Corno Grande - Vetta Occidentale

CORNO GRANDE – VETTA OCCIDENTALE (GRAN SASSO D’ITALIA – m 2912)

Esteso in lunghezza per quasi 50 km, in larghezza per circa 15 e con un perimetro complessivo di 130 km, il massiccio del Gran Sasso d’Italia è il più notevole dell’intero sistema appenninico. Con 28 cime superiori ai 2000 metri raggiunge, nella vetta occidentale del Corno Grande, il punto più elevato dell’intera Italia peninsulare ad un soffio dalla soglia psicologica dei 3000 metri. Costituito da calcari, dolomie e marne è il massiccio appenninico che più d’ogni altro ricorda gli aspri gruppi dolomitici delle Alpi. Assieme al sottostante altopiano di Campo Imperatore forma un binomio inscindibile di natura selvaggia in un ambiente di inusuale bellezza giustamente incluso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Sia che si provenga da L’Aquila o da Pescara non è possibile non rimanere senza fiato nel momento in cui si spalanca davanti agli occhi l’incredibile distesa quasi steppica di Campo Imperatore. Esteso per una lunghezza di 20 km e largo fra 3 e 7 km è spesso definito il “Piccolo Tibet” d’Italia; quando se ne raggiunge la distesa si capisce il perché: gli orizzonti d’improvviso si dilatano. Complice la solitudine e l’aspetto selvaggio di un luogo incredibilmente scampato all’antropizzazione dell’uomo sembra d’essere proiettati in un universo parallelo lontano anni luce dalla civiltà. Ma la sorpresa maggiore deve ancora arrivare: guadagnata l’estremità occidentale dell’altopiano la provinciale si inerpica in direzione dell’Albergo Campo Imperatore. Dopo qualche km, in prossimità del modesto laghetto Pietranzoni, ammiriamo possente e apparentemente irraggiungibile, l’enorme mole del Corno Grande. Ricordiamo, della nostra “prima volta” in questo luogo, il turbinio d’emozioni e di stupore a nostro parere ineguagliabile nella montagna appenninica che provammo osservandone le pendici. Il Corno Grande esercitava (ed esercita) un fascino magnetico ed inquietante al tempo stesso. Provammo forte il desiderio di raggiungerne la cima eppure l’inquietudine era inevitabile a fronte di un colosso strapiombante che si erge a quasi 3000 metri posto assurdamente ad appena una trentina di km dal litorale adriatico. Il giorno che ne decidemmo la salita il timore ci accompagnò per l’intera impresa e si sciolse in un’immensa gioia solamente sul punto più alto, consapevoli d’aver raggiunto il tetto del sistema appenninico.

Dispiace trovare in internet parecchie critiche alla via normale spacciata come molto pericolosa e troppo affollata; certo in agosto la salita si trasforma in un fiume incessante d’escursionisti ma sarebbe ingiusto, per questa ragione, declassarla come una via di serie B. Piuttosto è meglio, per affrontare l’ascesa, partire piuttosto presto e magari nel mese di luglio o di settembre; l’ideale sarebbe inoltre evitare i sabati e le domeniche ed ecco servita una via normale di carattere alpino che vi lascerà un ricordo indelebile. Resta in ogni caso un percorso per escursionisti con piede fermo. Sino a quota 2700 metri circa non si affronta alcuna difficoltà; gli ultimi 200 metri di dislivello lasciano invece spazio ad un pendio roccioso dove alcuni passaggi su roccia rasentano il 1° grado richiedendo una certa attenzione nel saggiare gli appoggi. I problemi possono diventare davvero seri in condizioni di tempo instabile: il Corno Grande è una montagna assai severa e solo con cielo prevedibilmente limpido può essere salito senza troppe ansie. La stessa attenzione dev’essere prestata in presenza di neve o ghiaccio; in condizioni normali la via risulta sgombera da residui di neve solo a partire dalla metà di luglio; è comunque sempre consigliabile telefonare al Rifugio Duca degli Abruzzi per avere informazioni aggiornate sulla percorrenza del sentiero. Attenzione deve inoltre essere prestata alle nebbie che frequentissime ne avvolgono la cima nel periodo estivo, specie nelle ore pomeridiane. Dovremmo concludere decantando il panorama di vetta, ma è davvero necessario? Vi basti sapere che nei giorni più tersi si scorgono due mari (Adriatico e Tirreno) e addirittura la lontanissima costa della Dalmazia. Anche la flora è di enorme interesse con la presenza di alcune piante endemiche tra le più rare d’Italia. Per chi arriverà in vetta non resta che estasiarsi per aver raggiunto uno dei luoghi più panoramici e al tempo stesso remoti della penisola: un ricordo che non cancellerete mai!

