Sumbra

MONTE SUMBRA (PENNA DI SUMBRA – m 1765)

Nell’ambito del Parco Regionale delle Alpi Apuane, in provincia di Lucca, è un’impressionante ed isolata montagna di marmo dall’aspetto singolare, risalita da uno splendido tracciato immerso in un ambiente arcaico ormai raro in questo gruppo montuoso. E’ una delle 12 vette delle Alpi Apuane a superare la soglia dei 1700 metri di quota. L’itinerario è vivamente raccomandato per le straordinarie vedute e per il bellissimo panorama che dalla vetta abbraccia buona parte della costa della Versilia, da qui tutt’altro che distante. Sconsigliabile in piena estate per il caldo intenso e in inverno per l’innevamento che, nel settore sommitale del sentiero, può essere assai consistente. Sono ideali i mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre.

Dati tecnici:

Da Arni (m 916): Difficoltà: EEA (Vai alla scala delle difficoltà). Suddivisione delle difficoltà in base ai tratti: Alcuni tratti esposti presso il Malpasso richiedono piede fermo. Nel settore compreso tra il Passo di Fiocca e la sommità è presente un breve e facile tratto attrezzato con funi d’acciaio (Ferrata Ricciardo Malfatti), ideale per chi vuole cominciare ad avvicinarsi al mondo delle vie ferrate. Segnaletica: totale. Dislivello: m 849. Acqua sul percorso: solo alla partenza presso la chiesa di Arni (farne un’abbondante scorta).

Accesso:

Si accede da Castelnuovo di Garfagnana seguendo le indicazioni per Massa; in una ventina di chilometri raggiungiamo la partenza in coincidenza del paese di Arni. Si può raggiungere Arni anche salendo da Massa; si supera il paese di Antona e la galleria del Vestito (confine con la provincia di Lucca). Si prosegue brevemente sino al bivio a sinistra che conduce alla partenza.

Descrizione del percorso:

Ne centro di Arni troviamo a destra della strada due piccoli parcheggi dove possiamo abbandonare l’auto. Appena oltre i parcheggi un cartello in legno indica il segnavia 144 e quindi l’inizio della nostra avventura. Saliamo un breve tratto asfaltato che permette d’accedere alle ultime, soprastanti case del paese; appena oltre, un ulteriore cartello segnala l’inizio del sentiero vero e proprio. Saliamo molto ripidamente in una fitta macchia di ginestre spinose che rivestono densamente le pendici inferiori del pendio. Il sentiero in sé non è difficile anche se presenta alcune roccette e soprattutto una marcata pendenza. Guadagniamo a breve la sommità del soprastante costone dal quale possiamo osservare la quota guadagnata affacciandoci sul sottostante paese di Arni. Il percorso volge ora a sinistra seguendo il filo roccioso dello spallone e divenendo nella sua parte superiore estremamente ripido e scomodo (attenzione in questo tratto alla segnaletica in quanto il sentiero è tutt'altro che evidente e senza segnavia diventerebbe particolarmente problematico l’orientamento). Il tracciato volge poi con minore pendenza verso destra traversando il fianco della montagna e affrontando alcuni tratti su affioramenti di marmo. Nei pochi punti scomodi sono stati scavati gradini nella roccia viva a facilitare la progressione. Il panorama si allarga nel frattempo verso sud abbracciando le Panie e Monte Corchia mentre a sudovest osserviamo un tratto della costa versiliese. Lo stretto sentierino volge progressivamente ad aggirare verso est la montagna raggiungendo un primo costone e quindi, in pochi minuti, una spalla ancora più pronunciata ed importante. Siamo al Malpasso (m 1425 – ore 1,40 dalla partenza) con la vista che abbraccia per la prima volta, verso oriente, la caratteristica sagoma rocciosa del Sumbra mentre il sentiero volge deciso verso sinistra in direzione dell’evidente bosco del Fatonero. Perdiamo quota per alcuni metri attraverso roccette esposte ma appigliate che richiedono piede fermo per poi traversare in falsopiano attraverso un pendio spesso battuto da valanghe e frane nel periodo invernale con la conseguenza che il sentiero deve spesso essere ricostruito. Ancora una volta occorre prestare attenzione ad alcuni passaggi in parte esposti su fondo sassoso o detritico instabile: è questo l’unico tratto non assicurato a richiedere attenzione nella salita e conduce al margine della bella faggeta del Fatonero. Il sentiero entra ora nel folto del bosco, e questa è una gradita sorpresa, soprattutto nel periodo estivo, dopo essere saliti fin qui su terreno del tutto scoperto al sole. Sempre tra i faggi procediamo in falsopiano guadando due torrenti spesso asciutti nel periodo estivo: ancora un breve tratto all’ombra degli alberi e usciamo dal bosco osservando alle spalle l’alberatura. Traversiamo, ora tra i prati, in direzione di una caratteristica selletta compresa tra il pendio a sinistra e un curioso rilievo erboso a destra. E’ un facile e suggestivo tratto di sentiero con vista sulle Panie e ci conduce in coincidenza della piccola sella al cartello in legno che segnala la salita a sinistra verso il Passo Fiocca. Il successivo tratto di sentiero dapprima solca gli ultimi prati quindi sale ripido tra roccette sino all’immensa e desolata distesa di marmo che caratterizza l’ultimo ripido tratto prima del Passo Fiocca (attenzione ai segnavia sulle rocce) con vista magnifica a destra sulla sagoma del Sumbra. Dal passo (m 1550 – ore 2,30 dalla partenza) la vista è grandiosa in tutte le direzioni: verso sud osserviamo a ritroso il pendio risalito e il Corchia sullo sfondo; verso nord osserviamo la cresta che da Monte Sella porta sino alla cima della Tambura; sotto la verticale del passo, in direzione nordest ammiriamo il Lago di Vagli e l’Appennino Tosco-Emiliano a chiudere l’orizzonte è, ancora una volta, la sagoma del Sumbra, nostra meta, verso est.

La salita al Sumbra appare da questa posizione improponibile per la verticalità delle sue rocce. Il sentiero è invece assai più semplice delle apparenze: rimontate alcune roccette ci portiamo sotto l’enorme parete verticale che precipita direttamente dalla cima. Aggiriamo sulla destra gli strapiombi che ci sovrastano per poi salire gli ultimi 180 m di dislivello con la facile e breve via ferrata Ricciardo Malfatti. Il termine ferrata è forse eccessivo: si tratta di comode funi metalliche d’assicurazione tra balze erbose. Con piede fermo e assenza di vertigini non vi sono difficoltà tecniche e in breve accediamo così alla cresta sommitale. Da qui, in 3 – 4 minuti, volgendo a sinistra, siamo infine sulla cima (m 1765 – libro di vetta - ore 3,10 dalla partenza). Sensazionale il panorama dalla vetta sulle più alte cime delle Alpi Apuane e su un lungo tratto della costa versiliese e sul Mar Ligure. Verso oriente possiamo osservare un lungo settore del crinale appenninico Tosco Emiliano. Il rientro avviene a ritroso.

N.B. L’intera escursione si svolge in ambiente isolato sorprendentemente selvaggio, con spiccate caratteristiche d’alta montagna nel’intero tratto compreso tra il Malpasso e la cima. E’ un’escursione assolutamente da evitare con pioggia e in generale con fondo bagnato per la presenza di roccette e lastre di marmo particolarmente scivolose con clima umido. A questo si aggiunga la breve via ferrata R.Malfatti e il tratto in parte esposto presso il Malpasso a rendere ulteriormente consigliata la presenza di un fondo ben asciutto. Considerata l’esposizione verso sud della via di salita, è un trekking che tende a liberarsi dalla neve abbastanza presto con l’eccezione del tratto nel bosco del Fatonero, dove l’innevamento è spesso protetto a lungo dalla fitta alberatura.

