Lavinores (Sas dla Para)

LAVINORES (SAS DLA PARA – m 2462)

Il settore meridionale dell’altopiano di Sennes è delimitato dalle forme imponenti del Monte Lavinores. Nonostante l’aspetto massiccio è una montagna priva delle guglie e delle pareti strapiombanti proprie di molte cime dolomitiche. I pendii non troppo ripidi si rivelano particolarmente adatti agli escursionisti che possono raggiungere il punto più alto senza affrontare difficoltà degne di nota. Il panorama di vetta è tra i più belli del circondario, aperto non solo sulle principali elevazioni che cingono l’altopiano di Sennes, ma anche sugli imponenti bastioni delle Tofane. La salita transita inoltre presso il Rifugio Fodara Vedla dove le dolci ondulazioni fiorite destano meraviglia nel camminatore che sceglierà inizio estate per scoprire la zona. Purtroppo nel mese di agosto la salita al rifugio diviene una processione scomposta di turisti che molto toglie alla serenità del luogo. Per questa ragione consigliamo d’eseguire l’ascensione in giugno oppure in luglio quando la neve ancora presente sulle cime circostanti renderà i paesaggi ancora più suggestivi; potrete inoltre ammirare la ripresa vegetativa a seguito del lungo inverno alpino con un‘esplosione di fiori dai colori vivaci a rendere il tutto ancora più bello. La doppia denominazione trae origine dai dialetti locali: Lavinores è il nome della montagna per gli ampezzani mentre Sas dla Para è la stessa vetta per i marebbani.

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Ra Stua (m 1668): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 794. Acqua: una bella fonte a sinistra della mulattiera dopo una decina di minuti di cammino (tratto Ra Stua – Cianpo de Crosc); un’altra fonte è posta sull’esterno del Rifugio Fodara Vedla. Naturalmente il rifugio è un ulteriore, eccellente punto d’appoggio.

Accesso:

Si accede alla partenza da Cortina d’Ampezzo seguendo la statale n° 51 in direzione di Dobbiaco. Si supera Fiames e si scavalca il ponte sul Rio Felizon. In coincidenza di un pronunciato tornante si abbandona la statale che altrimenti salirebbe al Passo di Cimabanche. Scegliamo invece di risalire la stretta stradina asfaltata che si separa a sinistra risalendo l’angusto e profondo solco scavato dal Torrente Boite. Da notare, nel settore superiore, alcune belle rapide che precedono di poco l’arrivo al Rifugio Ra Stua. Il tratto percorribile in automobile ha termine in coincidenza del rifugio presso il quale è presente un ampio parcheggio. Da notare che da inizio luglio a fine agosto il tratto che si separa dalla statale salendo al Rifugio Ra Stua è proibito al transito per evitare ingorghi e pericolosi incroci nei tratti più stretti, è tuttavia presente un comodo servizio di pulmini con partenza da Fiames che garantisce la possibilità di salire e scendere al rifugio dalle 9 del mattino alle 18 con tempi d’attesa minimi.

Descrizione del percorso:

L’ambiente che si apre in coincidenza del Rifugio Ra Stua appare già notevole da un punto di vista panoramico. Alla salita in auto nello stretto ed angusto solco segue il bellissimo terrazzo prativo che accoglie la costruzione. E’ un angolo appartato che offre il meglio di sé a cavallo tra giugno e luglio quando i primi tepori e il silenzio, grazie al turismo ancora scarso, permettono un paesaggio particolarmente suggestivo ed incontaminato.

Il cammino si sviluppa oltre il rifugio su comoda mulattiera risalendo in debole pendenza l’ampia vallata. Manteniamo alla nostra sinistra il limpidissimo torrente Boite procedendo per lunghi tratti all’ombra di una rada boscaglia di conifere. Da notare, dopo pochi minuti di cammino, la presenza di una bella fonte d’acqua subito a destra dello stradello. Il percorso particolarmente dolce ed uniforme permette, senza troppa fatica, di guadagnare un buon passo. A meno di mezz’ora dalla partenza il bosco si dirada lasciando spazio ad un’ampia radura in parte acquitrinosa con piccola malga al margine nord-occidentale del piano. Siamo al Cianpo de Crosc (Campo Croce - m 1758), un luogo di particolare suggestione dove sono spesso presenti mandrie di mucche e cavalli al pascolo. Il paesaggio è di particolare imponenza: la vallata (Val Salata) appare sovrastata a destra da un lungo costone roccioso, tabulare sulla sua sommità. Le rocce dolomitiche contrastano con il verde intenso dei prati sottostanti a creare un magnifico ambiente dolomitico. Abbandoniamo il proseguo lungo la Val Salata per volgere a sinistra sul segnavia 9 con indicazioni per il Rifugio Fodara Vedla. Da notare che il bivio è posto al margine del Cianpo de Crosc; per visitare la torbiera è consigliabile una breve digressione oltre la biforcazione per poi tornare brevemente a riprendere l’incrocio.

