Punta Rolle - Costazza

PUNTA ROLLE (m 2267)

COSTAZZA (m 2290)

Poche zone nell’ambito delle Dolomiti trentine presentano lo splendore e il valore naturalistico dell’area circostante il Passo Rolle. E’ una zona di forti contrasti: presso il valico e nel tratto che sale alla Baita Segantini e sulla Costazza è purtroppo evidente l’impatto umano in termini di sbancamenti, rifugi, e impianti per lo sci. E’ tuttavia sufficiente spostarsi sul sentiero delle malghe o meglio ancora in Val Venegia per osservare qualcosa di indimenticabile. La Val Venegia è una valle bellissima miracolosamente scampata ai progetti turistici che troppo spesso rovinano le nostre montagne stravolgendone l’ambiente naturale. Lo scotto che si paga in questi luoghi, dove l’ambiente è ancora quello arcaico che gli amanti della montagna ricercano, è purtroppo dato dall’incontrollato turismo estivo. E così capita spesso, nel mese di agosto, di trovare l’ampia mulattiera che risale la valle percorsa da centinaia di turisti che trovano, in questo luogo, una comoda meta raggiungibile senza problemi. Basta tuttavia scegliere altri periodi per provare sensazioni ormai rare nell’ambito delle Dolomiti. Consigliamo ad esempio il mese di giugno quando, ad inizio stagione, si è ancora soli o quasi potendo osservare la natura che rinasce in vista della breve estate alpina. L’itinerario descritto è ad anello con due interessanti digressioni alla Punta Rolle e alla cima della Costazza in grado di offrire un grandioso panorama sulle prospicienti vette del Cimon della Pala e del Mulaz per citarne solo un paio. L’escursione è di grandissimo interesse anche dal punto di vista botanico. Poche sono le escursioni che permettono altrettanta varietà e ricchezza di specie parecchie delle quali endemiche dell’area dolomitica o comunque molto rare. Inutile la raccomandazione di limitarsi a fotografare le fioriture senza strappare alcuna pianta nella speranza che una natura così ricca possa conservarsi anche nel futuro.

L’escursione in breve:

Tornante presso Passo Rolle (m 1956) – innesto sentiero delle malghe (m 1993) – Busa di San Giovanni – ponte sul Torrente Travignolo (m 1747) – Val Venegia – Malga Venegiota (m 1824) – Campigol della Vezzana - Baita Segantini (m 2170) – Punta Rolle (m 2267) – Baita Segantini (m 2170) – Costazza (m 2290) – Rifugio Capanna Cervino (m 2082) – tornante presso Passo Rolle (m 1956)

Dati tecnici:

Partenza dal tornante sotto Passo Rolle (m 1956): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tranne nelle digressioni alla Punta Rolle e alla Costazza. Dislivello assoluto: m 543. Acqua sul percorso: nel torrente Travignolo risalendo la Val Venegia; sono inoltre presenti diversi punti d’appoggio nella Malga Juribello, Malga Venegiota e nella Baita Segantini. In ogni caso è bene informarsi sulla data estiva d’apertura che di solito avviene intorno al 20 giugno.

Accesso alla partenza:

L’escursione ha inizio, per chi sale da Paneveggio, subito oltre Passo Rolle (m 1986).Superato il valico la strada esegue un marcato tornante in coincidenza del quale si separa sulla sinistra la carrareccia che segna l’inizio dell’escursione (m 1956). All’interno del tornante è presente un ampio parcheggio nel quale lasciare l’auto. Chi sale da San Martino di Castrozza troverà il parcheggio a sinistra e l’inizio della carrareccia a destra circa 100 metri prima del passo. La zona, nel mese di agosto, è molto frequentata è quindi consigliabile cominciare l’escursione abbastanza presto oppure scegliere per la percorrenza il periodo di inizio o fine estate.

