Vettore - Vettoretto

VETTORE (m 2476)

VETTORETTO (m 2052)

La più alta cima delle Marche e dei Monti Sibillini è il Vettore, raggiungibile con ascesa su facile sentiero che richiede circa 3 ore di buon cammino. E’ una grande montagna con immenso panorama e una flora particolarissima a caratterizzarne il settore sommitale; l’escursione è alla portata di chiunque abbia un minimo d’allenamento al cammino mentre attenzione dev’essere prestata al periodo scelto per l’ascensione. Siamo nel centro Italia e nelle assolate giornate estive le temperature possono essere molto elevate, questo in considerazione del fatto che la salita avviene sul versante meridionale e quindi sempre esposti al sole. Viceversa, nella stagione fredda, l’innevamento è molto consistente e nonostante ci troviamo lontani anni luce dalle Alpi, l’inverno è lungo e molto freddo; spesso il manto nevoso è uniforme sino a maggio, mentre singoli nevai possono permanere anche in giugno e perfino in luglio. Per quanto riguarda il valore ambientale siamo in una zona eccezionale, giustamente inserita nell’ambito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini; la presenza, poco sotto la cima, del Lago Pilato è di eccezionale valore naturalistico: nella sottostante descrizione ci soffermeremo sulle ragioni di questo. Il trekking suggerito comprende la deviazione necessaria per scendere sino alle sponde del laghetto; è inoltre compresa nell’escursione la salita al Vettoretto, montagna secondaria che varca comunque la soglia dei 2000 metri e che ricade direttamente in direzione sud verso la Forca di Presta.

Dati tecnici:

Dalla Forca di Presta (m 1574): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale nella salita al Vettore; quasi del tutto assente nella discesa al Lago Pilato ma senza problemi d’orientamento con buona visibilità - Dislivello assoluto: m 902 – Acqua: del tutto assente con l’unico rifugio gestito in prossimità della partenza.

Accesso:

Da Ascoli Piceno seguiamo la SS n°4 verso occidente transitando per Acquasanta Terme. Appena superato il paese di Trisungo, in prossimità di Arquata del Tronto, volgiamo dapprima a destra sulla SP n° 89 che manteniamo per pochi km transitando per le frazioni di Piedilama e Pretare, sino ad un ulteriore bivio: passiamo a sinistra sulla S.P 34 che conduce alla Forca di Presta (m 1574), alto valico di montagna in pieno crinale appenninico al confine di regione tra Marche ed Umbria (province di Ascoli Piceno e di Perugia). Numerose le possibilità di parcheggio con spiazzi molto ampi ai lati della strada. La Forca di Presta può naturalmente essere raggiunta anche dal versante umbro salendo da Castelluccio di Norcia al valico con la SP n°477.

Descrizione del percorso:

La via normale di salita al Monte Vettore nei fine settimana della stagione calda è una processione ininterrotta di escursionisti, senz’altro attratti da una montagna selvaggia e allo stato naturale raggiungibile con un facile sentiero adatto ad ogni buon camminatore.