Come anticipato si abbandona il fondo valle del torrente Boite per salire, ancora una volta su ampia forestale a fondo ghiaioso, sul ripido pendio a sinistra (destra orografica). In moderata pendenza guadagniamo quota con una serie di tornanti e il bosco di conifere che torna a farsi denso ed ombroso. Inerpicandoci lungo il pendio accostiamo alcune pareti rocciose che sovrastano a destra il percorso. Il bosco concede più in alto alcune schiarite con splendidi scorci sul sottostante fondo valle prativo del Cianpo de Crosc. Intorno ai 1900 metri di quota la forestale raggiunge infine il soprastante altopiano. Nonostante alcune deboli ondulazioni il percorso diviene nel complesso comodo e quasi piano: il bosco diviene meno denso lasciando spazio ad una bassa vegetazione a pino mugo e rododendro. Compare alle spalle la grandiosa sagoma della Croda Rossa d’Ampezzo che trae evidentemente nome dalla colorazione delle rocce che ne caratterizzano la sommità. Verso settentrione cominciamo a scorgere le cime che fanno da quinte all’altipiano di Sennes. Procediamo lungo i facili saliscendi della mulattiera per guadagnare infine l’ampia conca che ospita il lago temporaneo di Rudo (m 1990 – in alcune carte L. de Fodara). Si tratta di uno specchio d’acqua stagionale che frequentemente si prosciuga con l’avanzare della stagione estiva lasciando una piccola spianata ghiaiosa attorniata da rigogliosi prati. Il paesaggio circostante è imponente: cime dolomitiche si ergono grandiose a dominare la spianata mentre a sinistra osserviamo le pendici del Lavinores. Proseguiamo traversando a destra del Lago de Rudo sino a guadagnare un poco pronunciato culmine (m 2003) in coincidenza del quale entriamo amministrativamente in territorio altoatesino; siamo pertanto all’interno del Parco Regionale Fanes – Sennes – Braies. Traversiamo con debole pendenza tra i pendii a pino mugo sulla destra e i vasti prati. Da notare le tracce che si separano sulla sinistra conducendo al Lavinores; potremmo già seguirne il tracciato ma è prima vivamente raccomandata la digressione che conduce, in pochi minuti, al Rifugio Fodara Vedla (m 1966 – ore 1,30 dalla partenza). Il rifugio è posto in una conca idilliaca che ospita un gruppo di piccole caratteristiche malghe in legno. E’ un ottimo punto per fare una sosta ed un eventuale rifornimento d’acqua e cibo.

Intraprendiamo ora la salita lungo la via normale al Lavinores. Abbiamo già anticipato la posizione del bivio per passare sul sentiero che conduce in vetta: si tratta di tornare a ritroso per pochi minuti sino ad individuare le tracce di sentiero che si separano a destra della mulattiera. Altre tracce partono direttamente dal Rifugio Fodara Vedla aggirando alcuni modesti dossi erbosi parallelamente alla forestale percorsa in precedenza sino a congiungersi al soprastante bivio. Al nostro passaggio (estate 2012) non vi erano cartelli segnalatori ma la possibilità d’errore, con buona visibilità, era pressoché nulla grazie all’ambiente aperto e all’evidente struttura del Lavinores posta proprio davanti a noi.