Descrizione del percorso:

Il primo tratto si sviluppa, come anticipato, su ampia carrareccia a fondo naturale chiusa al traffico con la possibilità di tagliarne il primo tornante risalendo senza via obbligata il pendio prativo posto alla nostra destra. In pochi minuti raggiungiamo il quadrivio in coincidenza di un’ampia sella (m 1993). A destra si sale su strada bianca o su sentiero verso la Baita Segantini mentre verso sinistra una mulattiera quasi in piano conduce alla Malga Costoncella. Nel nostro caso diamo inizio al nostro itinerario ad anello ignorando entrambe le due deviazioni descritte; procediamo davanti a noi affrontando una frazione che con deboli ondulazioni si sviluppa nei prati a sinistra del Castellaz.

E’ un tracciato turistico che, con pochissima fatica, permette di godere un magnifico paesaggio. E’ ormai alle nostre spalle la confusione del Passo Rolle e degli impianti di sci. Il percorso cala brevemente superando un ruscello quindi si articola pressoché in piano tra prati lussureggianti che si arricchiscono, a partire dal mese di giugno, di magnifiche fioriture. Davanti a noi si stagliano le pendici di Cima Bocche e Cima Juribrutto. Procediamo in ambiente vasto e luminoso grazie all’assenza di alberatura per via della quota prossima ai 2000 metri. Gli ultimi lembi di abetaia sono alla nostra sinistra e non ostacolano in alcun modo il paesaggio. Sulla destra siamo invece sovrastati dalle curiose stratificazioni rocciose del Castellaz e dai fianchi erbosi della Costazza mentre alle spalle di quest’ultima si stagliano le grandiose cime delle Pale di San Martino. Poco oltre troviamo il bivio (m 1965), a sinistra, per la già visibile Malga Juribello (m 1868), gestita nella bella stagione e raggiungibile,per chi lo desidera, con una breve digressione. Procede il nostro cammino nei bellissimi prati d’altitudine. Da notare, a sinistra della mulattiera, un caratteristico roccione sovrastato da due alberi posto proprio nel mezzo della distesa erbosa. Faremo riferimento a questa roccia nella sezione dedicata alla flora in quanto ospita alcune specie rare ed endemiche. La mulattiera comincia a volgere verso oriente ed infine si abbandona la zona pascoliva penetrando nel bosco di conifere. Subito oltre siamo ad un bivio ben indicato dai cartelli segnaletici. Trascuriamo il sentiero che conduce alla Malga Venegiota calando a sinistra con Malga Venegia indicata a mezz’ora. La mulattiera diviene un sentierino nel bosco che perde velocemente quota sino a guadagnare il fondo della Val Venegia. Siamo al punto più basso dell’intera escursione: un ponticello in legno permette di scavalcare agevolmente il Torrente Travignolo (m 1747) quindi confluiamo nell’ampia strada bianca chiusa al traffico che risale, volgendo verso destra, la valle (ore 1,15 dalla partenza)

Il percorso ascende molto lentamente, in debole pendenza, mantenendosi alla sinistra del Torrente Travignolo. Il bosco appare rado, intervallato da prati verdissimi in un ambiente di rara suggestione. Nel proseguo è l’immensa parete del Mulaz a dominare la valle creando un bel contrasto tra le rocce dolomitiche di colore chiaro e il verde del fondo valle mentre a destra torniamo a scorgere il caratteristico profilo del Castellaz. La strada bianca, sempre in debole pendenza, offre la vista del Cimon della Pala. In breve siamo alla Malga Venegiota (m 1824), eccellente punto d’appoggio aperto e gestito nella stagione estiva e posto in un contesto dolomitico di straordinaria bellezza. Dopo un’eventuale sosta proseguiamo mantenendo l’ampia strada bianca che attraversa gli ultimi brevi tratti alberati. Nel proseguo, nonostante la salita lenta e progressiva, la quota comincia a farsi sentire: gli alberi divengono pochi ed isolati. Siamo nel regno dei pascoli d’altitudine con alcuni ghiaioni di sfasciumi e detriti (Campigol della Vezzana) ad interrompere la continuità dei prati. Il Torrente Travignolo è ormai ridotto ad un modesto torrente d’acqua limpidissima e siamo in pratica presso le sue sorgenti in coincidenza di un verdeggiante pianoro dominato dal Cimon della Pala. Superato questo breve tratto piano affrontiamo la salita a tornanti che permette di risalire la testata della Val Venegia. Alle spalle possiamo osservare l’imponente struttura del Mulaz posizionata sulla destra orografica della valle. E’ possibile abbreviare il percorso sfruttando alcune brevi frazioni di sentiero non segnato che tagliano in modo evidente diversi tornanti permettendo una salita più ripida ma più diretta. In ogni caso guadagniamo quota portandoci lungo le pendici prative della soprastante Costazza. In ultimo la pendenza decresce sino a raggiungere l’ampia sella prativa del Passo della Costazza (m 2170) ove è posta la Baita Segantini e un modesto specchio d’acqua (ore 3,15 dalla partenza).

