Plische (dal Rifugio Battisti)

PLISCHE (m 1991) – Salita dal Rifugio Battisti

Il Plische è una marcata cima, nell’ambito delle Piccole Dolomiti raggiungibile con due diverse vie di salita. Si può salire al punto più alto dal versante di Recoaro Terme oppure dalla Val d’Illasi. In particolare da Recoaro Terme l’ambiente è affascinante, caratterizzato da imponenti pareti calcaree che ricordano da vicino le rupi strapiombanti delle lontane Dolomiti. Un’ascensione consigliabilissima e non molto frequentata: evidentemente gli escursionisti sono attratti soprattutto dalle più famose cime circostanti quali l’Obante e soprattutto Cima Carega. Il risultato è una bella escursione in ambiente solitario da non affrontarsi tuttavia prima di maggio per l’innevamento spesso abbondante del tratto sommitale. La bassa quota della partenza consiglia inoltre d’evitare i periodi estivi più caldi. Particolarmente dal versante di Recoaro l’ascensione è infatti esposta al sole sin dal primo mattino rendendo le temperature molto elevate. Infine trovate in coda alla relazione un breve resoconto delle entità floreali: lungo questo percorso è infatti avvistabile una delle piante più rare e spettacolari delle Alpi: l’endemica Primula recubariensis.  

L’escursione in breve:

Rifugio Battisti (m 1265) – Passo delle Tre Croci (Passo della Lora – m 1716) – Passo Plische (m 1900) – Monte Plische (m 1991)

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Battisti (m 1265): Difficoltà: EE (Per lo più E – breve tratto EE nel settore sommitale) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale fino al Passo Plische. Assente ma con sentierino evidente nel breve tratto successivo. Dislivello assoluto: m 726. Acqua: assente.

Accesso:

L’uscita autostradale più adatta per raggiungere la partenza è quella di Montecchio Maggiore, posizionata sull’A4 subito a ovest di Vicenza. Si segue quindi la SP 246 transitando per Valdagno e raggiungendo, in circa 33 km dall’uscita dell’autostrada, il paese di Recoaro Terme. Dal paese volgiamo a sinistra su stretta e ripida strada di montagna comunque asfaltata ed in buone condizioni che conduce in circa 12 km sino al Rifugio Battisti. La strada ha termine in coincidenza della struttura; sono presenti numerosi spazi per parcheggiare.

Descrizione del percorso:

Sin dalla partenza presso il Rifugio Battisti (m 1265) il paesaggio è molto meritevole. Siamo al cospetto del lungo costone roccioso dei monti Zevola, Tre Croci e Plische. I verdeggianti prati presso il rifugio creano un bel contrasto con le alte rupi calcaree soprastanti. Nel nostro caso, avendo eseguito la salita nel mese di maggio, erano ancora presenti parecchi nevai a rendere ancora più attraente il panorama.

L’ascensione ha inizio immediatamente a fianco del rifugio: i cartelli indicano il segnavia n°110 che sale in direzione del Passo della Lora. La sella è facilmente riconoscibile in quanto è il punto più basso del soprastante bastione roccioso. La mulattiera si sviluppa ampia e comoda, adatta ad ogni escursionista grazie alla pendenza moderata. Una lunga serie di tornanti permette in effetti di salire senza eccessiva fatica lungo l’ampio canalone discendente dal passo. Anche in presenza di nevai residui non si hanno eccessive difficoltà, specialmente in presenza di tracce. Procediamo alternando frazioni nella fitta mugheta con altre scoperte, a fondo per lo più detritico. Possiamo notare, sulla destra, la caratteristica struttura dall’aspetto dolomitico del Monte Obante. Nel proseguo il percorso devia decisamente verso la sinistra del vallone sino a portarsi a poche decine di metri dalla base delle soprastanti pareti calcaree. Contorniamo a distanza le strapiombanti rupi del Sasso Molesse quindi obliquiamo decisamente, questa volta verso destra con, davanti a noi, le pendici sudorientali del Plische.

Ignoriamo la deviazione a destra che condurrebbe, con il segnavia 111, alla Porta di Campobrun e quindi al Rifugio Scalorbi. Di nuovo tra i mughi ci spostiamo a sinistra sino a portarci sotto la verticale della Passo della Lora. L’ultima frazione è la più ripida del percorso e permette l’accesso alla forcella, nota anche come Passo delle Tre Croci, dove finalmente possiamo affacciarci sul versante della Val d’Illasi (m 1716 – ore 1,15 dalla partenza). A distanza notiamo per la prima volta le cime dei monti Lessini più verdeggianti e con minori affioramenti rocciosi rispetto al Gruppo Carega. Prima di proseguire per la cima è raccomandabile una breve digressione a sinistra lungo il sentiero che taglia diagonalmente la Cima Tre Croci. Abbiamo modo, in un paio di punti, d’avvicinarci al profondissimo salto che precipita in direzione del Rifugio Battisti rimanendo impressionati dagli strapiombi e dalle numerose e slanciate guglie dolomitiche che caratterizzano l’ambiente. Possiamo inoltre soffermarci sul profilo del Monte Plische osservandone i due versanti, completamente diversi l’uno dall’altro: moderato e fittamente rivestito di mughi quello occidentale, detritico e caratterizzato da alcuni salti rocciosi quello orientale. Subito a destra del Plische notiamo, ancora una volta, il tozzo profilo dell’Obante.

