ il caso della prima frazione dove, in coincidenza dell’Albergo Alpino Revolto, lasciamo la strada per seguire il segnavia che ha inizio in coincidenza della struttura. Ignoriamo il segnavia G10 che cala verso la località “Lago Secco” procedendo su fondo ripido ma ben tracciato nel folto del bosco. Intercettiamo un tornante della succitata strada quindi riprendiamo il sentiero guadagnando rapidamente quota su fondo visibilmente artefatto. Più in alto riprendiamo la carrareccia militare e la seguiamo verso destra, in pratica senza dislivello, con ampie aperture verso la sottostante vallata. Da notare le possenti rupi rocciose poste a sinistra del piano stradale. Poco oltre siamo in vista della marcata insellatura del Passo Pertica ove è posto l’omonimo rifugio. Non esitiamo, ancora una volta, a seguire il breve sentierino che si stacca a sinistra evitando i tornanti della strada che permettono comunque di raggiungere il passo con percorso appena più lungo. In breve siamo presso il rifugio (m 1573 – ore 0,35 dalla partenza) posto alla base della strapiombante Cengia di Pertica. Da notare il camino verticale che incide la parete all’interno del quale si sviluppa la via ferrata Biasin.

Il nostro cammino procede oltre, permanendo dapprima sulla strada militare. Poco oltre, ancora una volta, seguiamo il sentiero che si separa a destra della carraia evitando alcuni tornanti e un tunnel artificiale. Subito al di sopra andiamo a riprendere l’ampia carrareccia con il panorama che comincia ad aprirsi in una bella visione della verdeggiante Alpe di Campobrun. Sulla destra appare la tozza sagoma del Monte Plische profondamente incisa da stretti canaloni dove la neve permane sino ad inizio estate. Nel proseguo il percorso diviene più piacevole: le rupi calcaree lasciano spazio ad ampi prati e a fitta mugheta. Incontriamo una bella fonte d’acqua potabile e, in coincidenza della sorgente, abbandoniamo il proseguo della carreggiata in direzione del Rifugio Scalorbi. Volgiamo a sinistra sul segnavia 108 bis con cartello indicante “Vallone della Teleferica – Rifugio Fraccaroli” (m 1661 - ore 0,20 dal Rifugio Passo Pertica – ore 0,55 dalla partenza).

Diamo pertanto inizio alla frazione su sentiero che per un breve tratto si sviluppa parallelo e poco al di sopra della strada per il Rifugio Scalorbi. Il tracciato comincia a prendere quota con qualche scorcio alle spalle sul Monte Plische. La fitta vegetazione a pino mugo che caratterizza il tratto inferiore comincia a lasciare spazio ad appezzamenti prativi particolarmente ricchi, ad inizio estate, di magnifiche fioriture. Bordeggiamo a sinistra un bel terrazzo erboso al quale segue una breve scarpata detritica in moderata pendenza. Il sentiero volge con maggior decisione verso sinistra sfruttando il ripido canale libero dalla vegetazione a pino mugo. Verso nordovest cominciamo ad osservare a distanza il Rifugio Fraccaroli e, subito alla sua destra, l’ardita piramide rocciosa della Cima Carega.

Poco oltre siamo ad un bivio non molto evidente per la mancanza di un cartello segnalatore ma ugualmente identificabile grazie alla presenza di un ometto di pietre (circa m 1900). Ignoriamo la traccia poco marcata che si separa a sinistra mantenendo il sentiero principale che prosegue risalendo il Vallone della Teleferica. La salita si articola in moderata pendenza: la vegetazione a pino mugo diviene progressivamente più rada lasciando spazio alla prateria d’altitudine e ai primi ghiaioni detritici. Da rilevare la vista alle spalle in direzione del Rifugio Scalorbi con visibile la verdeggiante Alpe di Campobrun sovrastata dal Monte Plische. Il sentiero si incunea nel fianco sinistro del solco vallivo (destra orografica) che diviene più stretto, dominato al suo vertice dal Rifugio Fraccaroli e dalla piramide rocciosa di Cima Carega. Su fondo detritico in parte instabile affrontiamo una breve frazione un po’ più ripida sino a guadagnare il Rifugio Fraccaroli (m 2230), sempre aperto nella bella stagione (ore 1,30 dall’innesto sul sentiero 108 bis – ore 2,25 dalla partenza) e posto in una forcella dalla quale ci affacciamo verso il settore nordoccidentale del gruppo. Cima Carega appare ora a portata di mano; si tratta di una digressione di pochi minuti dal rifugio rimontando senza via obbligata il pendio di rocce affioranti che permettono di accedere al punto più alto (m 2259 – ore 0,10 dal Rifugio Fraccaroli).

