Piglione

PIGLIONE (m 1233)

Come noto, le Apuane meridionali contrastano con il resto del gruppo per le loro forme dolci ed erbose, che ricordano molto il vicino Appennino Tosco Emiliano. Non fa eccezione Monte Piglione, elevazione in genere trascurata, ben visibile dalla piana di Lucca. La maggior parte degli escursionisti predilige il vicino Monte Prana grazie al sentiero che ne raggiunge la sommità, eppure il panorama di vetta del Piglione non teme il confronto con le montagne adiacenti. Aperto verso il settore centrale del gruppo e soprattutto in direzione del mare, il paesaggio offerto da questa escursione è estremamente suggestivo, soprattutto a primavera avanzata quando le linee dolci di questa montagna si rivestono dei colori di migliaia di fiori. Il Piglione è ben noto agli amanti della flora che a cavallo tra i mesi di maggio e giugno possono osservare una nutrita rassegna di orchidee, a trasformare in un magnifico giardino tutto il settore sommitale. Naturalmente il Piglione può essere risalito anche in altri periodi dell’anno avendo cura d’evitare il periodo invernale quando la neve ne riveste spesso la lunga cresta, ma è in primavera che questa particolare montagna dà il meglio di sé. Da evitare la stagione estiva per le elevate temperature legate alla quota contenuta e alla vicinanza del litorale toscano.

Dati tecnici:

Dall’Albergo Alto Matanna (m 1034): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tuttavia non è segnalato da cartelli il bivio per la vetta in località La Parte. Dislivello assoluto: m 250; dislivello reale superiore in quanto si percorrono ampi tratti di crinale. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Si accede alla partenza dalla bassa Garfagnana. Si abbandona il fondovalle del Serchio risalendo lo stretto solco vallivo del torrente Turrite Cava. Superiamo i paesi di Fabbriche di Vallico e Gragliana raggiungendo Mulini di Palagnana. Volgiamo a sinistra e saliamo sino a raggiungere il parcheggio presso l'ex albergo Alta Matanna (m 1034).

Descrizione dell’itinerario:

L’ambiente di partenza, circostante l’Albergo Alto Matanna, appare molto suggestivo: siamo tra bosco rado e spazi prativi ben curati. La struttura funge da rifugio nella bella stagione permettendo d’approvvigionarsi di cibo e acqua. Il nostro percorso si articola verso sinistra (segnavia n°3); superato un piccolo cancello bordeggiamo il minuscolo laghetto denominato Bozzone. In debole salita raggiungiamo rapidamente un poggio dal quale appare, davanti a noi, la struttura piramidale del Monte Piglione. Procediamo praticamente in piano, su percorso ampio e facile con, alle spalle, le rocciose vette della Pania della Croce e della Pania Secca. Pochi minuti e guadagniamo l’importante valico della Foce del Pallone (m 1092). Si tratta di un punto panoramico straordinario: ad occidente si apre alla vista la costa versiliese con visibili, nei giorni tersi, le isole Gorgona, Capraia ed Elba oltre alla Corsica proprio all’orizzonte. Nelle immediate vicinanze notiamo, a nordovest, il Monte Gabberi in posizione molto prominente sulla costa oltre al vicino Matanna la cui via normale ha inizio proprio dalla nostra sella. Verso meridione scorgiamo il vicino Monte Prana.

Proseguiamo tralasciando il segnavia 3 che dalla Foce del Pallone volge deciso a destra tagliando in lunga diagonale discendente le pendici meridionali del Matanna. Passiamo sul sentiero 101 che mantiene grosso modo la cresta spostandosi dapprima alla sua sinistra per evitare una frazione più impervia per poi guadagnarne nuovamente l’ampio dorso erboso. Siamo ad un secondo terrazzo panoramico spalancato questa volta verso meridione con in primo piano il Monte Prana a coprire parzialmente il Lago di Massaciuccoli e il “nostro” Monte Piglione a sinistra e quindi più arretrato del precedente rispetto al litorale. Appare evidente che per risalirne le pendici dovremo dapprima perdere quota per raggiungere la sottostante ampia sella erbosa. Percorriamo questo tratto comodamente sfruttando il facile sentiero che esegue in coincidenza di un cartello segnalatore una brusca svolta a sinistra; subito oltre scendiamo con pendenza moderata tra i verdeggianti prati. In breve siamo al punto più basso della nostra escursione: si tratta della Foce del Termine nota anche come Foce del Crocione (m 983 – ore 0,45 dalla partenza), importante crocevia di numerosi sentieri. Tralasciamo le varie opportunità che scendono sui due versanti del crinale procedendo davanti a noi, senza alcuna difficoltà, (segnavia 103) riprendendo a salire sul facile pendio. Da notare che alle spalle occhieggiano sempre le Panie e il Matanna mentre il Piglione è alla nostra sinistra. Poco oltre abbandoniamo il verdeggiante e aperto crinale per sottopassarlo sulla sinistra entrando nel folto del bosco di latifoglie. Il sentiero traversa in pratica senza dislivelli sino a riprendere lo spartiacque presso una sella  dove, a fine maggio, sono presenti decine di Asfodeli fioriti. Si tratta del punto dove abbandoniamo il segnavia 103 per volgere sull’esile sentierino che sale ripido nella pineta in direzione del soprastante Piglione. Sarebbe raccomandabile l’aggiunta di un cartello segnalatore essendo l’unico bivio del percorso non segnalato, in ogni caso l’errore è impossibile se si usa come riferimento la casa posta poche decine di metri a destra della sella (località La Parte – m 994).