Con partenza dal Passo della Lora muoviamo ora in direzione della vetta seguendo l’evidente segnavia G02. Tagliamo in progressiva salita la fitta mugheta aggirando a sinistra le pendici superiori della montagna. Il percorso, innalzandosi di quota, offre panoramiche progressivamente più vaste. Nello specifico andiamo ad osservare la lunga dorsale che, dal Passo Pertica, ascende in direzione della Cima Madonnina, mentre alle spalle spicca il profilo del Monte Trappola, massima elevazione dei Monti Lessini. Nei giorni più limpidi e tersi l’orizzonte occidentale è chiuso dalle grandiose cime ghiacciate che caratterizzano il Gruppo dell’Adamello. Nel settore superiore il sentiero si fa più erto e sconnesso ma mai difficile. Questo tratto, tutto sommato banale in estate, è invece assai impegnativo ad inizio stagione quando la neve ghiacciata forma ripidi colatoi esposti: in queste condizioni è assai sconsigliabile procedere. Arriviamo a scorgere, a breve distanza, una vecchia costruzione abbandonata presso l’imbocco di una miniera oggi dismessa mentre nel proseguo compare a distanza il culmine di Cima Carega con il Rifugio Fraccaroli. Un ultimo tratto in salita tra facili roccette precede un comodo traverso tra i mughi. Subito oltre, in breve debolissima discesa guadagniamo il marcato Passo Plische (m 1900) stretto passaggio tra il Plische a destra ed un’inconfondibile guglia calcarea con grotta sulla sinistra.

La mulattiera prosegue al di là della forcella descrivendo un ampio traverso a semicerchio al di sopra di un ripido ghiaione inclinato (neve residua sino ad inizio estate). Subito oltre abbandoniamo il sentiero segnato per volgere in salita a destra su traccia labile e poco evidente. Purtroppo non sono presenti cartelli segnalatori, in compenso la vetta è posta appena 100 metri più in alto e in questo tratto il percorso non è obbligato. Scegliendo intuitivamente il passaggio migliore tra i pini mughi saliamo sino a trovare un sentierino, questa volta ben scavato ed evidente. Sono presenti sbiaditi segnavia sulle roccette ma questa volta non c’è rischio d’errore. Sovrastiamo il Passo Plische, dal quale siamo transitati pochi minuti prima quindi l’esile tracciato taglia gli aridi prati sommitali. Senza alcuna rilevante difficoltà saliamo poco a destra della cresta che cala dalla cima verso settentrione e in ultimo raggiungiamo la cima (m 1991 – ore 1,15 dal passo della Lora – ore 2,30 complessive).

Il panorama di vetta è vasto ed istruttivo permettendo d’abbracciare gran parte del settore meridionale del Gruppo Carega compresa la cima principale e la sottostante Alpe di Campobrun. Dominiamo sia il versante della Val d’Illasi che Recoaro Terme mentre nei giorni più tersi la vista si estende a grande distanza raggiungendo la Pianura Veneta. Il rientro avviene a ritroso e l’intera escursione impegna per circa ore 4,30.

Cenni sulla flora:

La presenza, vicino al sentiero di salita, della rarissima Primula di Recoaro (Primula recubariensis) richiede un capitolo approfondito che senz’altro entusiasmerà gli amanti della flora.

Si tratta di una pianta straordinaria in quanto endemica in senso stretto del Gruppo Carega – Catena delle Tre Croci. L’areale di distribuzione, da nord verso sud, raggiunge appena 7 km di lunghezza (dal Boale dei Fondi a nord al Passo della Porta a sud) all’interno dei quali la specie si presenta solamente su rupi dolomitiche strapiombanti rivolte verso nord, in anfratti freddi ed ombrosi. E’ in assoluto la primula che presenta l’areale più stretto tra quelle conosciute in Italia. Non è un caso se la sua scoperta risale appena al 1998. Nonostante tutto siamo riusciti, sebbene con difficoltà, a trovarne alcuni esemplari in posizione tutt’altro che comoda. Pur non indicando l’esatta posizione delle piante possiamo senz’altro dire che per identificarne alcuni esemplari abbiamo dovuto abbandonare il sentiero di salita che dal Rifugio Battisti conduce al Passo della Lora. Circa 50 – 100 metri sotto al valico abbiamo lasciato il sentiero segnato traversando liberamente verso sinistra sino a raggiungere la base delle strapiombanti pareti del Sasso Molesse. Il passaggio avviene su pendii instabili e molto ripidi che richiedono piede fermo e molta attenzione. Raggiunta la parete, potrete osservarne i fiori sporgere dalle rocce, spesso in posizioni inaccessibili, e solamente a stagione molto anticipata (di solito nella seconda metà di maggio e nella prima parte di giugno).