Si tratta, come nel caso della Malga Venegiota, di un ottimo rifugio gestito nel periodo estivo che invita ad una raccomandatissima sosta. Il panorama che si gode dalla costruzione è uno dei più famosi e celebrati delle Dolomiti. Nello specifico la Baita Segantini costituisce un binomio inscindibile con il Cimone dalla Pala; l’aspetto di questa montagna straordinaria è quello di un dito di roccia, affusolato e slanciato, che sembra allungarsi all’infinito sino a raggiungere il cielo. Più a nord, come anticipato in precedenza, troneggia il Mulaz; certo quest’ultimo non presenta le forme spettacolari del Cimon della Pala, tuttavia il suo profilo, massiccio ed imponente, desta ugualmente ammirazione per via dell’impressionante parete occidentale che ricade direttamente sulla sottostante Val Venegia. Con partenza dalla Baita Segantini andiamo ora ad affrontare la salita alla Punta Rolle. Abbandoniamo il proseguo della carrareccia che scenderebbe verso Passo Rolle volgendo con decisione a sinistra. Il tracciato non è segnato ma non è certo problematico l’orientamento trattandosi di un’ampia stradina bianca che muove in modo evidente verso sud. Il paesaggio è ancora una volta dominato, alla nostra sinistra, dall’elegantissima piramide di dolomia del Cimon della Pala e dalla vicina Cima di Vezzana. In moderata salita raggiungiamo un bel tornante dal quale ci affacciamo in direzione del Castellaz. Subito oltre abbandoniamo la mulattiera che condurrebbe in pochi minuti agli antiestetici ripetitori posizionati sulla vetta della Punta Rolle. Curiosamente, subito a sinistra della Punta Rolle è posta una cima più alta senza toponimo ma alla quale si sarebbe adattato meglio un nome “ufficiale”. Muoviamo in questa direzione volgendo sull’esile sentierino che si separa alla nostra sinistra. In veloce salita tra rocce di colore rosso mattone guadagniamo il filo del crinale dove ci affacciamo per la prima volta in direzione di San Martino di Castrozza e dell’elegante Cima Rosetta. Seguiamo in lieve esposizione il bel sentierino di cresta che conduce in breve sino al culmine (m 2267 – ore 0,15 dalla Baita Segantini – ore 3,30 complessive).

Dal punto più alto osserviamo, appena sotto di noi, i ripetitori di Punta Rolle oltre alle principali cime del Lagorai. Invece di rientrare a ritroso proseguiamo percorrendo il crinale che si sviluppa in direzione del Cimon della Pala. E’ una soluzione non segnata ma sempre intuitiva che permette spettacolari visioni sulle vette delle Pale di San Martino mentre in lontananza, al di là del profilo erboso della Costazza, arriviamo a scorgere la parete meridionale della Marmolada. Tra i prati camminiamo in direzione di una modesto risalto quotato nelle mappe 2211 metri. Sulla destra precipitano poderosi strapiombi in direzione di San Martino di Castrozza. Manteniamo, per quanto possibile, il filo di cresta aggirandolo a sinistra nell’ultimo tratto dove diviene roccioso ed impraticabile. In ultimo siamo alla sella sotto la verticale del Cimon della Pala. E’ ora possibile rientrare alla Baita Segantini traversando in sua direzione tra prati e tracce di tratturo senza affrontare alcun tipo di difficoltà e dominando dall’alto la strada percorsa in precedenza che rimonta la Val Venegia. In breve siamo di nuovo alla Baita Segantini (ore 0,25 dalla Punta Rolle – ore 3,55 complessive).