Il percorso appare ora particolarmente ripido e si sviluppa all’interno di una pineta che costituisce una presenza inedita dopo aver camminato tra prati, castagneti e faggete. Il tratto nel folto delle conifere è breve: ne usciamo più in alto tornando ad osservare alle spalle il Mar Ligure e il Monte Prana. Siamo ora sormontati da un‘evidente elevazione erbosa: il nostro percorso ne rimonta fedelmente la spalla prativa sino a breve distanza dal suo culmine. Il sentiero evita di raggiungerne la cima per volgere a sinistra traversando in direzione dell’evidente profilo del Piglione. La presenza dei segnavia azzurri sulle rocce elimina ogni dubbio sul tracciato da seguire. Una breve discesa porta proprio sotto la verticale della cima. Naturalmente non è possibile salire direttamente in vetta: il percorso esegue invece una lunga diagonale verso destra per raggiungere l’ampio crinale sommitale dal quale saliremo senza difficoltà in cima. Seguiamo pertanto il sentierino a tratti stretto ma ben scavato nel ripido pendio che, a fine primavera, si riveste dei colori di migliaia di fiori con particolare riferimento alle bellissime orchidee selvatiche. In coda alla relazione trovate un ampio resoconto delle piante più belle ed appariscenti osservabili lungo il percorso. Guadagniamo senza problemi la selletta posizionata a meridione rispetto al punto più alto: il panorama si apre ad oriente verso la Garfagnana e il crinale dell’Appennino Tosco Emiliano mentre ad occidente la vista è sempre aperta verso il mare, interrotta in minima parte dai monti Prana, Gabberi e Lieto.

Curiosa caratteristica del Piglione è il lungo dorso che la montagna protende per quasi un km verso sud. La sella che abbiamo raggiunto è posizionata grosso modo a metà di questo esile crinale. Verso destra si può risalire in pochi minuti al culmine meridionale, proteso in direzione della piana di Lucca. La cima vera e propria si raggiunge invece seguendo la traccia segnata che sale a sinistra seguendo la facile crestina che appare sottile e ripida. Nonostante le apparenze ancora una volta non vi è alcun problema: innalzandoci lungo il crinale possiamo osservare alle spalle la più bassa cima meridionale del Piglione. In ultimo siamo sul crinaletto sommitale caratterizzato da facili ondulazioni tra erba e qualche piccolo affioramento roccioso. Dal punto più elevato (m 1233 – ore 2 dalla partenza) possiamo notare, nei giorni sereni, un panorama spettacolare verso la parte centrale delle Alpi Apuane e addirittura uno scorcio sul lontano Golfo di La Spezia con le isole di Palmaria e Tino. Si ripete la splendida vista verso il litorale mentre ad oriente il panorama è chiuso dalle erbose cime appenniniche. Il rientro avviene a ritroso.

Cenni sulla flora:

Abbiamo anticipato nell’introduzione la grande ricchezza di specie floreali osservabili lungo il percorso. Particolare menzione la meritano le numerosissime orchidee osservabili, con particolare riferimento alla cuspide sommitale del Piglione. Elenchiamo di seguito le più facili da osservare.

1) Orchide maschia (Orchis mascula) presente sin dalla partenza con parecchi esemplari a monte del Laghetto del Bozzone e sui pendii prativi del Matanna.

2) Orchidea screziata (Neotinea tridentata); è presente con straordinaria abbondanza su gran parte del percorso. Numerosissimi gli esemplari presso la Foce del Crocione e nel traverso sotto la vetta del Piglione.