Si parte dalla Forca di Presta (m 1574) seguendo l’ampia mulattiera che sale ripida verso settentrione. Caratteristica di questa escursione sono le panoramiche davvero immense e aperte a grande distanza complice la totale assenza di alberatura sin dall’inizio del cammino. Pochi minuti di salita e immediatamente dominiamo sul versante umbro la Piana Grande e il paesino di Castelluccio di Norcia. La Piana Grande è in effetti un grande altipiano in quota (1250 – 1300 metri di quota circa), in parte coltivato per ottenere le famose lenticchie di Norcia: nel mese di luglio gli appezzamenti di terreno votati a questa coltivazione spiccano a grande distanza grazie alla moltitudine di fiori gialli che li caratterizzano. La salita è nel complesso uniforme e costante, senza notevoli cambi di pendenza, permettendo di mantenere un passo regolare e continuo. Si segue grosso modo la linea di crinale (marciando quindi lungo il confine di regione), con il panorama dominato a nord dall’immensa mole della Cima del Redentore. Questa grande montagna è la massima elevazione dell’Umbria (m 2448): osserviamo chiaramente il ripido pendio che dalla cima precipita verso occidente per oltre 1000 metri sulla sottostante Piana Grande. Più a destra della Cima Redentore scorgiamo la sommità del Vettore, nostro obiettivo e massima elevazione dei Monti Sibillini. Guadagniamo progressivamente quota e la sensazione iniziale di un terreno arido e bruciato dal sole estivo si rivela sbagliata: nonostante la vegetazione bassa osserviamo una moltitudine di fiori con una flora che diviene progressivamente d’alta montagna. Ad un’ora dalla partenza il tracciato raggiunge un falsopiano: traversiamo a destra nella prateria aggirando un dosso erboso per poi riprendere l’ampio crinale con la vista verso nord sulla Cima del Redentore sempre più imponente. Si tratta di un breve pianetto quindi la mulattiera si impenna, questa volta molto ripidamente, risalendo in diagonale il pendio a destra. Nel mezzo della salita transitiamo presso la Croce Zilioli (m 1922) quindi, nel proseguo, osserviamo a sinistra un panorama d’insieme particolarmente avvincente e completo in direzione della Piana di Norcia. La salita si attenua sino a guadagnare un’ampia sella in parte ghiaiosa. Abbandoniamo momentaneamente il sentiero per volgere a destra e raggiungere in pochi passi il primo obiettivo della giornata: siamo sulla sommità arrotondata del Vettoretto (m 2052 – ore 1,30 dalla partenza) con ampio panorama verso sud esteso ai Monti della Laga e alla grandiosa sommità del Gran Sasso; da notare il ripido pendio che ricade in direzione della sottostante Forca di Presta. Verso nordest notiamo il proseguo della nostra ascensione con il sentiero che volge in salita verso il Rifugio Zilioli; possiamo già osservare distintamente la costruzione stagliarsi sulla cresta. Per raggiungere il rifugio ritorniamo brevemente sui nostri passi andando a riprendere la mulattiera, quindi volgiamo a destra con pendenza a tratti marcata andando a tagliare il pendio noto come Prato Pulito. L’ultimo tratto prima del soprastante crinaletto è il più ripido con fondo detritico a tratti instabile; un ultimo sforzo e raggiungiamo il Rifugio Zilioli (m 2233) che precede di pochi metri la marcata sella denominata Forca delle Ciaule (m 2240 – ore 2,10 dalla partenza). Occorre osservare che il Rifugio Zilioli non è gestito e ha funzione unicamente di ricovero d’emergenza in caso di necessità legate ad esempio ad un eventuale cambiamento delle condizioni meteorologiche.

In coincidenza della Forca delle Ciaule ci affacciamo per la prima volta sul versante nord con il panorama che cambia completamente fisionomia aprendosi in una vasta conca circondata ad anfiteatro dalle montagne. A destra, partendo dalla Forca delle Ciaule, il crinale si impenna sino alla grande cima del Monte Vettore, massima elevazione delle Marche; verso sinistra il crinale si innalza invece in una bella sequenza di elevazioni la prima delle quali è la Punta del Prato Pulito per poi proseguire attraverso la Cima del Lago sino alla Cima del Redentore e al Pizzo del Diavolo. Sembrano le quinte rocciose di una grande conca dolomitica, invece siamo sorprendentemente nel centro Italia in una zona di diritto e a tutti gli effetti d’alta montagna.