Si tratta del culmine della nostra escursione. Inutile dire che il panorama è il più vasto e completo del circondario includendo, verso occidente, la vicina Cima del Cherlong. Volgendo a settentrione si osserva il Gruppo del Pasubio mentre verso oriente spiccano Cima Mosca e il Monte Obante con, alle loro spalle, la lontana pianura. Verso sudest si osserva il Gruppo Tre Croci con in evidenza i monti Plische e Zevola mentre a meridione, ben al di là del Rifugio Fraccaroli, spicca la Lessinia con i suoi vasti tavolati prativi. Dopo una meritata sosta torniamo a ritroso rientrando in pochi minuti al Rifugio Fraccaroli (m 2230 – 5 minuti dalla cima – ore 2,40 dalla partenza).

Se fino ad ora abbiamo affrontato sentieri ben noti e spesso affollati nel periodo caldo, nel proseguo raggiungeremo invece tre elevazioni raramente considerate come mete a sé stanti. Possiamo già osservarle a distanza: si tratta della Cima del Cherlong, la più a destra del trittico, caratterizzata da vasti pendii prativi; la vetta centrale, tozza ma appariscente per l’ampia base è la Cima Posta mentre a sinistra spicca l’ardita piramide della Cima delle Grole caratterizzata da cespugli di pino mugo fin quasi sulla vetta. Alle spalle delle tre vette notiamo, all’orizzonte occidentale, i grandi massicci dell’Adamello e della Presanella con i loro ghiacciai. Andiamo ora ad affrontare la salita alla prima elevazione. Inizialmente perdiamo quota lungo la vecchia carrareccia militare chiusa al traffico. Nel corso degli anni il detrito ha parzialmente coperto il tracciato ma l’ampiezza dello stesso fa sì che il percorso sia comunque ben evidente e percorribile. Una serie di ampi tornanti conducono sino alla sottostante Bocchetta del Cherlong (m 2180) in coincidenza della quale ignoriamo il segnavia 162 che cala, indicato dal cartello, nel Vallon di Pissavacca. Manteniamo il sentiero d’arroccamento su percorso che si articola pressoché in piano andando ad inquadrare Cima Posta e, proprio di fronte a noi, la verde Cima del Cherlong nostro primo obiettivo. Per guadagnarne il culmine ne accostiamo la sagoma quindi, nel punto in cui la mulattiera volge a sinistra ne abbandoniamo il tracciato risalendo liberamente, senza percorso obbligato, il ripido pendio prativo che sale al punto più alto. Ci muoviamo in assenza di segnaletica ma con buona visibilità non vi sono problemi trattandosi di una breve frazione in cui si procede intuitivamente. Da rilevare l’impressionante precipizio che si apre in direzione di Campogrosso caratterizzato da detriti e grandiose rocce dolomitiche. Con un ultimo sforzo raggiungiamo infine il punto più alto (m 2210 – ore 0,25 dal Rifugio Fraccaroli – ore 3,05 dalla partenza).

Da notare che la Cima del Cherlong è bifida con due culmini distanti poche decine di metri l’uno dall’altro e divisi fra loro da una stretta forcellina. E’ bene prestare attenzione al profondissimo ed esposto salto che precipita a settentrione restando lievemente discosti dallo strapiombo per evitare di mettersi inutilmente in pericolo. Il paesaggio di vetta offre un curioso scorcio verso Cima Carega, risalita in precedenza, e sul lungo crinale della Costa Media mentre a breve distanza ma verso occidente osserviamo Cima Posta, contraddistinta da un grande costone roccioso impervio ed imponente. Andiamo ora ad affrontare la salita a quest’ultima elevazione. Occorre ritornare alla sottostante mulattiera di guerra: ribadiamo che la via non è obbligata ma rientrando a ritroso le pendenze non sono eccessive e in pochi minuti si riprende senza troppa difficoltà il tracciato segnato. Lo seguiamo verso destra per qualche minuto sino alla marcata selletta che separa la Cima del Cherlong dalla Cima Posta in coincidenza della quale sprofonda verso nord un profondo ed impervio canalone (vajo). Osserviamo un’esile traccia non segnata che si separa a destra del piano stradale salendo verso la sommità di Cima Posta. Per seguirne il tracciato abbandoniamo ancora una volta la mulattiera di guerra. Aggiriamo una prima modesta anticima quindi, tra affioramenti detritici e arbusti di pino mugo, guadagniamo il marcato culmine (m 2215 – ore 0,20 dalla Cima del Cherlong – ore 3,25 dalla partenza).