L’escursione in breve:

Albergo Campo Imperatore (m 2130) – bivio sentieri 2 e 3 (m 2210) – Sella di Monte Aquila (m 2335) – Sella del Brecciaio (m 2506) – Conca degli Invalidi (m 2615) – bivio sentiero per Passo del Cannone (m 2690) – Corno Grande vetta Occidentale (m 2912)

Dati tecnici:

Partenza dall’Albergo Campo Imperatore (m 2130): Difficoltà: EE. (Vai alla scala delle difficoltà). E sino al bivio per il Passo del Cannone a circa m 2700. EE nel tratto successivo con roccette di 1° grado inferiore e qualche passaggio che richiede piede fermo; la digressione non obbligata ma descritta per la Sella dei Due Corni affronta un passaggio di 2° grado attrezzato con fune metallica. Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 782. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Usando l’autostrada A24 Roma – L’Aquila si consiglia l’uscita di Assergi per poi seguire la segnaletica per Campo Imperatore. Si attraversa la bella località di Fonte Cerreto quindi si prosegue lungo la SS 17 bis guadagnando in salita la grande distesa di Campo Imperatore. Al bivio nell’altipiano, segnalato dai cartelli segnaletici, volgiamo a sinistra salendo verso i 2130 metri dell’Albergo Campo Imperatore. Il percorso stradale sfiora il laghetto Pietranzoni dal quale godiamo di un primo paesaggio mozzafiato sul Corno Grande. In coincidenza dell’Albergo Campo Imperatore il tratto transitabile ha termine (25 km da Assergi) e troviamo inoltre un comodo ed ampio parcheggio, un ristorante e l’arrivo della funivia che sale da Fonte Cerreto. Quest’ultima può essere utilizzata, come alternativa, per non salire in auto sino alla partenza.

Descrizione del percorso:

Abbandonata l’automobile presso l’Albergo Campo Imperatore (m 2130), procediamo lungo la mulattiera che rasenta dopo pochi metri il bel Giardino Botanico Alpino Vincenzo Rivera e l’inconfondibile cupola dell’Osservatorio astronomico (m 2145) all’interno del quale è presente un telescopio con oltre un metro di diametro. Procediamo oltre rimontando in faticosa salita il ripido pendio erboso. In breve siamo ad un importante bivio (m 2210): tralasciamo il proseguo in direzione del Rifugio Duca degli Abruzzi, per altro già visibile sul costone che ci sovrasta, scegliendo invece di volgere sul sentiero che si separa alla destra. In pratica senza dislivello, si traversa il vasto ghiaione per lo più detritico con ampio panorama che permette di dominare il lembo più occidentale dell’altopiano di Campo Imperatore. Il percorso contorna la base di una paretina rocciosa quindi, dopo una breve salita, volge con decisione verso sinistra traversando nell’ampio vallone dominato alla sua testata dalla Sella di Monte Aquila. Abbiamo inoltre una prima visione ravvicinata del Corno Grande mentre alla destra osserviamo le pendici detritiche del Monte Aquila. Il nostro percorso procede tagliando quasi in piano un grande ghiaione detritico inclinato; da rilevare come in questo tratto possano persistere sino a metà estate alcuni ripidi nevai da superare con cautela. Segue un tratto a tornanti che permette di scavalcare un ripido costone quindi si traversa una breve frazione lavorata nella roccia sino ad accedere alla Sella di Monte Aquila (m 2335 – ore 0,45 dalla partenza). Il panorama si apre sulla distesa prativa ondulata di Campo Pericoli mentre più ad occidente svettano le cime di Pizzo Cefalone e Pizzo d’Intermesoli.

