Croda Fiscalina Est

CRODA FISCALINA EST  (m 2677)

Il settore compreso tra il Rifugio Auronzo, il Rifugio Lavaredo e il Rifugio Locatelli è una delle aree più frequentate delle Dolomiti. Il tutto è giustificato dalla visione famosa e giustamente decantata delle Tre Cime di Lavaredo. Chi ama la montagna fatta di silenzi e solitudine preferirà tuttavia altre zone nelle immediate vicinanze. A questo riguardo vi descriviamo la salita alla Croda Fiscalina, cima nel complesso poco nota in ambiente grandioso caratterizzato da parecchi resti del primo conflitto mondiale. L’itinerario di rientro passa dalla solitudine della vetta al fiume scomposto di turisti che affolla la mulattiera di ritorno dal Rifugio Locatelli al Rifugio Auronzo. Il contrasto è forte, soprattutto nel mese di agosto, è comunque possibile scegliere altri periodi di percorrenza come i mesi di luglio o settembre ritrovando la vera dimensione della montagna. Nel complesso parliamo comunque di un’escursione molto completa in quanto riesce a riunire la visione di splendide cime dolomitiche, laghetti alpini d’alta quota, ardite cenge e alcuni comodi punti d’appoggio. E’ un itinerario tranquillamente percorribile in una giornata pur necessitando di un certo allenamento in quanto i numerosi saliscendi inevitabilmente stancano a livello fisico.

L’escursione in breve:

Rifugio Auronzo (m 2320) – Cappella degli Alpini (m 2314) – Rifugio Lavaredo (m 2405) – Lago di Lavaredo (m 2405) – punto basso (m 2215) – Lago di Cengia (m 2324) – Forcella Pian di Cengia (m 2522) – Rifugio Pian di Cengia (Büllelejochhütte - m 2523) - Croda Fiscalina Est (m 2677) – a ritroso sino alla Forcella Pian di Cengia (m 2522) – sentiero 101 – punto basso (m 2335) – Laghi dei Piani (Bödenseen - m 2335) - Rifugio Locatelli (Drei Zinnen Hütte – m 2405) – punto basso (m 2350) – Forcella Lavaredo (Paternsattel - m 2454) - Rifugio Lavaredo (m 2344) - Cappella degli Alpini (m 2314) - Rifugio Auronzo (m 2320)

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Auronzo (m 2320): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 462; dislivello reale: m 727. L’escursione risulta piuttosto faticosa essendo una sequenza di numerosi saliscendi. Nell’ordine i dislivelli coperti (in metri) sono i seguenti: +91 / -190 / +462 /

- 342 / +70 / -55 / +104 / -140. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

In automobile, con strada a pedaggio, ci portiamo da Misurina sino al Rifugio Auronzo (m 2320) al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo lasciando l’automobile in quello che, probabilmente, è uno dei parcheggi più grandi e frequentati delle Dolomiti. Da rilevare il paesaggio aperto ad occidente alla vista del Monte Cristallo con visibile, ai suoi piedi, un piccolo settore del Lago di Misurina.

Descrizione del percorso:

Dal grande parcheggio, affollatissimo d'estate, procediamo a piedi sulla larga strada bianca che si articola verso oriente lasciando alle nostre spalle il Rifugio Auronzo (segnavia 101). Contorniamo la base delle Tre Cime ammirandone le quinte rocciose caratterizzate da ardite guglie e torrioni. Da rilevare, sulla destra, lo scorcio in direzione di Auronzo con il suo lago artificiale. Si passa presso una piccola cappella (Cappella degli Alpini - m 2314 – ore 0,15 dalla partenza), proseguendo per un ampio ed ondulato altopiano erboso (Piani di Lavaredo), che precipita verso sud nel selvaggio Vallon di Lavaredo. Poco oltre siamo al Rifugio Lavaredo (m 2344 - circa 30 minuti dalla partenza). Sulla sinistra, in ripida ma breve salita, si stacca il tracciato che conduce alla ghiaiosa Forcella Lavaredo (m 2454) dalla quale si ammirano le strapiombanti pareti settentrionali delle Tre Cime in quella che forse è la più celebre visione delle Dolomiti. Nel nostro caso utilizzeremo questa frazione di sentiero al ritorno; ha infatti inizio il tratto ad anello dell’escursione volgendo a destra sulla mulattiera contrassegnata dal segnavia n° 104. Rasentiamo il piccolo Lago di Lavaredo (m 2405) dalle limpidissime acque per procedere sull’ampia mulattiera che, in ripida discesa, aggira le pendici meridionali della Croda Passaporto con alcuni tratti di sentiero sostenuti da traverse in legno. Si tagliano in diagonale discendente prati d’altitudine ed estesi ghiaioni sino a raggiungere il punto più basso dell’intera escursione (m 2215) sul fondo di un’ampia conca erbosa. Grandioso il panorama circostante tra alte pareti di dolomia in ambiente decisamente più appartato rispetto alla confusione del tratto iniziale di percorso compreso tra la partenza e il Rifugio Lavaredo. Il tracciato riprende quota sovrastando un piccolo altipiano prativo posto alla nostra destra; una frazione più ripida viene scavalcata con alcuni tornanti permettendo di raggiungere il pianetto soprastante. Siamo in vista del Lago di Cengia, uno dei gioielli più belli del circondario. Il sentiero ne segue il bordo di sinistra con magnifici colpi d’occhio sulle acque calmissime, cerulee nei giorni sereni (m 2324). Lasciamo alle nostre spalle lo specchio d’acqua innalzandoci nel costone che lo sovrasta ad est. Il paesaggio si allarga osservando la più orientale delle Tre Cime di Lavaredo mentre a maggiore distanza notiamo il profilo del Monte Cristallo. Innalzandoci compaiono anche i Cadini di Misurina, inconfondibili con la loro sequenza di guglie e torrioni rocciosi. Superiormente la pendenza decresce con la mulattiera che attraversa grandi pendii detritici intramezzati dagli ultimi lembi prativi d’altitudine. In ambiente grandioso, dominato alle spalle dalla slanciata sagoma della Croda dei Toni, saliamo a guadagnare la marcata Forcella Pian di Cengia (m 2522), importante crocevia di sentieri dal quale ci possiamo affacciare verso nord in direzione del Lastron dei Scarperi.

Passiamo sul sentiero che conduce, a destra, al Rifugio Pian di Cengia. E’ una frazione spettacolare, essendo inizialmente quasi in cresta, con vista estesa al non distante Rifugio Locatelli nonché al più basso dei Laghi dei Piani. Accostiamo una bella paretina calcarea che tagliamo verso destra con una splendida cengia sostenuta da assi in legno e tagliata artificialmente nella parete. Sono pochi metri dopodiché volgiamo a sinistra guadagnando in breve il Rifugio Pian di Cengia (Büllelejochhütte - m 2523 – ore 2,45 dalla partenza).

Il panorama si apre ad oriente verso Cima Undici e Monte Popera mentre a sinistra inquadriamo le Crode Fiscaline e Cima Una in direzione delle quali procede la nostra avventura; un cartello in legno segnala infatti la giusta direzione per le Crode Fiscaline. Il sentiero appare ben segnato e prende rapidamente quota in un paesaggio caratterizzato da rocce, detriti e rari lembi di vegetazione oltre alla presenza di vecchi muri artificiali che risalgono alla Grande guerra. Da rilevare la vista progressivamente più ampia con bel colpo d’occhio alle spalle sul Rifugio Pian di Cengia sovrastato dalla grandiosa Croda dei Toni. Verso occidente scorgiamo, a sorpresa, l’inconfondibile profilo delle Tre Cime di Lavaredo e la più lontana sagoma della Croda Rossa d’Ampezzo. La salita lascia spazio ad un traverso con scarse pendenze che si sviluppa presso i resti di alcune trincee risalenti al primo conflitto mondiale. Andiamo a sfiorare una strettissima forcelletta che permette di affacciarsi sul vertiginoso abisso che si apre verso settentrione quindi saliamo debolmente, tra i prati, sino a portarci sotto la verticale della Croda Fiscalina di Mezzo. Tocchiamo nuovamente il crinaletto con nuovo scorcio verso nord quindi procediamo contornando alla base la sommità rocciosa. Raggiungiamo un costone di dolomia che sembra precludere il proseguo del cammino. Una bella galleria artificiale, anch’essa risalente alla prima guerra mondiale, permette invece di superare l’ostacolo con eleganza. Sono pochi metri scavati nella roccia viva e la torcia può essere utile sebbene non indispensabile considerata la breve lunghezza del tunnel. Usciti dalla galleria possiamo scorgere per la prima volta il Rifugio Zsigmondy-Comici ai piedi della Croda dei Toni. Affrontiamo l’ultima brevissima frazione di cammino. Si risale il pendio erboso sino alla piramide sommitale di roccia e detriti che caratterizza la Croda Fiscalina Est. Senza apprezzabili difficoltà seguiamo il segnavia sino a guadagnare il punto più alto (m 2677 – ore 0,30 dal Rifugio Pian di Cengia - ore 3,15 dalla partenza).