Per completare il trittico resta l’ascensione all’ultima sommità, la Cima delle Grole. Per raggiungerla rientriamo ancora una volta a ritroso riportandosi sulla mulattiera di guerra. Ne riprendiamo la percorrenza volgendo verso destra. La zona appare isolata eppure il percorso resta comodo e visibilmente artefatto sino alla marcata Bocchetta delle Grole (m 2153). Si tratta di uno stretto intaglio tra Cima Posta a destra e la Cima delle Grole a sinistra. Per salire verso quest’ultima vetta abbandoniamo per la terza ed ultima volta il segnavia risalendone le ripidissime balze soprastanti. Una vecchia traccia in stato di abbandono si articola lungo le pendici detritiche portandosi sul versante che la montagna rivolge a meridione. Prestando molta attenzione al fondo ripido e a tratti assai instabile per la presenza di detrito mobile, si rimontano le pendici zigzagando tra la mugheta. In breve si conquista l’esile sommità (m 2198 – ore 0,25 da Cima Posta – ore 3,50 dalla partenza).

Il panorama di vetta offre una vasta e sorprendente veduta soprattutto in direzione della lontana Val d’Adige nonché sulle prospicienti Cima Posta e Cima Levante. L’ambiente è splendido nel suo isolamento che contrasta con lo scomposto turismo escursionistico che caratterizza invece la vicina Cima Carega. Siamo ora attesi dal lungo ritorno alla partenza. Si rientra a ritroso sulla carrareccia militare che seguiamo dapprima in piano quindi in salita dopo la Bocchetta del Cherlong per riportarsi nuovamente al Rifugio Fraccaroli (m 2230 – ore 0,30 dalla Cima delle Grole – ore 4,20 complessive).  Chi desidera uno spedito rientro a valle seguirà il percorso di andata attraverso il Vallone della Teleferica e il Passo Pertica. In meno di due ore dal Rifugio Fraccaroli si rientra infine all’Albergo Alpino Revolto presso il quale abbiamo parcheggiato l’automobile (ore 6 complessive).

Se il tempo è stabile è senz’altro consigliabile un’alternativa un po’ più lunga calando dapprima alla Bocchetta Mosca quindi al Rifugio Scalorbi dal quale rientreremo alla partenza lungo la comoda strada militare che sale da Revolto. Scegliendo questa alternativa si segue l’evidente mulattiera di origine militare senza difficoltà d’orientamento grazie ai cartelli indicanti la Bocchetta Mosca. Dopo un breve tratto piano tralasciamo la traccia che conduce in direzione della Ferrata Campalani volgendo invece a sinistra per traversare proprio sotto la verticale di Cima Carega. Possiamo già osservare la lunga sequenza di tornanti che calano all’evidente intaglio della Bocchetta Mosca sovrastata dall’omonima cima. La mulattiera che stiamo discendendo costituisce la via più comoda di salita alla Cima Carega in virtù di un percorso ampio e facile tra residui affioramenti rocciosi e tratti su detrito privi di difficoltà. La discesa è nel complesso rapida permettendo un rapido accesso alla sottostante Bocchetta Mosca (m 2059 – ore 0,30 da Cima Carega – ore 4,50 dalla partenza).

In coincidenza del marcato intaglio si apre, a sinistra d’esso, il profondissimo Vajo dei Colori oltre a godere di un nuovo scorcio in direzione del Pasubio. Per quanto concerne il nostro cammino ignoriamo il sentiero per la Bocchetta dei Fondi calando a destra, sul segnavia G12, in direzione del Rifugio Scalorbi. Su facile sentiero perdiamo quota con il fondo detritico che lascia spazio ad ampi settori prativi o a pino mugo. In ultimo il sentiero confluisce nella strada militare che conduce al Rifugio Scalorbi a brevissima distanza dalla struttura stessa che può essere raggiunta con una rapida digressione verso sinistra (m 1767 – ore 0,30 dalla Bocchetta Mosca – ore 1 da Cima Carega - ore 5,20 complessive). Dal Rifugio Scalorbi il rientro alla partenza avviene seguendo verso valle la comoda strada militare chiusa al traffico che aggira la verdeggiante Alpe di Campobrun. Per quanto un po’ noiosa, la facile discesa concede una splendida vista sulla sottostante conca dominata dalla vetta del Monte Plische. In breve chiudiamo il nostro anello raggiungendo il bivio a destra per il Vallone della Teleferica e il Rifugio Fraccaroli. Naturalmente ignoriamo la biforcazione mantenendo la strada bianca che nel proseguo ricalca a ritroso il percorso di andata. Si tratta pertanto di traversare sotto alcune paretine calcaree sino a raggiungere il Passo Pertica e l’omonimo rifugio. Ricordiamo che poco prima della struttura è possibile tagliare in alcuni punti i tornanti della strada seguendo sulla sinistra brevi frazioni di sentiero. Dal Rifugio Passo Pertica (m 1573) resta l’ultima frazione di strada (ancora una volta con tratti di sentiero ad evitarne alcune curve) sino a rientrare alla partenza presso l’Albergo Alpino Revolto (m 1336 – ore 1,15 dal Rifugio Scalorbi – ore 6,35 complessive). 