La nostra escursione procede muovendo verso destra lungo il crinale calando per poche decine di metri sino ad un’ulteriore evidente biforcazione: tralasciamo il proseguo del sentiero in direzione della cresta di Monte Aquila volgendo invece verso sinistra per traversare con modesti saliscendi nei prati posti al margine superiore di Campo Pericoli. Si tratta di una frazione prativa del tutto facile interrotta solo in un breve passaggio di pochi metri da una facile placca rocciosa inclinata al di là della quale si procede nuovamente su solco nel terreno erboso. Ignoriamo il bivio a sinistra, ben segnalato, che indica la traccia che calerebbe nelle morbide ondulazioni di Campo Pericoli a guadagnare più in basso il Rifugio Garibaldi. Nel nostro caso restiamo in falsopiano tra i prati sino a guadagnare un grande pendio di clasti instabili. Lo superiamo agevolmente per poi rimontare, in salita ora ripida, il costone di ghiaie e massi instabili che ci sovrasta; da rilevare il magnifico panorama alle spalle sul Monte Aquila e sul Monte Portella con visibile in piena cresta il Rifugio Duca degli Abruzzi. Un ultimo sforzo su fondo detritico un po’ instabile permette l’accesso alla Sella del Brecciaio (m 2506 – ore 1,30 dalla partenza) dove un bel pianoro in parte erboso invita alla sosta. Il paesaggio si apre imponente verso Pizzo Cefalone e soprattutto verso la slanciata sagoma del Pizzo d’Intermesoli.

Ignorato il bivio a sinistra per il sentiero Brizio (chiuso – estate 2016), il sentiero prosegue inerpicandosi sul versante nordoccidentale del Corno Grande: faticosamente, su fondo detritico che ormai non lascia  spazio ad una vegetazione continua, rimontiamo il pendio non incontrando comunque difficoltà di rilievo. Cominciamo a scorgere le pendici dall’aspetto quasi dolomitico del Corno Piccolo che infine si dischiude in tutta la sua maestosità. Alla destra si apre al nostro sguardo il Corno Grande con evidente il sentiero che percorreremo nel proseguo. Da notare come lo strapiombante aspetto del Corno Grande se osservato da Campo Imperatore contrasta con i pendii detritici tutto sommato più benevoli del versante settentrionale, sfruttato dalla via normale. In breve guadagniamo un caratteristico avvallamento dove la neve tende a permanere anche nella prima parte dell’estate: siamo nella Conca degli Invalidi (m 2615 – ore 1,55 dalla partenza) dove, indicato sulle rocce, troviamo il bivio sulla destra che permetterebbe di salire verso la vetta attraverso la cosiddetta “Via delle creste”. Ignoriamo la biforcazione procedendo lungo la via normale che resta ben al di sotto della “Via delle creste” sviluppandosi parallelamente ad essa.

Lasciamo alle spalle la Conca degli Invalidi e seguiamo il sentiero nel detrito fino ad un nuovo bivio, non segnalato da cartelli ma ben evidente. Lasciamo alla nostra sinistra la traccia per il Passo del Cannone e il Rifugio Franchetti procedendo sul percorso di destra che improvvisamente cambia pendenza divenendo più faticoso e su fondo ora meno stabile. Guadagniamo la base di una ripida scarpata rocciosa dove ha termine la frazione escursionistica della salita (circa m 2700). Affrontiamo ora le difficoltà maggiori del percorso: bolli di vernice rossa guidano sulle rocce e non esitiamo ad utilizzare le mani per avere un migliore equilibrio. Occorre senz’altro piede fermo, in compenso l’esposizione resta sufficientemente contenuta e anche le difficoltà tecniche non varcano mai il 1° grado. Con le cautele del caso raggiungiamo un pulpito dal quale ci affacciamo nel profondo vallone ove scorgiamo il Rifugio Franchetti immediatamente a destra della Sella dei Due Corni e del Corno Piccolo. La via di salita cambia ora direzione volgendo con più decisione verso destra per rimontare la spalla rocciosa che scende direttamente dal crinale sommitale. La segnaletica, recentemente risistemata, guida in un settore più sicuro rispetto al passato permettendo di inerpicarsi su rocce articolate e nel complesso abbastanza solide. Resta scontata la raccomandazione di non smuovere pietre e detriti in quanto per lunghi tratti il percorso sale in linea diretta esponendo chi è sotto di noi al rischio legato alla caduta di sassi. Il panorama diviene vertiginoso come non è possibile in nessun altro luogo della catena appenninica: il Corno Piccolo, imponente per le sue quinte di roccia calcarea, sembra ora, da questa altezza, quasi sognante, illusoriamente basso, mentre alle sue spalle si dischiudono, distanti, le colline del teramano. Ancora una volta senza disdegnare l’uso delle mani nei tratti rocciosi più ripidi, superiamo gli ultimi massi che permettono di raggiungere la cresta affacciandosi d’improvviso nella profonda conca che ospita ciò che resta del Ghiacciaio del Calderone, comunque ancora annoverato come il più meridionale d’Europa. Nonostante la fase d’intenso ritiro subita dalla vedretta negli ultimi anni, la conca resta ugualmente innevata per gran parte dell’estate grazie alla favorevole esposizione verso nord. A dominare la conca appare ormai, molto vicina, la vetta occidentale del Corno Grande