Sconfinato appare il panorama di vetta con in bella vista i principali massicci delle Dolomiti di Sesto. Curiosa l’angolazione con cui scorgiamo, ad occidente, le Tre Cime di Lavaredo. Appena a destra delle Tre Cime notiamo la vetta del Paterno la cui sagoma è, per gran parte, occultata dalla Croda Fiscalina di Mezzo. Ancora più a destra notiamo i Laghi dei Piani e il Rifugio Locatelli con, alle sue spalle, la Croda Rossa d’Ampezzo. Volgendo lo sguardo a settentrione il paesaggio è occupato dalla grande sagoma della Punta dei Tre Scarperi a sovrastare, sulla destra, la profonda Val Fiscalina mentre all’orizzonte svettano i ghiacciai e le cime degli Alti Tauri, già in territorio austriaco. Passando ad oriente notiamo, nelle immediate vicinanze, la grande parete settentrionale che caratterizza Cima Una mentre, di poco più distanti, osserviamo la Croda Rossa di Sesto, Cima Undici e la tozza sagoma di Cima Popera. Il nostro giro d’orizzonte si conclude a meridione con la bellissima sagoma della Croda dei Toni mentre più lontane svettano le guglie e i torrioni delle Marmarole e dei Cadini di Misurina.

Il panorama ammirato è il più avvincente dell’escursione, ma abbiamo ancora molto da scoprire. Rientriamo a ritroso dapprima al Rifugio Pian di Cengia (Büllelejochhütte - m 2523) quindi alla  Forcella Pian di Cengia (m 2522) in una mezz’ora circa dalla cima (ore 3,45 dalla partenza). Passiamo ora sul sentiero che scende ripido a destra contrassegnato dal segnavia 101. Si tratta di calare in un ghiaione caratterizzato da detriti e clasti mobili; la pendenza è sostenuta ma il percorso è, tutto sommato, ben visibile e per nulla impegnativo. Arriviamo a scorgere il più basso dei cosiddetti Laghi dei Piani. Il sentiero non scende fino alla sua sponda: volge invece verso sinistra con la discesa che lascia spazio ad un lungo traverso senza dislivelli. Per chi lo desidera è comunque presente una traccia ben evidente che si separa sulla destra permettendo, con una breve digressione, di calare sino allo specchio d’acqua. Come anticipato il sentiero 101 procede, praticamente piano, su fondo caratterizzato da fine e compatto ghiaino con spettacolare scorcio alle spalle sulle Crode Fiscaline mentre alla nostra destra cala la profonda Val Sassovecchio. Il motivo più avvincente è sempre dato dal sottostante laghetto in grado di meravigliare per le sue colorazioni variabili tra il turchese e il blu scuro a seconda dell’inclinazione dei raggi solari. Riprendiamo a salire debolmente con, davanti a noi, l’articolata cresta settentrionale del Monte Paterno. Siamo ormai in vista della Forcella di Toblin che si raggiunge con un tratto un po’ più ripido. Poco prima della sella ammiriamo, alla nostra destra, i più alti fra i “Laghi dei Piani” posti in un bellissimo contesto prativo con, più lontana, la sagoma rocciosa del Lastron degli Scarperi. Lasciati i laghi siamo alla Forcella di Toblin presso la quale si erge il Rifugio Locatelli (Drei Zinnen Hütte – m 2405 – ore 0,50 dalla Forcella Pian di Cengia – ore 4,35 complessive), con il più famoso panorama sulle Tre Cime di Lavaredo.