Nonostante l’estrema rarità il riconoscimento non è difficile: Primula recubariensis presenta infatti fiori di colore tra il lilla e il violetto a renderla del tutto inconfondibile. La zona è ricchissima di Primula meravigliosa (Primula spectabilis), ma quest’ultima presenta corolle rosse e foglie lucide. Diverso è inoltre l’habitat; Primula spectabilis cresce su macereti, prati e talvolta su roccia mentre P.recubariensis si trova solamente in anfratti e pareti strapiombanti, dove la vita pare preclusa a molte altre specie floreali. Primula recubariensis è davvero un emblema della flora locale, una primula unica al mondo che anno dopo anno colora le rupi verticali del Gruppo Carega. Quando la osserverete, cosa che vi auguriamo vivamente, non dimenticatevi che siete di fronte ad un autentico miracolo della natura. Non cadete nella superficialità che porta molti, stupidamente, a raccogliere un fiore di montagna solo per vederlo sfiorire in poche ore mettendo per giunta a repentaglio la sopravvivenza della specie. Primula recubariensis fiorisce da secoli negli anfratti più riparati sfidando vento e gelo: è giusto che continui a vivere nella sua “casa”: gli angoli più remoti delle montagne di Recoaro dove le auguriamo di continuare a fiorire rallegrando l’animo dei ricercatori che sapranno pazientemente trovarla.

Primula recubariensis e Primula spectabilis non sono le uniche meraviglie osservabili nella salita al Plische. Tra le primulaceae è bene ricordare la presenza della Primula orecchia d’orso (Primula auricula) nelle stesse rocce che ospitano la Primula di Recoaro e Primula odorosa (Primula veris) nei prati attorno al Rifugio Battisti.

Tra le rarità è importante segnalare Sassifraga di Burser (Saxifraga burserana), un’altra entità endemica piuttosto rara con areale che interessa essenzialmente il nordest. E’ una pianta classica, anche in questo caso delle rupi calcaree caratterizzata, al pari di P.recubariensis, da una fioritura piuttosto anticipata. In occasione del ritrovamento della primula, alla metà del mese di maggio, abbiamo trovato diversi pulvini fioriti della sassifraga in oggetto nelle immediate vicinanze del Passo della Lora, spostandosi verso la Cima Tre Croci, seguendo nello specifico l’orlo del salto precipite verso il Rifugio Battisti. Anche Saxifraga buserana ama le pareti inaccessibili dove forma splendidi gruppi di fiori bianchi. Concludendo la carrellata degli endemismi ricordiamo la presenza del Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus) dai bellissimi fiori rosati e il Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum) entrambi con areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali.

Tra le altre piante osservate ricordiamo:

1) Bonarota comune (Paederota bonarota); endemica dell’Italia nord-orientale, è pianta rupicola per eccellenza e predilige le rupi strapiombanti

 

2) Valeriana delle rupi (Valeriana saxatilis), subendemica dell’arco alpino, ama le rupi e i pendii a fondo calcareo.

 

3)  Acetosella (Oxalis acetosella)

 

4) Fragolina di bosco (Fragaria vesca)

 

5) Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

 

6) Croco (Crocus vernus)

 

7) Bugola (Ajuga reptans)

 

8) Bugola piramidale (Ajuga pyramidalis)

 

9) Cicerchia primaticcia (Lathyrus vernus)

 

10) Viola gialla (Viola biflora)

 

11) Valeriana trifogliata (Valeriana tripteris)

 

12) Genzianella (Gentiana verna)

 

13) Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

 

14) Erica carnea (Erica carnea)

 

15) Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

 

16) Sassifraga verde azzurra (Saxifraga caesia)

 

17) Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

 

18) Arabetta alpina (Arabis alpina)

 

19) Clematide alpina (Clematis alpina)

 

20) Pinguicola alpina (Pinguicola alpina)

 

21) Botton d’oro (Trollius europaeus)

 

22) Pigamo colombino (Thalictrum aquilegifolium)

 

23) Ranuncolo erba-tora (Ranunculus thora)

 

24) Cariofillata dei rivi (Geum rivale)

 

25) Mughetto (Convallaria majalis)

 

26) Scrofularia comune (Scrophularia canina)

 

27) Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

 

28) Sassifraga aranciata (Saxifraga mutata)

 

29) Anemone trifogliata (Anemone trifolia)

 

30) Arabetta stellata (Arabils bellidifolia)

31) Soldanella alpina (Soldanella alpina)

32) Soldanella del calcare (Soldanella minima)

33) Camedrio alpino (Dryas octopetala)

34) Vedovella alpina (Globularia nudicaulis)

35) Erba trinità (Hepatica nobilis)

36) Draba gialla (Draba aizoides)

37) Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

38) Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus)

39) Croco (Crocus vernus)

40) Pinguicola alpina (Pinguicola alpina)

41) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

42) Farfaro (Tussilago farfara)

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