Per raggiungere il punto più alto procediamo per qualche metro lungo il filo del crinale affacciato sul ghiacciaio quindi i segnavia si scostano a destra della cresta sfruttando una traccia di sentiero più facile rispetto alle roccette superate in precedenza. L’ascensione si sviluppa ora su fondo meno ripido, ancora una volta senza troppi problemi per un buon escursionista sebbene la via sia a tratti un po’ aerea, ma non potrebbe essere altrimenti su una cima così alta e slanciata. Un traverso inclinato appena sotto crinale precede le ultime facili roccette che permettono l’arrivo sull’esile pulpito della vetta (m 2912 – ore 3,15 dalla partenza – libro di vetta).

Siamo sul tetto dell’intera catena appenninica e nei giorni più tersi si osservano gran parte delle montagne dell’Italia Centrale (Monti Sibillini, Monti della Laga, Terminillo, Velino, Sirente, Majella) oltre ai due mari (Adriatico e Tirreno) e addirittura la Dalmazia quando la bora rende l’aria estremamente tersa. Il paesaggio è naturalmente aperto sulla distesa di Campo Imperatore mentre verso nordovest, nell’ambito dell’aquilano, si osserva il Lago di Campotosto. Dalla cima dominiamo ancora una volta la conca del Ghiacciaio del Calderone oltre ad essere visibili le altre cime del Corno Grande ovvero la Cima Orientale (m 2903), la Cima Centrale (m 2893) e il Torrione Cambi (m 2875). Il rientro avviene a ritroso ed impiega per circa ore 2,15 (ore 5,30 complessive).

Agli instancabili consigliamo una digressione per raggiungere la Sella dei Due Corni al fine d’osservare a distanza ravvicinata le impressionanti pareti del Corno Piccolo. Si tratta di rientrare a ritroso sino al bivio non segnalato per il Passo del Cannone. Come utile riferimento ricordiamo che la biforcazione è posta, scendendo dalla cima, sulla destra poco prima della Conca degli Invalidi. Il sentiero in questione dapprima traversa senza dislivelli rilevanti con un breve tratto su cengia sottile ed esposta raggiungendo in qualche minuto il Passo del Cannone (m 2679). Subito oltre si cala bruscamente su fondo detritico sino a raggiungere il pulpito superiore di uno stretto camino attrezzato con fune metallica. Senza attrezzature si tratterebbe di una parete alta quasi una decina di metri con difficoltà intorno al 2° grado. La fune fissa permette agli escursionisti dotati di piede fermo di calarsi nella spaccatura guadagnandone la base senza troppi affanni. Al di sotto il sentiero riprende in veloce discesa conducendo senza difficoltà alla Sella dei Due Corni (m 2547 – ore 0,30 dal bivio sulla via normale al Corno Grande). La posizione è estremamente interessante in quanto prossima alle pareti del Corno Piccolo che impressionano per il loro aspetto strapiombante ed incombente proprio sulla sella. Alle spalle godiamo la vista dello splendido circo glaciale del Calderone dominato a sinistra dalla vetta orientale del Corno Grande. Si rientra infine a ritroso prestando naturalmente attenzione al salto attrezzato che tuttavia si affronta questa volta in salita e quindi con difficoltà minori. La digressione alla Sella dei Due Corni aggiunge circa un’ora di cammino all’impresa portando il dislivello coperto a 925 metri.