Gli instancabili potranno a questo punto aggiungere la salita ad un’ultima elevazione erbosa: la Costazza, posta immediatamente a nord dell’omonima sella e della Baita Segantini. Ancora una volta l’accesso è privo di segnaletica. Si sale diagonalmente tra pendii erbosi in parte molto ripidi individuando con un po’ d’intuito un’esile traccia che taglia il fianco orientale della montagna. Il solco è scavato fra l’erba con qualche tratto franato e con fondo fangoso in ogni caso aggirabile con le cautele del caso. La salita si affaccia sulla Val Venegia con magnifica visione del Mulaz mentre alle spalle osserviamo Punta Rolle salita in precedenza e posizionata subito al di là della Baita Segantini. La nostra diagonale conduce alla cresta sommitale che risaliamo verso sinistra con minori pendenze. Il percorso si articola sempre tra prateria d’altitudine e soprattutto con grandioso panorama aperto in tutte le direzioni guadagnando in ultimo il punto più alto (m 2290 – ometto di pietre sulla sommità - ore 0,20 dalla Baita Segantini – ore 4,15 complessive). Il panorama di vetta, oltre alle già citate Pale di San Martino con il Mulaz e il Cimone della Pala, offre nuovi orizzonti. Sfilano le cime della catena dei Lagorai mentre verso occidente si intravede, nel fondovalle, il lago artificiale di Paneveggio. La prospiciente vetta del Castellaz copre solo in parte la Cima Bocche mentre più a destra notiamo la Cima Juribrutto. Consigliamo di scendere dalla vetta della Costazza calando lungo l’ampia cresta occidentale seguendo il tracciato del facile sentierino non segnato. Intercettiamo il tracciato di uno skilift seguendone grosso modo i cavi sino alla stazione a valle in prossimità del Rifugio Capanna Cervino (m 2082). Dal rifugio perdiamo ulteriormente quota seguendo l’ampia strada bianca chiusa al traffico che scende dalla Baita Segantini sino a raggiungere la sella (m 1993) dove si chiude il nostro grande anello. L’ultima frazione è comune all’andata: caliamo verso sinistra sino a raggiungere il parcheggio presso il tornante a breve distanza dal Passo Rolle (ore 5 complessive).

Possibili varianti: trattandosi di un itinerario ad anello è percorribile anche in senso inverso. Si può inoltre modificare il punto di partenza del percorso è infatti possibile portarsi in auto quasi alla Malga Venegia, nell’omonima valle, e da lì eseguire l’itinerario circolare in una delle due direzioni. Se si desidera un percorso un po’ più breve e privo di tratti non segnalati si può omettere la salita alla Punta Rolle, alla Costazza o ad entrambe con il percorso che resta comunque ad anello per un totale di 4 ore complessive di cammino. Omettendo la salita alla Costazza si cala dalla Baita Segantini direttamente verso la sella quotata 1993 metri seguendo la strada bianca chiusa al traffico. In alternativa si segue il sentiero più diretto che ne taglia i tornanti osservando ulteriori scorci verso il Lagorai, la vicina Cavallazza e il Cimon della Pala (segnaletica sempre presente).

Cenni sulla flora:

L’escursione appena descritta si sviluppa in una zona straordinaria per l’abbondanza e il rigoglio della vegetazione. Ricchissimo appare in contingente di specie endemiche o molto rare con particolare riferimento alla Val Venegia e ai suoi dintorni, un vero tempio botanico nel quale ammirare piante pregevoli e soprattutto meritevoli di protezione. Elenchiamo di seguito oltre 50 specie diverse osservate senza troppe difficoltà nella seconda parte del mese di giugno. Fanno eccezione poche specie che fioriscono più tardi e che abbiamo comunque incluso nella lista come ad esempio Gentianella carinthiaca (agosto – settembre).