Cenni sulla flora:

La salita al Monte Sumbra, oltre ad essere di grande valore paesaggistico, si rivela interessante anche per gli amanti della botanica. Numerose sono le fioriture che impreziosiscono la salita e che includono entità rare ed endemiche. Indichiamo alcune delle più belle ed appariscenti.

Già nel primo settore di percorso, compreso tra Arni e il Malpasso, si attraversano pendii densamente rivestiti dai cespugli spinosi del Ginestrone (Ulex europaeus), i cui fiori di colore giallo emanano un profumo molto intenso. Sono presenti in questa frazione Primula odorosa (Primula veris), Gipsofila strisciante (Gypsophila repens), Acino alpino (Acinos alpinus), Salice delle Apuane (Salix crataegifolia) endemico in senso stretto delle Alpi Apuane, Violaciocca appenninica (Erysimum pseudorhaeticum) endemica delle Alpi Apuane e dell'Appennino Centro Settentrionale nonchè alcune orchidee fra le quali è d’obbligo ricordare la bellissima Orchide gialla (Orchis pauciflora), Orchide maschia (Orchis mascula) e l’ibrido generato dall’incrocio fra esse, ossia Orchis colemanii. Presso il Malpasso troviamo la bellissima Sassifraga a foglie opposte sottospecie latina (Saxifraga oppositifolia subsp.latina) i cui fiori rosati compaiono sulle Alpi Apuane piuttosto precocemente, talvolta già in marzo – aprile. Proseguendo nelle faggete e nei prati che conducono verso il Passo Fiocca è frequente l’Anemone bianca (Anemone nemorosa) e Scilla bifoglia (Scilla bifolia), nonchè la Pinguicola delle Apuane (Pinguicula apuana), endemica in senso stretto delle Apuane. Non mancano altre bellissime orchidee tra le quali rammentiamo Orchide pallida (Orchis pallens) e Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina). Giungiamo così presso il Passo Fiocca caratterizzato da grandi placche di marmo. In un ambiente così inospitale per la vegetazione è davvero sorprendente trovare piante di particolare interesse e rarità. Nelle fessure delle rocce si sono insediati alcuni pulvini del Caglio delle Apuane (Galium palaeoitalicum), bellissima pianta endemica delle Alpi Apuane con pochi altri areali concentrati per lo più nell’Appennino Meridionale; caratteristico è il portamento prostrato della pianta che appare trapuntata da numerosi fiorellini bianchi a quattro petali. E’ presente negli spacchi fra le rocce un altro tipico endemismo della zona: si tratta della Vedovella delle Apuane (Globularia incanescens) i cui capolini azzurri contrastano con le rocce chiare della zona. Si tratta di un’entità il cui areale si estende, oltre che alle Apuane, anche all’Appennino Tosco Emiliano con diverse stazioni lungo il crinale compreso tra il Corno alle Scale (Bolognese) e il Monte Orsaro (Parmense). E’ altresì presente un'altra pianta della stessa famiglia: si tratta della Vedovella celeste (Globularia cordifolia), anch’essa endemica ma di un areale più vasto che include, oltre alle Apuane, l’intero arco alpino e prealpino. Altri due endemismi colonizzano le rocce affioranti del Passo Fiocca; il primo è la Santolina delle Apuane (Santolina pinnata) dalle magnifiche infiorescenze globose di colore bianco. Endemica in senso stretto delle Alpi Apuane è anche la bella Silene lanuginosa (Silene lanuginosa), che trae nome dall'evidente pelosità che riveste i bordi delle sue foglie; inconfondibili sono i suoi grandi fiori bianchi. Non possiamo infine non ricordare un’altra bellissima pianta a portamento prostrato nel complesso piuttosto rara: si tratta dell’Androsace appenninica (Androsace villosa) caratterizzata da piccoli fiori dalla fauce di svariati colori.

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