Cenni sulla flora:

La regione prealpina lombardo veneta è ben nota per l’abbondanza floreale osservabile nel periodo estivo (giugno – agosto). Non mancano alcune entità particolarmente preziose in quanto endemiche. La zona è ricca di piante che prediligono un substrato calcareo essendo il gruppo Carega caratterizzato da roccia dolomitica. Segue una selezione delle principali entità osservate in occasione della nostra salita.

Specie endemiche:

1)     Primula meravigliosa (Primula spectabilis), dalle bellissime corolle tra il rosso e il violetto. E’ un endemismo insubrico con areale esteso dalla Val Camonica sino ai monti del Grappa. Lungo questo itinerario appare a tratti abbondantissima. E’ il caso, ad esempio, dei prati circostanti il Rifugio Scalorbi nonché nel tratto compreso tra il rifugio e la Bocchetta Mosca.

2)     Carice del Monte Baldo (Carex baldensis), inconfondibile per la sua curiosa infiorescenza a spiga di colore bianco. E’ un endemismo insubrico con areale esteso dalle Grigne ai Monti Lessini e con una presenza secondaria in Engadina.

3)     Raponzolo chiomoso (Physoplexis comosa). Bellissimo endemismo insubrico tipico delle pareti calcaree verticali. L’inconfondibile infiorescenza adorna in luglio – agosto le rupi strapiombanti che sovrastano il tratto di carrareccia compreso tra Passo Pertica e l’Alpe di Campobrun.

4)     Bonarota comune (Paederota bonarota). Endemica del nordest condivide l’habitat con la precedente. In giugno – luglio è facile osservarne le belle infiorescenze di colore blu.

5)     Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Endemico di un ampio areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali, è facilmente riconoscibile dal più comune Rododendro ferrugineo per l’evidente pelosità che ne riveste le foglie.

6)     Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus). Altra pianta endemica del nord-est, dal fiore particolarmente bello e appariscente per la sua splendida colorazione rosata. E’ presente con frequenza nel lungo tratto compreso tra Passo Pertica e Bocchetta Mosca.

7)     Iberidella grassa (Thlaspi rotundifolium). Endemica dell’arco alpino, è una tipica pianta dei ghiaioni instabili. I fiori sono di colore violetto.

8)   Androsace di Hausmann (Androsace hausmannii). Raro endemismo d’alta quota delle Alpi Orientali presente soprattutto sulle Dolomiti ma con sconfinamenti in altri gruppi limitrofi. Lungo il percorso descritto è osservabile proprio presso la vetta di Cima Carega risultando una delle specie più preziose del circondario. Si tratta dell’unica stazione dell’intero gruppo. La fioritura avviene tra la seconda parte del mese di giugno e la prima metà di luglio, immediatamente dopo la scomparsa della neve.

9)  Ambretta del Garda (Knautia persicina). Endemismo delle Alpi sud-orientali con areale centrato sui monti circostanti il Lago di Garda. E’ osservabile lungo la strada militare nel tratto compreso tra Passo Pertica e il Rifugio Scalorbi.

10) Erba storna minima (Noccaea minima). Endemismo delle Alpi Orientali e delle montagne dei Balcani presente in Italia solo in Veneto e in Friuli. Sono osservabili pochi esemplari in discesa dal Rifugio Fraccaroli alla Bocchetta di Cherlong.

Altre specie osservabili:

1)     Stella alpina (Leontopodium alpinum). La pianta simbolo delle Alpi è presente lungo il crinale sommitale tra Cima Madonnina e Cima Carega.

2)    Godiera (Goodyera repens). Rara orchidea presente in Italia soprattutto al nordest ma con segnalazioni di presenza in tutte le regioni alpine e anche nell’Appennino Settentrionale e Centrale. L’aspetto poco appariscente e le dimensioni contenute la rendono piuttosto difficile da identificare; l’abbiamo comunque osservata nel sottobosco del tratto iniziale di sentiero compreso tra il Rifugio Scalorbi e Passo Pertica. La fioritura è piuttosto tardiva (fine luglio – prima parte di agosto).