La nostra escursione prevede ora la facile e rimunerativa ascensione alla cima più alta: il monte Vettore. Dalla Forca delle Ciaule il sentiero di salita è ben visibile e illusoriamente breve: l’assenza di alberatura e di punti di riferimento infonde la sensazione che si possa guadagnare il punto più elevato in un quarto d’ora. In realtà il tratto è un po’ più lungo ma comunque senza alcuna difficoltà degna di nota. Si segue un breve tratto di cresta con bel colpo d’occhio alle spalle sul Rifugio Zilioli quindi, in pendenza gradualmente più sostenuta, volgiamo diagonalmente verso sinistra, in direzione del valloncello che scende dalla cima dividendo idealmente in due parti il cocuzzolo sommitale della montagna. Il tracciato sale con alcune svolte mantenendosi in prossimità del solco spesso invaso dalla neve sino a primavera molto inoltrata. Subito al di sopra, tra prati verdeggianti, si obliqua ulteriormente a sinistra passando poco al di sotto di un’anticima con croce metallica. Con pendenza decrescente si traversa tra i detriti sino a guadagnare in ultimo la cima vera e propria (m 2476 – ore 3 dalla partenza – libro di vetta). Immenso e sconfinato il panorama nei giorni più tersi sino ad osservare il Mare Adriatico verso est e i Monti della Laga e il Gran Sasso d’Italia verso meridione. Muovendo dal punto più alto pochi passi verso nord si raggiunge un pulpito dal quale si scorge una parte del piccolo Lago Pilato sul fondo della conca sovrastata dalla Cima Redentore e dal Pizzo del Diavolo. Il rientro avviene a ritroso riportandoci, in una mezzora circa, alla Forca delle Ciaule (m 2240) e da lì, in discesa, alla Forca di Presta in due ore circa dalla cima. L’escursione diviene però ancora più interessante e completa prendendosi il tempo di calare con una digressione al Lago Pilato. E’ una deviazione davvero raccomandata per le particolari caratteristiche di questo specchio d’acqua: si tratta infatti dell’unico lago naturale della regione Marche.

Per raggiungerlo nel modo più semplice si cala come detto dalla cima del Vettore alla Forca delle Ciaule. A questo punto, invece di scendere a ritroso sulla mulattiera, passiamo nella grande conca erbosa a destra della sella. Le cartine indicano il segnavia calare nell’anfiteatro circondato dalle cime. In occasione del nostro passaggio (estate 2009) non abbiamo in realtà osservato alcuna segnaletica; con buona visibilità non vi è tuttavia grossa difficoltà in quanto il percorso cala intuitivamente nel vallone prativo seguendo l’evidente solco. Siamo dominati a sinistra dalla Punta del Prato Pulito e dalla Cima del Lago. Nel settore mediano della conca volgiamo verso sinistra con una traccia di sentiero sassosa che si fa più evidente e chiara. Il tracciato, ora marcato, volge nuovamente verso destra e si affaccia, in una visione di incomparabile bellezza, sul Lago Pilato sovrastato dall’impressionante parete che precipita nello specchio d’acqua dalla sommità del Pizzo del Diavolo. L’esile sentierino affronta alcune facili roccette ben appigliate per poi calare nel canalone ghiaioso posto a destra del Lago Pilato; si giunge presso la sponda (m 1940) in coincidenza dell’estremità settentrionale dello specchio d’acqua (ore 0,40 dalla Forca delle Ciaule – ore 4,10 complessive considerando anche la salita al Vettore).