Il nostro cammino si sviluppa dapprima tra pino mugo per poi guadagnare un bel piano verdeggiante; un breve sbalzo e raggiungiamo un’ulteriore distesa prativa punteggiata ad inizio estate da migliaia di fiori. E’ un panorama da ricordare grazie ad un ambiente di rara serenità e bellezza. Il contesto circostante offre una magnifica rassegna di grandiose cime dolomitiche; in particolare, compare verso nord la curiosa sagoma della Croda di Becco mentre più a sinistra compare l’altro gigante addormentato a guardia dell’altopiano di Sennes: si tratta del Monte Sella di Sennes. Il panorama si allarga ulteriormente in quanto il sentiero abbandona la piana prativa per risalire, ora tra ripidi pendii detritici, lungo il fianco settentrionale del Lavinores; alle spalle notiamo il profondo solco della Val Tamersc. La vecchia segnaletica è ormai sbiadita o inesistente ma il percorso è così ben marcato ed evidente che possiamo procedere in assoluta tranquillità. Il fondo assume progressivamente caratteristiche d’alta montagna: il manto erboso cede definitivamente il passo ad instabili pendii ghiaiosi: è il regno del Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp.rhaeticum), le cui fioriture gialle in estate rallegrano e fanno rivivere questi pendii solo in apparenza nudi e privi di vita. Siamo sovrastati dalla sagoma del Lavinores caratterizzata, nel settore sommitale, da una sovrapposizione di grandi stratificazioni rocciose inclinate. Il percorso procede nell’aggiramento della montagna: volgiamo progressivamente verso destra (meridione) in direzione dell’evidente spalla che discende direttamente dalla cima. Il paesaggio offre ora una grandiosa visione della Croda Rossa d’Ampezzo e della Remeda Rossa le cui denominazioni fanno evidente riferimento alla colorazione rosso ruggine delle rocce sommitali. Il grande altipiano di Sennes resta alle nostre spalle e, complice l’altitudine, appare spogliato della sua imponenza assumendo l’aspetto di una distesa occupata da prati e boschi di conifere: soltanto la Croda del Becco mantiene la sua grandiosità data dalla struttura nuda e rocciosa che si erge imponente a nord. Siamo infine sul dorso della cresta che dalla cima discende ad oriente. Si aprono nuovi orizzonti in direzione della conca di Cortina d’Ampezzo e il nostro sguardo è attratto in particolar modo dalle slanciate forme delle Tofane.

Siamo ora all’ultimo tratto della nostra ascensione: si tratta di volgere verso destra rimontando l’ampio  crinale sommitale. La salita è ripida ma priva di ogni difficoltà sviluppandosi su facili balze erbose. L’ampiezza della cresta elimina ogni problema legato all’esposizione. Nel tratto superiore il manto erboso appare frammisto ad affioramenti detritici. Poiché la salita segue per gran parte il crinale, si tratta anche della frazione più panoramica della via normale, un magnifico balcone spalancato a sinistra sulle Tofane e a destra sull’altipiano di Sennes; scorgiamo inoltre la profonda Val Salata con i verdi pascoli del Cianpo de Crosc. Un‘ultima ripida frazione tra pietraia e rada vegetazione erbosa immette infine sull’ampio pianoro sommitale (m 2462 – ore 1,30 dal Rifugio Fodara Vedla – ore 3 complessive). Da notare come la sommità del Lavinores sia in effetti caratterizzata da un lunga cresta quasi piana che si affaccia a destra in uno strapiombante salto roccioso e a sinistra in un ripido pendio erboso. Il panorama di vetta offre la visione di nuove cime dolomitiche; ci riferiamo in particolar modo alle vette che fanno da quinte all’altopiano di Fanes. Naturalmente si rinnova la visione sulle Tofane, sulla Croda Rossa d’Ampezzo, sull’altipiano di Sennes con le cime della Croda del Becco, del Monte Quaira di Sennes e il Monte Sella di Sennes. Bello lo scorcio in direzione della profonda Val Tamersc. Il rientro avviene a ritroso.

Cenni sulla flora:

La zona del Lavinores è ben nota ai botanici per la grande ricchezza di specie osservabili. Il periodo migliore per le fioriture è senz’altro quello d’inizio estate (tra giugno e luglio) a seguito de disgelo. Elenchiamo di seguito una ricca scelta di specie osservate in occasione della nostra salita.

1) Crepide dorata (Crepis aurea) in grande quantità, tra Ra Stua e Cianpo de Crosc.