Endemismi:

1) Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus) dai bellissimi fiori rosa. Endemica delle Alpi Orientali è una pianta presente in grande quantità nel settore compreso tra le Sorgenti del Travignolo e la Baita Segantini. E’ inoltre osservabile nel roccione isolato nel prato presso il bivio per Malga Juribello.

2)  Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Pianta endemica delle Alpi centro orientali molto simile al più diffuso Rododendro ferrugineo dal quale si distingue per l’evidente pelosità delle foglie. Cresce unicamente su substrato calcareo e non è pertanto un caso se risulta particolarmente diffuso sulle Dolomiti.

3) Androsace di Hausmann (Androsace hausmannii). L’osservazione di questo endemismo davvero raro delle Alpi Orientali richiede una brevissima deviazione. In discesa dalla Punta Rolle si raggiunge la selletta che la divide dal Cimon della Pala. Spostandosi sulle pendici del Cimone si cammina tra i grandi roccioni precipitati dalla parete soprastante. Negli spacchi delle rocce troviamo diversi esemplari di Androsace hausmannii fioriti, in condizioni normali, all’inizio del mese di luglio. Si tratta di una delle piante più belle, rare e pregevoli delle intere Dolomiti nonostante le piccolissime dimensioni dei fiori.

4) Valeriana gialla (Valeriana elongata). Endemica di rocce e ghiaioni in posizioni ombreggiate delle Alpi Orientali condivide l’habitat con Androsace hausmannii. Per osservarla rimandiamo alle indicazioni di quest’ultima specie.

5) Bonarota comune (Paederota bonarota). Specie rupicola per eccellenza, ama le pareti calcaree dolomitiche verticali. E’ un endemismo del nordest italiano e lungo questo percorso è comodamente osservabile sui grandi massi rotolati presenti presso le Sorgenti del Travignolo nonché sulle rocce verticali presso la cima del Castellaz. E’ inoltre osservabile nel roccione isolato nel prato presso il bivio per Malga Juribello.

6) Eritrichio nano (Eritrichium nanum). Pianta endemica tipica delle Dolomiti dai piccoli, graziosi fiorellini azzurri che ricordano quelli del comune Nontiscordardime. Colonizza gli sfasciumi e le crepe nella dolomia ed è presente lungo il percorso sulle rocce presso le Sorgenti del Travignolo, ad una quota insolitamente bassa per una pianta che normalmente non scende al di sotto dei 2500 metri.

7) Sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa); endemica delle Alpi sud orientali è presente sulle rocce dolomitiche presso le Sorgenti del Travignolo.

8) Primula tirolese (Primula tyrolensis). Pianta endemica piuttosto rara con areale ristretto alle montagne trentine, bellunesi, vicentine e friulane. Predilige le fessure delle rupi su calcare o dolomia. Piuttosto precoce nella fioritura (maggio e giugno), è presente nel roccione isolato nel prato presso il bivio per Malga Juribello

9) Pedicolare a racemo allungato (Pedicularis elongata); endemica delle Alpi orientali dalla Lombardia al Friuli, è presente in Val Venegia.

10) Valeriana strisciante (Valeriana supina): endemica dell’arco alpino, predilige i ghiaioni rocciosi su substrato calcareo. Lungo il nostro percorso è presente in alta Val Venegia tra il Campigol della Vezzana e la Baita Segatini.

11) Primula nana (Primula minima); endemica delle Alpi Orientali è presente in discreta quantità nei prati attorno alla Malga Segantini e sulle pendici prative della Punta Rolle.

Altre specie:

Riportiamo di seguito una lunga lista di altre piante non endemiche per le quali ci limitiamo a commentare unicamente le più rare o meritevoli d’attenzione.

1)     Clematide alpina (Clematis alpina)

2)     Giglio martagone (Lilium martagon)

3)     Nigritella rossa (Nigritella miniata)

4)      Primula orecchia d’orso (Primula auricula) presente nelle rupi tra Punta Rolle e la base del Cimon della Pala.

5)     Pinguicola alpina (Piguicola alpina), una delle poche piante carnivore presenti in Italia; riesce a sopperire alla mancanza di sali minerali del terreno torboso catturando piccoli insetti che vengono imprigionati grazie ad una serie di goccioline vischiose presenti sui bordi delle foglie.