Accennavamo al valore naturalistico di questo laghetto d’alta montagna, e in effetti si tratta di un biotopo addirittura unico al mondo. Difatti nel 1954, Vittorio Marchesoni, direttore dell'Istituto di Botanica dell'Università di Camerino rinvenne per la prima volta, presso le acque del Pilato, un crostaceo unico al mondo lungo appena da 9 a 12 mm che venne denominato, in onore dello scopritore, Chirocephalus marchesonii (Chirocefalo del Marchesoni). Occorre rimarcare l’estrema fragilità del biotopo: il crostaceo è un endemismo che può sopravvivere unicamente per le condizioni orografiche e ambientali del Lago Pilato che quindi costituisce un rifugio per la specie in questione. Da notare che le uova prodotte dal Chirocefalo del Marchesoni non si dischiudono tutte da un anno all’altro: una parte di esse restano nel sedimento sulle sponde del lago garantendo ulteriormente la sopravvivenza della specie. Piuttosto a mettere a rischio la sopravvivenza della specie è l’uomo: per questa ragione è assolutamente vietato uscire dal sentiero prima descritto per calare direttamente al lago senza traccia obbligata. Agire in questo modo è da irresponsabili mettendo in pericolo la sopravvivenza del crostaceo ed è inoltre proibito esplicitamente dal regolamento del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Un ulteriore elemento di pericolo, purtroppo non controllabile, sono i cambiamenti climatici in atto a livello planetario: il Chirocefalo del Marchesoni corre il rischio di scomparire per l’innalzamento delle temperature medie annue; augurandoci che ciò non avvenga vogliamo nel frattempo mostrare vero rispetto per la natura evitando di avvicinarci indebitamente alle sponde del Lago Pilato. Vogliamo infine accennare come ulteriore singolare caratteristica, al particolarissimo regime delle acque del lago. La forma del lago è infatti variabile nel corso di una stessa annata. Il massimo volume di acque si ha logicamente a fine primavera, nel periodo del disgelo. Con l’avanzare della stagione estiva le precipitazioni diminuiscono e aumenta la temperatura: il livello dell’acqua diminuisce rapidamente e il lago tende a separarsi in due entità distinte. Dapprima lo specchio d’acqua assume, di solito a inizio estate, una curiosa forma ad “occhiale”, con i due bacini collegati da un sottile canale. Infine il livello diminuisce ulteriormente e a fine stagione calda non restano altro che due piccoli bacini ben distinti e separati da un cordone di sedimenti in attesa che il freddo e la neve invernale ripristini il livello iniziale delle acque.

In conclusione una visita al Pilato è senz’altro doverosa ed è il degno completamento ad una splendida escursione d’alta montagna. Il rientro avverrà anche con questa digressione a ritroso e l’intera escursione (con la salita al Vettore e la visita al Lago Pilato) impegnerà complessivamente per ore 6,30 – 7 circa.

Cenni sulla flora:

Merita grande considerazione la flora osservabile lungo questo percorso, ci troviamo infatti nell’ambito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, una zona protetta d’elevato valore naturalisitico. Davvero sorprendente è la concentrazione, su queste montagne, di piante rare o endemiche ad impreziosire e caratterizzare la salita. Soprattutto l’escursionista abituato ad Alpi e Prealpi resterà sorpreso nell’osservare entità “nuove”, mai osservate o comunque molto rare al settentrione. Passiamo in rassegna le più evidenti anche per l’escursionista non esperto in materia.

Piante endemiche:

1)  Stella alpina dell’Appennino (Leontopodium nivale); raro, splendido endemismo con areale ristretto alle cime più alte dei Sibillini oltre che ai gruppi del Gran Sasso e della Maiella in Abruzzo. Un tempo considerata sottospecie della Stella alpina, ne differisce per la pelosità più accentuata e le dimensioni minori. Nonostante l’areale estremamente ristretto è osservabile lungo il percorso descritto con relativa facilità; concentra la sua presenza oltre i 2000 metri, lungo i crinali sommitali, in particolare presso la Forca delle Ciaule.

2) Pedicolare appenninica (Pedicularis elegans); bella pianta endemica dell’Appennino Centro – Meridionale presente con i suoi fiori rosa – violetti sin dai prati aridi presso la partenza fino alla Forca delle Ciaule.

3)  Glasto di Allioni (Isatis allioni); splendido endemismo dei ghiaioni e delle pietraie dell’Appennino Centrale con un areale disgiunto sulle Alpi Occidentali. Le belle fioriture gialle della pianta in questione caratterizzano in particolar modo le sponde del Lago Pilato dove sembrano letteralmente scaturire dalle nude pietraie colorandole (solitamente in luglio).

4)  Viola di Eugenia (Viola eugeniae); endemica dell’Italia penisulare dalla Romagna sino al Molise e alla Campania. E’ assai frequente lungo l’intero percorso compresa la fascia sommitale.

5) Campanula graminifolia (Edraianthus graminifolius); endemismo dell’Appennino Centro Meridionale tipico dei pascoli sassosi aridi d’alta montagna osservabile tra la partenza e la Croce di Zilioli.

6)  Vedovella appenninica (Globularia meridionalis); endemismo dell’Italia penisulare, dalle Marche alla Calabria, presente nei prati aridi subito a monte della Forca di Presta.