3)  Giglio caprino (Anacamptis morio), una delle orchidee più comuni lungo il percorso, ma anche una delle più precoci. Solitamente è in stato di sfioritura quando le altre sono nel pieno dell’antesi.

4)  Ballerina (Orchis antropophora); una tra le orchidee più belle anche se l’aspetto esile e il colore verde non ne facilita l’avvistamento. Ne abbiamo trovati pochi esemplari nel tratto in discesa tra la Foce del Pallone e la Foce del Crocione nonché poco a valle della selletta compresa tra la vetta del Piglione e la cima meridionale dello stesso.

5) Orchide gialla (Orchis pauciflora); bella orchidea dai fiori di colore giallo presente nel traverso in salita verso la selletta che immette nella cresta sommitale. Può essere confusa con Orchis provincialis; quest’ultima presenta tuttavia foglie maculate mentre in Orchis pauciflora le foglie non hanno macchie permettendo una facile distinzione fra le due specie.

6) Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina), presente nelle due versioni di colore giallo oppure violaceo. L’abbiamo osservata presso la Foce del Pallone, nel tratto di salita a monte della località La Parte e sulla cresta sommitale del Piglione.

7) Orchide macchiata (Dactylorhiza maculata), così chiamata per l’appariscente screziatura delle foglie. E’ osservabile nel sottobosco di latifoglie compreso tra la Foce del Crocione e località La Parte.

8)  Elleborina bianca (Cephalanthera longifolia) dall’infiorescenza candida.

Con una deviazione di mezz’ora dal sentiero descritto è possibile aggiungere almeno altre quattro specie d’orchidea. Consigliamo, avendone il tempo, di seguire per un breve tratto il sentiero n° 3 che dalla Foce del Pallone cala a Toggiano. Il percorso segnato traversa in diagonale discendente l’arido versante meridionale del Matanna; un occhio molto attento saprà scorgere, nelle garighe assolate intorno a quota 1000 metri, la bellissima Serapide lingua (Serapias lingua), il Fior di ragno (Ophrys sphegodes) e la piccola ma graziosa Orchidea bruciacchiata (Neotinea ustulata). E’ inoltre presente Neotinea x dietrichiana, ibridazione tra Neotinea ustulata e Neotinea tridentata. Lungo il sentiero si supera un breve tratto su roccia calcarea ove è presente la Vedovella delle Apuane (Globularia incanescens): naturalmente non si tratta di un orchidea, ma è comunque una pianta di grande interesse trattandosi di un endemismo delle Alpi Apuane con areale esteso al crinale appenninico Tosco Emiliano.

Tornando al percorso di salita al Piglione è possibile l’osservazione non solo delle bellissime orchidee ma anche di numerose altre specie di piante montane che meritano almeno una citazione. Elenchiamo alcune delle più belle e appariscenti:

1) Asfodelo montano (Asphodelus albus): come indicato nella descrizione di salita, è presente una colonia particolarmente ricca presso località La Parte. Numerosi altri esemplari sono presenti nei prati a valle del sentiero che unisce la Foce del Pallone alla Foce del Crocione.

2) Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia), nel sottobosco di latifoglie compreso tra la Foce del Crocione e località La Parte.

3) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata), nel traverso sotto la vetta del Piglione.

4)  Sassifraga bulbifera (Saxifraga bulbifera), abbondantemente rappresentata nei prati, ad esempio presso la Foce del Crocione.

5)  Erba roberta (Geranium robertianum) nel sottobosco di latifoglie compreso tra la Foce del Crocione e località La Parte.

6)  Anemone bianca (Anemone nemorosa) nel sottobosco di latifoglie compreso tra la Foce del Crocione e località La Parte.

7) Narciso selvatico (Narcissus poeticus) osservabile sin dai prati presso l’Albergo Alto Matanna. Sulle pendici orientali del Piglione è presente in straordinaria quantità, come si può facilmente rilevare percorrendo la cresta sommitale.

8)  Genziana di Koch (Gentiana acaulis)

9)  Sigillo di Salomone (Polygonatum odoratum)

10)  Bugola (Ajuga reptans)

11)  Vedovella dei prati (Globularia vulgaris)

12)  Carice minore (Carex humilis)

13) Elleboro verde (Helleborus viridis)

14) Fragola di bosco (Fragaria vesca)

15) Erica arborea (Erica arborea); diversi cespugli sono presenti sulle pendici occidentali del Piglione a circa 1000 m di quota.

16) Cerastio apuano (Cerastium apuanum); endemico delle Alpi Apuane e dell'Appennino Lucchese, è presente in prossimità della vetta del Piglione.

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