6)      Bugola (Ajuga reptans)

7)      Vulneraria (Anthyllis vulneraria)

8)     Poligono viviparo (Polygonum viviparum)

9)     Orchidea delle zanzare (Gymnadenia conopsea)

10)  Valeriana trifogliata (Valeriana tripteris)

11)   Anemone del Monte Baldo (Anemone baldensis); il nome della pianta farebbe pensare ad un endemismo, in realtà è diffusa sulle montagne di buona parte dell’Europa centrale e meridionale. Nonostante questo resta un’entità piuttosto rara; lungo il nostro percorso è presente in alta Val Venegia tra il Campigol della Vezzana e la Baita Segatini.

12)  Soldanella alpina (Soldanella alpina)

13)   Sassifraga incrostata (Saxifraga crustata)

14)  Minuartia sedoide (Minuartia sedoides), nelle rocce rotolate alla base del Cimon della Pala, a breve distanza dalla Malga Segantini.

15)  Papavero alpino retico (Papaver alpinum L. subsp.rhaeticum) tra gli sfasciumi nel Campigol della Vezzana.

16)   Camedrio (Dryas octopetala)

17)  Genzianella  (Genziana verna)

18)  Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

19)  Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

20)  Cariofillata montana (Geum montanum)

21)  Cariofillata dei rivi (Geum rivale), osservabile attorno al roccione isolato nel prato presso il bivio per Malga Juribello.

22)   Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

23)   Platantera comune (Platanthera bifolia)

24)  Viola gialla (Viola biflora)

25)  Petrocallide dei Pirenei (Petrocallis pyrenaica) osservata con una breve deviazione dal sentiero nelle stesse rocce in cui abbiamo rilevato Androsace hausmanni (vedi sopra nella sezione relativa agli endemismi)

26)  Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

27)  Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

28)  Botton d’oro (Trollius europaeus)

29)  Arabetta alpina (Arabis alpina)

30)  Pedicolare a foglie verticillate (Pedicularis verticillata)

31)  Lomatogonio della Carinzia (Gentianella carinthiaca), la cui presenza in Italia è limitata a pochissime stazioni nelle Alpi Carniche e in area dolomitica. La sua fioritura è osservabile a fine estate sulle pendici prative della Costazza.

32)  Orchidea a foglie larghe (Dactylorhiza majalis). Robusta ed appariscente orchidea tipica delle zone umide e dei bordi dei ruscelli, nel complesso infrequente. Al tempo della fioritura è impossibile non notarne la fioritura salendo verso Malga Venegiota.

33)  Primula farinosa (Primula farinosa); come la precedente ama i prati umidi e torbosi, non è quindi un caso se condividono, lungo questa escursione, il medesimo habitat.

34)  Primula di Haller (Primula halleri), da non confondersi con Primula farinosa il cui fiore è molto simile. E’ presente nei prati del versante orientale e settentrionale della Costazza.

35)  Potentilla lucida (Potentilla nitida) osservabile sul roccione isolato presso il bivi oper Malga Juribello.

36)  Salice reticolato (Salix reticulata) sulle pendici della Costazza.

37)  Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

38)  Ranuncolo alpestre (Ranunculus alpestris) osservabile ad esempio sulle pendici della Punta Rolle.

39)  Azalea alpina (Loiseleuria procumbens); caratterizzata da intricati e compatti pulvini trapuntati da numerosi, piccoli fiori rosa. Abbondante nei prati del versante orientale e settentrionale della Costazza.

40)  Soldanella del calcare (Soldanella minima); i suoi minuscoli fiorellini campanulati sono presenti sulle erbose pendici settentrionali della Costazza. Non è rara ma talvolta non viene notata per le sue dimensioni davvero piccole.

41)  Bugola piramidale (Ajuga pyramidalis)

42)  Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum)

43)  Acetosella (Oxalis acetosella)

44)  Croco (Crocus vernus)

45)  Iberidella alpina (Hornungia alpina)

46)  Bartsia alpina (Bartsia alpina)

47)  Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

48)  Silene dioica (Silene dioica)

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