7)  Violaciocca appenninica (Erysimum pseudorhaeticum); endemica dell’Appennino Centro Settentrionale colora, con le sue infiorescenze gialle, i prati aridi presso la Forca di Presta.

Altre specie di montagna non endemiche ma comunque rare o caratteristiche:

1)  Androsace appenninica (Androsace villosa); sebbene diffusa in diverse regioni resta ugualmente una pianta molto rara. Caratteristico è il suo aspetto a cuscinetto e la presenza, nei mesi di giugno – luglio, di moltissimi fiorellini con fauci di diverso colore anche sulla stessa pianta. Diversi pulvini sono osservabili in coincidenza e negli immediati dintorni della Sella delle Ciaule.

2) Genziana appenninica (Gentiana dinarica), dagli splendidi fiori di colore blu intenso. Una bella stazione è presente presso la cima del Vettoretto.

3)   Sassifraga granulosa (Saxifraga granulata) nei prati compresi tra la partenza e la Croce di Zilioli.

4)   Sassifraga bulbifera (Saxifraga bulbifera) nei prati compresi tra la partenza e la Croce di Zilioli.

5)   Genziana maggiore (Gentiana lutea) presente, con parecchi esemplari, nei prati subito a valle della Croce di Zilioli.

6) Dripide (Drypis spinosa) agli inconfondibili cespugli rotondeggianti costellati di fiori bianchi; è presente ad inizio percorso subito a monte della Forca di Presta.

7)  Valeriana tuberosa (Valeriana tuberosa), in grandissima quantità nei prati compresi tra la partenza e Croce di Zilioli.

8) Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum), dalle caratteristiche rosette coperte da sottilissimi fili che ricordano quelli di una ragnatela. Presente nei prati aridi tra Forca di Presta e Croce di Zilioli.

9) Genzianella (Gentiana verna) nei prati aridi tra Forca di Presta e Croce di Zilioli.

10) Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina) nei prati aridi tra Forca di Presta e Croce di Zilioli; l’abbiamo osservata anche nei prati in discesa dalla Sella delle Ciaule verso il Lago Pilato.

Altre specie osservate:

1)   Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata).

2)    Carice minore (Carex humilis).

3)    Narciso selvatico (Narcissus poeticus).

4)   Vulneraria montana (Anthyllis montana).

5)   Scilla bifoglia (Scilla bifolia).

6)   Draba gialla (Draba aizoides).

7) Silene a cuscinetto (Silene acaulis) particolarmente abbondante nel tratto sommitale compreso tra la Sella delle Ciaule e la sommità del Vettore.

8)   Anemone alpino (Pulsatilla alpina).

9)   Senecio mezzano (Senecio doronicum).

10)   Carlina segnatempo (Carlina acaulis).

11)   Bugola (Ajuga reptans).

Orchidee presso Forca di Presta:

Meritano un cenno, anche se non attraversati dal sentiero descritto, i prati aridi immediatamente a valle della Forca di Presta, lungo la provinciale che sale da Arquata del Tronto. A meno di un km dal passo abbondano, tra la vegetazione rada, le orchidee. Una sosta è senz’altro raccomandabile a tutti gli amanti della flora. Fra le varie specie ricordiamo:

1)  Orchidea screziata (Neotinea tridentata).

2)   Orchidea bruciacchiata (Neotinea ustulata). Sebbene diffusa in gran parte delle regioni italiane, resta per ampi tratti un’orchidea assai rara e di grande effetto dal punto di vista estetico.

3) Neotinea tridentata x ustulata (Neotinea x dietrichiana). E’ l’ibrido derivante dalle due precedenti orchidee le quali sono strettamente imparentate. Negli stessi prati convivono tutte e tre le forme. L’ibrido si presenta in varie forme oscillanti verso l’una o l’altra specie.

4)   Orchidea delle zanzare (Gymnadenia conopsea).

5)   Orchidea gialla (Orchis pauciflora).

6)   Giglio caprino (Anacamptis morio).

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