2) Orchide macchiata (Dactylorhiza maculata)

3) Orchidea sanguigna (Dactylorhiza incarnata subsp. cruenta) lungo il torrente Boite a breve distanza da Cianpo de Crosc.

4) Listera maggiore (Listera ovata) nel sottobosco di conifere tra Ra Stua e Cianpo de Crosc.

5) Prunella delle Alpi (Prunella grandiflora)

6) Genziana nivale (Gentiana nivalis) nei dintorni di Ra Stua.

7) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata) negli affioramenti rocciosi presso Ra Stua.

8) Tajola comune (Tofieldia calyculata) nella zona acquitrinosa in coincidenza di Cianpo de Crosc.

9) Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum) nel sottobosco di conifere tra Ra Stua e Cianpo de Crosc.

10) Vedovella celeste (Globularia cordifolia) presso Ra Stua.

11) Acino alpino (Acinos alpinus)

12) Cariofillata dei rivi (Geum rivale)

13) Primula farinosa (Primula farinosa) presso il Lago di Rudo.

14) Pinguicola alpina (Pinguicola alpina), una delle poche piante carnivore presenti in Italia.

15) Trifoglio bruno (Trifolium badium), nei prati presso Ra Stua.

16) Viola gialla (Viola biflora)

17) Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum)

18) Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia)

19) Poligono viviparo (Polygonum viviparum)

20) Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

21) Orchidea delle zanzare (Gymnadenia conopsea)

22) Orchidea odorosa (Gymnadenia odoratissima)

23) Moehringia muscosa (Moehringia muscosa) nei dintorni del Lago di Rudo.

24) Maiantemo a due foglie (Maianthemum bifolium) nel sottobosco salendo da Cianpo de Crosc al Lago di Rudo.

25) Cariofillata montana (Geum montanum)

26) Genzianella (Gentiana verna)

27) Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

28) Camedrio alpino (Dryas octopetala)

29) Botton d’oro (Trollius europaeus)

30) Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

31) Platantera comune (Platanthera bifolia)

32) Pigamo colombino (Thalictrum aquilegifolium)

33) Valeriana montana (Valeriana montana) nel sottobosco salendo da Cianpo de Crosc al Lago di Rudo.

34) Valeriana delle rupi (Valeriana saxatilis), subendemica dell’arco alpino è presente nelle rocce in ombra a fianco della mulattiera che sale da Cianpo de Crosc al Lago di Rudo.

35) Erigero unifloro (Erigeron uniflorus)

36) Millefoglio di Clavena (Achillea clavenae); endemismo alpino – dinarico inconfondibile per le foglie grigio argentate.

37) Raponzolo orbiculare (Phyteuma orbiculare)

38) Fragolina di bosco (Fragaria vesca)

39) Millefoglio dei macereti (Achillea barellieri subsp.oxyloba); endemico delle Alpi centro orientali è presente nei prati e nelle rocce presso il Lago di Rudo.

Tra il Rifugio Fodara Vedla e la cima:

1) Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides)

2) Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

3) Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp.rhaeticum), presente nei ghiaioni della prima parte di salita, prima di raggiungere la dorsale che dalla cima cala ad oriente

4) Iberidella grassa (Thlaspi rotundifolium); endemica delle Alpi è presente nei ghiaioni della prima parte di salita, prima di raggiungere la dorsale che dalla cima cala ad oriente.

5) Stella alpina (Leontopodium alpinum)

6) Salice retuso (Salix retusa)

7) Salice reticolato (Salix reticulata)

8) Draba gialla (Draba aizoides)

9) Soldanella alpina (Soldanella alpina), fotografata in vetta, nelle zone appena lasciate libere dalla neve.

10) Soldanella del calcare (Soldanella minima), fotografata in vetta, nelle zone appena lasciate libere dalla neve.

11) Minuartia sedoide (Minuartia sedoides)

12) Iberidella alpina (Hornungia alpina)

13) Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

14) Spillone alpino (Armeria alpina)

15) Dafne rosea (Daphne striata)

16) Vulneraria (Anthyllis vulneraria)

17) Veronica minore (Veronica aphylla)

18) Moehringia cigliata (Moehringia ciliata) presente nei ghiaioni della prima parte di salita, prima di raggiungere la dorsale che dalla cima cala ad oriente.

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