Siamo ad un importante crocevia di sentieri; il segnavia 101 muove ampio verso sud con la possibilità, per chi lo desidera, di traversare più in alto, a mezza costa, con un sentierino che taglia nei ghiaioni la parete occidentale del Monte Paterno. Il sentiero “ufficiale” si sviluppa di poco più in basso raggiungendo la quota minima di 2350 metri per poi recuperare un centinaio di metri di dislivello sino ad accedere alla Forcella Lavaredo (Paternsattel - m 2454) subito a sinistra delle Tre Cime e quasi alla base della cima più piccola (ore  0,40 dal Rifugio Locatelli – ore 5,15 complessive).

Nel proseguo un breve tratto ripido permette di calare tra rocce e detriti sino al Rifugio Lavaredo (m 2344) dove chiudiamo il nostro itinerario ad anello. L’ultima frazione di percorso è comune all’andata. Seguiamo l’ampia mulattiera che, transitando presso la Cappella degli Alpini (m 2314) riporta infine alla partenza in prossimità del Rifugio Auronzo (m 2320 – circa 6 ore di cammino).

Cenni sulla flora:

L’ambiente attraversato dall’escursione è caratterizzato esclusivamente da substrati calcareo-dolomitici e ciò si riflette, naturalmente, sulla ricca flora del settore. Segue una lista delle principali specie osservate in occasione della stesura di questo testo e quindi nel mese di agosto.

1)      Millefoglio di Clavena (Achillea clavenae). Tipica pianta di praterie, ghiaioni e pendii aridi su substrato calcareo. E’ un endemismo alpino – dinarico con areale esteso in Italia dalla Lombardia al Friuli.

2)      Sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa); endemica delle Alpi sud orientali appare molto simile, nell’aspetto, a Saxifraga caesia. La distinzione tra le due specie non è affatto semplice e non è d’aiuto l’osservazione dei fiori che in pratica sono quasi identici. Un elemento distintivo risiede nelle foglie, incurvate solo all’apice in S.squarrosa, curve e aperte su tutta la lunghezza in S.caesia.

3)      Millefoglio dei macereti (Achillea barrelieri subsp.oxyloba)

4)      Potentilla lucida (Potentilla nitida). Caratteristica nel suo portamento strisciante, offre alcune tra le fioriture più spettacolari delle Dolomiti.

5)      Valeriana strisciante (Valeriana supina): endemica dell’arco alpino, predilige i ghiaioni rocciosi su substrato calcareo.

6)      Bonarota comune (Paederota bonarota). Specie rupicola per eccellenza, ama le pareti calcaree dolomitiche verticali. E’ un endemismo del nordest italiano caratterizzato in luglio da belle infiorescenze di colore blu.

7)      Minuartia austriaca (Minuartia austriaca). Endemismo delle Alpi Orientali presente nei macereti e nei ghiaioni

8)      Gipsofila strisciante (Gypsophila repens)

9)      Iberidella alpina (Hornungia alpina)

10)   Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

11)   Orchidea delle zanzare (Gymnadenia conopsea)

12)   Nigritella comune (Nigritella nigra) nei prati presso la vetta

13)   Napello (Aconitum napellus)

14)   Camedrio alpino (Dryas octopetala)

15)   Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides)

16)   Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp.rhaeticum)

17)   Cariofillata montana (Geum montanum)

18)   Crepide dorata (Crepis aurea)

19)   Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

20)   Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

21)   Nontiscordardime (Myosotis alpestris)

22)   Graminia di Parnasso (Parnassia palustris)

23)   Spillone alpino (Armeria alpina)

24)   Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

25) Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

26)   Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

27)   Campanula barbata (Campanula barbata)

28)   Genzianella (Gentiana verna)

29)   Verga d’oro (Solidago virgaurea)

30)   Genziana nivale (Gentiana nivalis)

31)   Piede di gatto (Antennaria dioica)

32)   Pedicolare a foglie verticillate (Pedicularis verticillata)

33)   Romice scudato (Rumex scutatus)

34)   Campanula dei ghiaioni (Campanula cochleariifolia)

35) Sassifraga verde azzurro (Saxifraga caesia)

36) Primula orecchia d'orso (Primula auricula)

37) Genziana alata (Gentiana utriculosa)

38) Campanula di monte (Campanula scheuchzeri)

39) Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum)

40) Carlina segnatempo (Carlina acaulis)

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