Cenni sulla flora:

L’ascensione sulla vetta del Gran Sasso è molto rimunerativa sotto tutti i punti di vista. All’interesse paesaggistico deve essere aggiunto quello legato ad una flora straordinaria che comprende alcune piante endemiche molto rare e meritevoli di rispetto. Segue una lista delle specie più appariscenti osservate in occasione della nostra salita avvenuta nel mese di luglio.

Piante endemiche:

1)      Viola della Majella (Viola magellensis). E’ un raro endemismo dell’Appennino Centrale che limita la sua presenza alle pietraie calcaree d’altitudine. Ne abbiamo osservati alcuni esemplari nella Conca degli Invalidi. Può essere facilmente confusa con Viola eugeniae, anch’essa presente sul Gran Sasso ma con un areale ben più vasto che comprende tutta l’Italia peninsulare.

2)      Erba storna appennina (Thlaspi stylosum); altro raro endemismo dell’Appennino Centrale presente nei pascoli e nelle pietraie d’altitudine. Come la precedente è segnalata nella Conca degli Invalidi.

3)      Androsace abruzzese (Androsace mathildae). Forse la pianta più pregevole tra quelle osservabili sul Gran Sasso d’Italia. E’ un endemismo in senso stretto della montagna abruzzese e limita la sua presenza alle cime più alte. La stazione presente sul Corno Grande è la più abbondante tra le poche conosciute. Lungo il percorso descritto sono osservabili diversi esemplari nel tratto su roccette compreso tra i 2700 metri e la cima. Altre piante sono presenti in coincidenza del Passo del Cannone. Da notare la dimensione assai contenuta della pianta e il piccolo fiore a rendere la specie, in generale, poco visibile.

4)      Viola di Eugenia (Viola eugeniae); endemica dell’Italia penisulare dalla Romagna sino al Molise e alla Campania. E’ assai frequente lungo l’intero percorso compresa la fascia sommitale.

5)      Vedovella appenninica (Globularia meridionalis); endemismo dell’Italia penisulare, presente dalle Marche alla Calabria osservabile nella prima frazione di percorso sino a Campo Pericoli.

6)      Violaciocca appenninica (Erysimum pseudorhaeticum); endemica dell’Appennino Centro Settentrionale colora, con le sue infiorescenze gialle, i prati aridi presso la partenza.

7)      Lingua di cane della Majella (Cynoglossum magellensis). Pianta endemica dell’Appennino Centrale e Meridionale presente dalla Marche alla Calabria. E’ osservabile nei prati e nei ghiaioni presso la partenza.

8)      Linaria purpurea (Linaria purpurea). Considerata da molti il simbolo della flora endemica italiana ha una areale esteso all’intera penisola sino a raggiungere il suo limite settentrionale nell’Appennino Tosco Emiliano. Alcuni esemplari sono presenti nel tratto iniziale poco a monte dell’Albergo Campo Imperatore.

9)      Sassifraga porosa (Saxifraga porophylla). E’ uno splendido endemismo delle rocce calcaree presente dai Monti Sibillini alla Calabria. I primi esemplari sono osservabili fin dalla partenza nei ghiaioni poco a monte dell’Albergo Campo Imperatore.

10)   Pedicolare appenninica (Pedicularis elegans); bella pianta endemica dell’Appennino Centro – Meridionale dai caratteristici fiori rosa – violetto.

11)   Glasto di Allioni (Isatis allioni); splendido endemismo dei ghiaioni e delle pietraie dell’Appennino Centrale con un curioso areale disgiunto sulle Alpi Occidentali. Le belle fioriture gialle della pianta in questione caratterizzano in particolar modo i ghiaioni della prima parte dell’escursione nel tratto compreso tra la partenza e la Sella di Monte Aquila.

12)   Campanula di Tanfani (Campanula tanfanii); endemismo dell’Appennino Centrale tipico di luoghi rupestri e pareti ombrose. Ne abbiamo trovato alcuni esemplari presso alcune roccette lungo il sentiero che dalla partenza sale alla Sella di Monte Aquila.