3)     Minuartia sedoide (Minuartia sedoides)

4)    Camedrio alpino (Dryas octopetala)

5)     Primula orecchia d’orso (Primula auricula), dalle inconfondibili foglie farinose. E’ presente in abbondanza nelle rupi verticali e nei prati calcarei compresi tra Passo Pertica e il Rifugio Scalorbi.

6)     Ranuncolo alpestre (Ranunculus alpestris), presente tra i detriti nella frazione compresa tra Bocchetta Mosca e il Rifugio Fraccaroli.

7)    Vedovella celeste (Globularia cordifolia) a tratti abbondante, ad esempio presso Passo Pertica.

8)     Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

9)  Sassifraga aranciata (Saxifraga mutata) nelle rupi strapiombanti che sovrastano il tratto di carrareccia compreso tra Passo Pertica e l’Alpe di Campobrun.

10)  Potentilla caulescente (Potentilla caulescens)

11)  Petrocallide dei Pirenei (Petrocallis pyrenaica). Splendida pianta che forma cuscinetti trapuntati da numerosi, piccoli fiori rosa. Rara per lunghi tratti delle Alpi, è presente sul gruppo Carega con particolare abbondanza. E’ facilmente osservabile sia presso la cima che sulle rocce a lato del sentiero che sale dalla Bocchetta Mosca.

12)  Vedovella alpina (Globularia nudicaulis), presente nei prati presso il Rifugio Scalorbi; da non confondere con Globularia cordifolia, anch’essa presente lungo questo itinerario.

13)  Pinguicola alpina (Pinguicula alpina)

14)  Primula odorosa (Primula veris)

15)  Viola gialla (Viola biflora)

16)  Ranuncolo erba-tora (Ranunculus thora)

17)  Vulneraria (Anthyllis vulneraria)

18)  Pero corvino (Amelanchier ovalis)

19)  Farfaro (Tussilago farfara)

20)  Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

21)  Arabetta stellata (Arabis bellidifolia)

22)  Clematide alpina (Clematis alpina)

23)  Nontiscordardimé (Myosotis alpestris)

24)  Genzianella (Gentiana verna)

25)  Croco (Crocus vernus)

26)  Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

27)  Soldanella alpina (Soldanella alpina)

28)  Soldanella del calcare (Soldanella minima), da non confondersi con la precedente dalla quale si distingue per le minori dimensioni, la colorazione bianca della corolla e lo stilo non sporgente.

29)  Arabetta alpina (Arabis alpina)

30)  Iberidella alpina (Pritzelago alpina)

31)  Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

32)  Erica carnea (Erica carnea)

33) Aquilegia scura (Aquilegia atrata)

34)  Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

35)  Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus)

36)   Dafne rosea (Daphne striata)

37)   Valeriana delle rupi (Valeriana saxatilis)

38)   Nido d’uccello (Neottia nidus-avis), presente nei boschi della frazione iniziale, tra l’Albergo Alpino Revolto e Passo Pertica.

39)   Orchide macchiata (Dactylorhiza maculata), presente nei boschi della frazione iniziale, tra l’Albergo Alpino Revolto e Passo Pertica.

40)   Listera maggiore (Listera ovata), presente nei boschi della frazione iniziale, tra l’Albergo Alpino Revolto e Passo Pertica.

41)   Platantera comune (Platanthera bifolia), presente nei boschi della frazione iniziale, tra l’Albergo Alpino Revolto e Passo Pertica.

42)   Uva di volpe (Paris quadrifolia), presente nei boschi della frazione iniziale, tra l’Albergo Alpino Revolto e Passo Pertica.

43)   Giglio martagone (Lilium martagon), alla partenza nel sottobosco presso l’Albergo Alpino Revolto.

44)   Giglio di S.Giovanni (Lilium bulbiferum) presso la partenza, nei prati sottostanti l’Albergo Alpino Revolto.

45)   Campanula barbata (Campanula barbata)

47)   Pepe di montagna (Daphne mezereum)

48)   Draba gialla (Draba aizoides)

49)   Carice minore (Carex humilis)

50)   Fragola di bosco (Fragaria vesca)

51)   Genziana alata (Gentiana utriculosa)

52)   Ginestra stellata (Genista radiata), nei pendii soleggiati subito oltre Passo Pertica.

53)   Scrofularia comune (Scrophularia canina) lungo la carrareccia subito oltre Passo Pertica.

54)  Colombina gialla (Pseudofumaria lutea)

55) Laserpizio sermontano (Laserpitium siler)

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