13)   Sassifraga d’Italia (Saxifraga italica). Rarissimo endemismo segnalato unicamente in poche montagne dell’Abruzzo e delle Marche e per giunta poco appariscente per le sue dimensioni contenute. Abbiamo trovato alcuni esemplari presso il Passo del Cannone.

14)   Caglio della Majella (Galium magellense); endemismo dell’Appennino Centrale presente in grande quantità subito a monte dell’Albergo Campo Imperatore inconfondibile per il suo aspetto prostrato.

15)   Peverina tomentosa (Cerastium tomentosum); endemismo italiano presente allo stato spontaneo soltanto nell’Appennino Centro Meridionale presente nella prima parte dell’escursione nel tratto compreso tra la partenza e la Sella di Monte Aquila.

16)   Adonide curvata (Adonis distota); uno degli endemismi più rari dell’Appennino Centrale. La digressione alla Sella dei Due Corni permette di osservare, proprio in coincidenza del valico, una delle stazioni più ricche della pianta in oggetto. Spettacolari i suoi grandi fiori gialli solitamente osservabili nel mese di luglio.

17) Papavero delle Alpi Giulie (Papaver julicum); splendido endemismo dai grandi fiori bianchi con areale diviso in due parti. E’ presente principalmente su Alpi e Prealpi Giulie mentre un secondo areale interessa proprio l’Appennino Centrale. E’ osservabile nei ghiaioni fin dalla partenza in prossimità dell’Albergo Campo Imperatore.

18) Stellina abruzzese (Asperula cynanchica subsp. neglecta)

Specie rare con areale non endemico:

1)      Androsace appenninica (Androsace villosa); sebbene diffusa in diverse regioni resta ugualmente una pianta rara. Caratteristico è il suo aspetto a cuscinetto e la presenza, nei mesi di giugno – luglio, di moltissimi fiorellini con fauci di diverso colore sulla stessa pianta. Lungo questo percorso è presente in abbondanza nei prati tra la partenza e la Sella di Monte Aquila.

2)      Genziana appenninica (Gentiana dinarica), dagli splendidi fiori di colore blu intenso.

3)      Radicchiella dei ghiaioni (Crepis pygmaea). Presente in Italia sulle Alpi e nell’Appennino Centrale, è inconfondibile per l’habitat e per le foglie grigio ragnatelose.

4)      Androsace vitaliana (Androsace vitaliana subsp. praetutiana); bellissima pianta a portamento strisciante caratterizzata da fiori di colore giallo intenso. Sul Gran Sasso è presente nella sottospecie “praetutiana”, endemica dell’Appennino Centrale. Lungo il percorso descritto è osservabile con notevole abbondanza in prossimità della Sella di Monte Aquila.

Altre specie osservate:

1)      Astro alpino (Aster alpinus)

2)      Genzianella (Gentiana verna)

3)      Soldanella alpina (Soldanella alpina)

4)      Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides)

5)      Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

6)      Sassifraga meridionale (Saxifraga lingulata)

7)  Sassifraga solcata (Saxifraga exarata subsp. ampullacea)

8)  Sassifraga ascendente (Saxifraga adscendens)

9)      Draba gialla (Draba aizoides)

10)   Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

11)   Acino alpino (Acinos alpinus)

12)   Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

13) Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum)

14)   Sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia subsp. latina)

15)   Pedicolare a foglie verticillate (Pedicularis verticillata)

16)   Pedicolare chiomosa (Pedicularis comosa)

17)   Anemone narcissino (Anemone narcissiflora)

18) Genziana nivale (Gentiana nivalis)

19)   Arabetta alpina (Arabis alpina)

20) Coclearia delle rupi (Kernera saxatilis)

21)   Valeriana tuberosa (Valeriana tuberosa)

22)   Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

23)   Iberidella alpina (Hornungia alpina)

24) Doronico di colonna (Doronicum columnae)

25)   Millefoglio dei macereti (Achillea barrelieri Ten. subsp.oxyloba)

26)   Salice retuso (Salix retusa)

27)   Borracina verde scura (Sedum atratum)

28)   Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina)

29)   Croco (Crocus vernus)

30)   Falsa ortica meridionale (Lamium garganicum)

31)   Minuartia primaverile (Minuartia verna)

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